The Substance, la scioccante pellicola body horror con Demi Moore
The Substance, il film diretto da Coraline Fargeat, sta creando molto scalpore. Si parla di persone che escono dalla sala o che addirittura hanno dei malori. Esagerazione o effetti del body horror?
The Substance è il film thriller psicologico e dai forti tratti body horror, uscito da poco nella sale e diretto da Coralie Fargeat, nota per il suo film di debutto Revenge. La storia segue temi di trasformazione, potere e autodistruzione, con una magistrale Demi Moore che nel ruolo della protagonista, ci porta in un ambiente apparentemente ossessionato dal controllo e dalla manipolazione attraverso una misteriosa sostanza.
The Substance è stato accolto dal pubblico con reazioni che variano dall’entusiasmo all’incredulità. Molti spettatori apprezzano le interpretazioni potenti, in particolare quella della Moore, nei panni del personaggio carismatico e intenso di Elizabeth Sparkle: un’ex star alle prese con le pressioni estetiche e l’invecchiamento in una società ossessionata dalla bellezza.
L’estetica traumatizzante del body horror
Il film, però, ha anche un elemento scioccante che ha spinto alcune persone ad abbandonare la sala per la forte componente di body horror. Questa caratteristica viscerale, combinata con effetti speciali impressionanti, è stata lodata da chi ama il genere, mentre altri l’hanno trovata disturbante e grafica oltre misura.
Il body horror nello specifico è un sottogenere del cinema horror incentrato sulla trasformazione e la violazione del corpo umano in modi estremamente disturbanti, spingendo spesso i limiti del disgusto e dell’inquietudine. Questi film utilizzano trasformazioni fisiche grottesche, mutilazioni o mutazioni per evocare paura e repulsione, esplorando temi di perdita di controllo sul proprio corpo e di degrado dell’identità personale.
Tra gli esempi più celebri troviamo film come La mosca di David Cronenberg, che è considerato uno dei maestri del genere, e The Thing di John Carpenter, dove creature mutanti e corpi in decomposizione vengono rappresentati con effetti speciali pratici estremamente realistici. Il body horror è spesso collegato a temi psicologici, come la paura della malattia o dell’invecchiamento, e ha una forte connotazione simbolica, riflettendo ansie sociali e personali in forma visiva.
Il culto della bellezza in The Substance che rasenta l’ossessione
In The Substance l’estetica body horror viene utilizzata per rappresentare la pressione d’essere sempre belli e perfetti, accompagnata dall’ossessione per la giovinezza: il personaggio di Demi Moore subisce trasformazioni fisiche angoscianti per aderire a standard estetici disumani, un tema che lo avvicina al concetto di body horror ma con una critica sociale di fondo.
La visione si è dimostrata polarizzante, ma The Substance rimane apprezzato per la sua audacia visiva e narrativa, esplorando temi di identità e standard di bellezza in una chiave oscura e provocatoria che continua a suscitare dibattiti tra spettatori e critici.
Sembra che Fargeat voglia analizzare come una sostanza o un’ossessione possa alterare le relazioni e la percezione di sé.
Una pellicola estremamente grafica
La particolarità di The Substance viene fuori per il tono visivo cupo e stilizzato che intensifica il senso di disagio e ambiguità psicologica della trama. Coralie Fargeat, apprezzata per il suo approccio visivo provocatorio in Revenge, sfrutta un’estetica che mescola lusso e decadenza, creando un’atmosfera sospesa tra fascino e terrore.
Il contrasto è protagonista. Il film usa colori freddi e ombre nette per evocare un ambiente clinico, quasi sterile, che però lascia intravedere elementi di lusso e opulenza. Questo contrasto sottolinea la natura ambigua del mondo che circonda i personaggi, tra attrazione e pericolo. I dettagli sono stilizzati per enfatizzare il disagio visivo e comunicare una tensione latente.
I set e i costumi, probabilmente curati nei minimi dettagli, riflettono i temi di controllo e manipolazione. Gli interni, minimalisti e opprimenti, suggeriscono un ambiente dove i personaggi sono intrappolati fisicamente e psicologicamente. Questo si intreccia con il tema del potere: uno spazio che all’apparenza dà sicurezza ma, in realtà, è soffocante. Ogni dettaglio ha dietro un significato ben preciso e simbolico.
Inoltre nel film possiamo notare molte distorsioni visive: la Fargeat fa un ampio uso di tecniche di distorsione per rappresentare la discesa psicologica dei personaggi. Distorsioni visive, come angoli di ripresa estremi e transizioni oniriche, rendono difficile capire cosa è reale e cosa è alterato dalla sostanza, coinvolgendo visivamente lo spettatore in una spirale psicotica.
Temi psicologici e simbolici in The Substance
Uno dei temi centrali del film è la metamorfosi, sia fisica che psicologica. La sostanza misteriosa potrebbe essere una metafora per le ossessioni che portano all’autodistruzione, mostrandoci simbolicamente come il desiderio di trasformazione e miglioramento possa sfociare in perdita di identità.
Il film riflette come il controllo e il potere possano contaminare le relazioni. I personaggi principali sembrano coinvolti in dinamiche di manipolazione che si manifestano attraverso l’uso della sostanza. Questo tema è potenziato da Demi Moore, il cui personaggio probabilmente incarna una figura autoritaria o manipolatrice, giocando con il confine tra dominio e dipendenza. Allo stesso tempo la sostanza porta i personaggi a esplorare i propri limiti e desideri, creando una tensione tra ciò che è reale e ciò che è immaginato. Questo tema si intreccia con una riflessione sulla fragilità della psiche umana, dove la percezione della realtà può essere pericolosamente distorta.

Alcune citazioni visive in The Substance sono prese da Kubrick
In alcuni frangenti in The Substance sembrano avere forti parallelismi con le inquadrature di Stanley Kubrick, uno dei maestri del cinema nella costruzione di atmosfere inquietanti e ambigue attraverso l’uso del linguaggio visivo. Coralie Fargeat, come Kubrick, sfrutta prospettive e simmetrie che intensificano il disagio psicologico, rendendo lo spazio circostante quasi un personaggio a sé, come alcune inquadrature simmetriche che danno un senso di artificialità quasi inquietante ed opprimente, come ad esempio nel film Shining.

Inoltre la Fargeat potrebbe aver adottato la tecnica dei movimenti di camera lenti ed ipnotici, con carrellate e panoramiche lente che accompagnano lo spettatore nei meandri della psiche disturbata dei protagonisti. Questo tipo di movimenti permette di immergere il pubblico nella percezione alterata dei personaggi. Per non parlare delle scenografie che trasmettono freddezza e alienazione, creando ambienti visivamente perfetti, ma privi di calore umano.
Questo stile visivo, ispirato a Kubrick, diventa fondamentale per raccontare la storia di controllo mentale e perdita di sé.


