35 anni fa cadeva il muro di Berlino che divideva il mondo

Il muro di Berlino

9 novembre 1989: l’abbattimento del muro segnò la fine della divisione del mondo in due blocchi, tra paesi Nato e Unione Sovietica, nonché la fine di un’epoca.


È il 1949, la Seconda Guerra Mondiale è terminata da cinque anni ma rappresenta ancora una ferita sanguinante; soprattutto per la Germania, che ha perso la sua sovranità, ed è reduce dal Processo di Norimberga. L’Europa e il mondo si accingono a dividersi in due enormi e contrapposti blocchi che per cinquant’anni decideranno le sorti di quasi tutti i popoli della Terra. È l’inizio della Guerra Fredda e della Cortina di Ferro. 

Alla Germania, e a Berlino, toccò la sorte di raffigurare un mondo spaccato a metà; la storica capitale del Terzo Reich divenne in brevissimo tempo la più triste ed eloquente rappresentazione della Guerra Fredda. Nacquero due Stati, due diverse Germanie, accomunate dalla stessa lingua e dalla stessa cultura ma divise da meri equilibri di potere. La Repubblica Federale Tedesca venne affidata al controllo delle tre potenze del blocco occidentale (USA, Francia e UK), mentre la Repubblica Democratica Tedesca (DDR) -la Germania Est per intenderci- venne governata per mezzo secolo da un regime socialista, a partito unico, sotto lo strettissimo e vigile controllo dell’Unione Sovietica.

La città di Berlino, trovandosi all’interno della Germania Est, venne a sua volta divisa in quattro settori: la Francia ne controllava la parte nord-occidentale, l’Inghilterra quella occidentale, mentre agli USA toccava quella sud-occidentale. Berlino Est rimase interamente sotto la supervisione dell’Unione Sovietica. La costruzione del Muro (Berliner Mauer) iniziò nella notte tra il 12 e il 13 agosto del 1961, e sancì l’inizio del periodo più buio della capitale tedesca. 

Il Muro di Berlino rimase in piedi per ventotto lunghissimi anni. Tra il 1961 e il 1989, nel tentativo di andare da Est verso Ovest, si contarono oltre 5000 persone che riuscirono a scavalcare il Muro, moltissime furono invece arrestate e imprigionate, mentre oltre 150 persero la vita nel tentativo di farlo.

9 novembre 1989 – La caduta

La seconda metà degli anni ’80 segnò l’inizio della fine dell’Unione Sovietica. Le politiche riformatrici dell’allora Segretario del Partito Comunista Sovietico Michail Gorbacev -meglio note sotto il nome di perestroika– portarono al rapido declino e sgretolamento dell’URSS e di tutti i regimi comunisti, compreso quello che governava ininterrotto dal 1949 la DDR. 

A seguito di settimane di proteste, esattamente 35 anni fa, il 9 novembre del 1989, il Muro venne prima preso d’assalto pacificamente dai giovani berlinesi dell’Est, poi, nel tardo pomeriggio migliaia di cittadini, da Est e da Ovest, armati di strumenti rudimentali e tanta, tantissima speranza, iniziarono ad abbattere il simbolo di tanta divisione, oppressione e sofferenza. Il Muro, nel giro di poche settimane si trasformò in un grande cumulo di macerie. La Cortina di Ferro era definitivamente collassata e l’URSS si apprestava a crollare su stessa come un gigantesco castello di carta.

Crollo definitivo che arrivò nei due anni successivi; infatti tra il 1990 e il 1991 praticamente tutte le ormai ex Repubbliche Socialiste Sovietiche si dichiararono indipendenti portando al conseguente totale sgretolamento dell’Impero Sovietico.

‘’The Wall’’ – Il Muro nella musica e la cultura di massa

La caduta del Muro di Berlino resta un avvenimento spartiacque nella storia contemporanea del mondo, non solo per motivi geopolitici, e per averci lasciati in eredità un nuovo ordine mondiale e nuove mappe geografiche; l’abbattimento del Muro è un evento che ha avuto un impatto culturale fortissimo sulla cultura di massa europea. 

Ne è un esempio il fatto che, solamente pochi mesi dopo il crollo della barriera che per ventotto anni aveva diviso Berlino, l’ex leader della storica rock band Pink Floyd, Roger Waters, decise di organizzare un gigantesco concerto, destinato ad entrare nelle pagine della storia della musica e non solo, che si tenne il 21 luglio 1990. L’enorme e spettacolare palco venne collocato in un’area simbolo della divisione della città, tra Potsdamer Platz e la Porta di Brandeburgo. In un’intervista alla rivista GQ, Waters disse: “Se questo concerto vuole celebrare qualcosa, è che il crollo del muro di Berlino può essere interpretato come una liberazione dell’animo umano”.

Quella notte, sulle magiche note dell’indimenticabile album The Wall si esibirono artisti di fama internazionale tra cui Cindy Lauper, Joni Mitchell, Van Morrison, gli Skorpions e Sinead O’Connor. Non prese parte invece nessuno degli altri componenti dei Pink Floyd. Al concerto parteciparono oltre 350 mila persone, e venne trasmesso in diretta in quasi tutto il mondo. Fu un evento di portata globale che segnò la rinascita di Berlino come eclettico e artistico centro culturale europeo ed internazionale.

I muri ancora in piedi

Sebbene la caduta del Muro di Berlino sia stato un evento assolutamente eccezionale e dalla portata mondiale, non bisogna cadere nell’errore di dimenticare che ancora oggi, nel mondo, e persino nella unitissima Europa, esistono altri muri e barriere che dividono e opprimono i popoli. Vediamo alcuni esempi.

Nicosia, la capitale di Cipro, dal 1974 è divisa da un muro fatto di cemento, filo spinato e torrette di controllo, la cui naturale continuazione è la green line che spacca l’isola a metà. Da un lato la Repubblica di Cipro, paese membro UE e a maggioranza greca, dall’altro l’autoproclamata Repubblica Turca di Cipro del Nord, ancora oggi militarmente occupata dalle truppe turche, e colonizzata da settlers arrivati dall’Anatolia nel corso di 40 anni di occupazione.

Negli anni ’80 invece il Marocco ha cominciato l’edificazione di quella che è poi diventata una barriera gigantesca, di oltre 2 mila chilometri, che, a detta del governo di Rabat, divide lo stato marocchino dal Sahara Occidentale per motivi esclusivamente difensivi. Non è della stessa opinione il popolo Saharawi, uno dei più perseguitati al mondo, che definisce il muro una mera scusa portata avanti dal Marocco per mantenere sotto il proprio controllo un’area particolarmente ricca e strategica. In Algeria, storico alleato Saharawi, si trova tutt’oggi in esilio il Fronte Polisario, l’organizzazione politico-militare che rivendica la sovranità sul territorio del Western Sahara.

In conclusione, è doveroso menzionare quella che è probabilmente e tristemente a tutt’oggi la più celebre barriera al mondo; ovvero il muro che, dal 2002, separa e divide Israele dalla Palestina e dai territori occupati del West Bank. La ‘’Barriera di Separazione Israeliana’’, come viene definita ufficialmente da Tel Aviv, è non altro che un sistema di barriere fisiche, intervallata da muro e reticolati con porte elettroniche, lunghe circa 730 chilometri. Più volte definito ‘’vergognoso’’ e ‘’razzista’’, viene considerato dal popolo palestinese e da una grandissima parte della società civile internazionale, come un simbolo di segregazione razziale e apartheid.

A 35 anni dalla caduta del più celebre dei Muri, non bisogna mai dimenticare che, ancora oggi, a causa di meri giochi di potere, migliaia, se non milioni di esseri umani vivono segregati, ghettizzati, e privati della libertà di movimento e del più minimo rispetto dei diritti umani. La caduta del Muro di Berlino ha segnato un momento cruciale e di grande speranza per la Storia, la stessa che ci ricorda ogni giorno che i muri si abbattono solo dove c’è interesse nel farlo e se si è nati nel lato ‘’giusto’’ del mondo.

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