Crisi idrica tra Basilicata e Sicilia, sistemi al collasso

Sicilia crisi idrica

Cambiamento climatico e amministrazioni carenti, un connubio disastroso per la crisi idrica del sud, in cui a pagare il prezzo più alto sono sempre i più deboli.


Dopo il collasso in Sicilia, nelle ultime settimane l’emergenza idrica ha colpito duramente anche la Basilicata e il Molise. Nel potentino, in particolare, l’ultimo fine settimana è stato quello più difficile, con restrizioni sempre più stringenti e disponibilità di acqua potabile per i cittadini ridotta a poche ore al giorno. 

Da giorni il bacino idrico Basento-Camastra, che serve 140 mila lucani distribuiti in 27 comuni del potentino e due del materano, è a secco. Sono rimasti solo fango e qualche resto della vita marina che prima popolava la zona.

Per arginare l’emergenza,  i tecnici di Acquedotto Lucano, dopo giorni di serrato confronto con l’unità di crisi presieduta dal commissario straordinario – il governatore lucano Vito Bardi – hanno deciso di deviare l’acqua del fiume Basento per potabilizzarla e immetterla in rete. Un’opera infrastrutturale costata un milione e 200 mila euro circa, realizzata in 15 giorni attraverso una rete lunga quattro chilometri di tubature esterne. Dopo giorni di incertezze e sfiducia diffusa tra la popolazione sulla salubrità dell’acqua del Basento è arrivato nel pomeriggio di domenica 24 il parere favorevole sulla potabilità dell’acqua da parte dall’Asp.

Crisi Idrica

La situazione in Sicilia

In Sicilia, invece, soprattutto nell’entroterra della provincia di Enna, mancano ancora soluzioni alternative veramente efficaci e la popolazione continua a vivere situazioni disperate con razionamenti giunti a poche ore la settimana di disponibilità di acqua corrente. La poca acqua erogata ormai è mista a fango e spesso danneggia solo il sistema di tubature già estremamente precario. 

Già a marzo la Regione Sicilia aveva dichiarato lo stato di emergenza fino al 31 dicembre 2024. Una situazione che, complici le scarse precipitazioni che ci sono state, non è di certo migliorata e per cui la Regione ha già incassato 92 milioni di euro ricevuti dal ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti per realizzare delle opere idriche ritenute prioritarie. Interventi che valgono complessivamente 1,6 miliardi di euro previsti nel Piano Idrico della Regione Siciliana, interamente approvato dal ministero delle Infrastrutture e inglobato nel Piano nazionale per la sicurezza del settore idrico (Pniisi).

Si tratta, in particolare, di 138 interventi di vario tipo per favorire l’approvvigionamento idrico dei territori, che vanno dalla costruzione di nuovi pozzi all’ammodernamento e ripristino di pozzi già esistenti, dalla costruzione di bypass e condotte di collegamento al potenziamento dei sistemi di sollevamento e pompaggio. Tuttavia, vi sono già state carenze anche sul piano dell’utilizzo dei fondi europei e la Sicilia ha dovuto restituire risorse all’Europa per oltre 100 milioni di euro che erano stati stanziati per il miglioramento delle condizioni delle reti di distribuzione.

Cambiamenti climatici

L’isola essendo al centro del Mediterraneo è fortemente interessata dai cambiamenti climatici, che appaiono come strutturali e di lunga durata. Secondo lo European Drought Observatory di Copernicus, infatti, l’isola fa parte dell’1,2% di territorio europeo dove l’emergenza siccità è conclamata. 

La situazione meteorologica degli ultimi mesi ha comportato una notevole diminuzione dei volumi d’acqua negli invasi, impedendo una regolare irrigazione dei terreni per sostituire la mancanza delle piogge. Proprio rispetto alle precipitazioni, mentre nella costa si sono registrati negli ultimi mesi intensi fenomeni alluvionali, con mezzo metro di acqua in poche ore che ha causato ingenti danni, a Troina (nel centro dell’Isola) sono caduti solo pochi millimetri di acqua piovana, quantità assolutamente inadeguata nell’ottica del riempimento degli invasi.

Questi fenomeni, uniti al caldo anomalo registrato negli ultimi anni, secondo gli esperti dimostrerebbero il passaggio da una fase di tropicalizzazione ad una fase di desertificazione che riguarda tutto il Sud ma soprattutto la Sicilia, che si è ritrovata inglobata nell’anticiclone sahariano fino a qualche tempo fa limitato all’Africa.

Lo stato dell’infrastruttura idrica

La crisi idrica in Sicilia è aggravata, poi, da problemi infrastrutturali patologici e cronici: le reti idriche, ormai obsolete e prive di una continua manutenzione, disperdono più del 50% dell’acqua immessa, con punte che raggiungono il 63% a Ragusa. Nonostante l’urgenza della crisi, il riutilizzo delle acque reflue rimane quasi un miraggio a causa della mancanza di depuratori adeguati e di infrastrutture per lo stoccaggio e la distribuzione. In Sicilia, solo il 20% degli impianti di depurazione attivi opera con autorizzazioni valide, mentre molti funzionano senza autorizzazioni o con autorizzazioni scadute, compromettendo ulteriormente la gestione delle risorse idriche. 

Siccità in Sicilia

Le possibili soluzioni

Oltre a dismettere le attività fossili, la ricerca scientifica ci ha negli anni fornito una serie di soluzioni per ridurre gli effetti nefasti della crisi climatica. Uno dei principali strumenti per mitigare gli effetti della siccità è di certo una gestione più efficiente e sostenibile delle risorse idriche. Tra le soluzioni più innovative troviamo, inoltre, la raccolta e conservazione dell’acqua piovana, una pratica utilizzata nel settore agricolo e che ora si si sta diffondendo anche nelle aree urbane con sistemi di accumulo domestici. Un’altra opzione, anche se costosa, è data dalla desalinizzazione, specialmente nelle regioni costiere. Anche il riciclo delle acque reflue rappresenta una pratica fondamentale: trattare e riutilizzare l’acqua proveniente da attività domestiche e industriali riduce la pressione sulle fonti di acqua dolce. 

Per quanto concerne invece le ricerche svolte sulla flora e sugli ecosistemi per la conservazione delle risorse idriche si evidenzia che a seguito del Decreto siccità, presentato da Luca De Carlo (FdI) e Raffaele Nevi (FI) del 30 maggio 2023, in Sicilia è stata autorizzata la sperimentazione in campo di piante sviluppate tramite le Tecniche di Evoluzione Assistita (TEA) o New Genomics Techniques (NGT). Questa iniziativa, parte di un più ampio progetto nazionale, mira a sviluppare colture più resistenti alle condizioni climatiche avverse e alle malattie. In Sicilia, queste tecniche sono particolarmente importanti a causa della sfida di siccità prolungata posta dai cambiamenti climatici. Tuttavia, senza una legislazione europea che ne permetta la coltivazione, l’Italia non potrà andare oltre la fase sperimentale.

La crisi idrica in Sicilia non è solo una questione di scarsità naturale, ma di gestione opaca dei dati pubblici, che ostacola la comprensione e le scelte consapevoli dei cittadini. Dal 2024, il portale Emergenza Idrica Sicilia di Open Data Sicilia rende trasparente la situazione, monitorando decisioni e progetti regionali. Restano però dubbi sui progressi concreti, le responsabilità amministrative e l’utilizzo delle risorse stanziate, mentre la crisi climatica avanza.

Desertificazione in Sicilia di Giuseppe Castiglione
Vignetta di Giuseppe Castiglione



Scopri di più da Eco Internazionale

Abbonati ora per continuare a leggere e avere accesso all'archivio completo.

Continua a leggere

Scopri di più da Eco Internazionale

Abbonati ora per continuare a leggere e avere accesso all'archivio completo.

Continua a leggere