Commissione europea, le previsioni economiche d’autunno 2024

Analizziamo insieme le principali stime formulate dalla Commissione europea che confermano la ripresa graduale dell’economia europea in un contesto avverso.
Lo scorso 15 novembre, la Commissione europea ha pubblicato le Previsioni economiche di autunno 2024 in cui gli esperti hanno rivisto leggermente le proprie stime sui principali indicatori macroeconomici rispetto a quelle fornite nelle Previsioni economiche di primavera (le “precedenti stime”) per il 2024 e 2025. Le precedenti stime non rappresentavano le previsioni per il 2026.

Come commentato da Paolo Gentiloni, Commissario europeo per gli affari economici e monetari, a corredo della presentazioni di dette previsioni «l’economia europea si sta lentamente riprendendo. Con un’inflazione che continua a scendere, consumi privati e investimenti in ripresa, e una disoccupazione giunta ai minimi storici, la crescita è destinata ad accelerare gradualmente nei prossimi due anni. Tuttavia, le sfide strutturali e l’incertezza geopolitica pesano sulle nostre prospettive future. Gli Stati membri dovranno trovare un equilibrio tra la necessità di ridurre il livello di debito e il sostegno alla crescita, aiutati dal nuovo quadro di governance economica e dalla prosecuzione dell’attuazione di NextGenerationEU. Guardando al futuro, rafforzare la nostra competitività attraverso investimenti e riforme è fondamentale per stimolare la crescita potenziale e affrontare i crescenti rischi geopolitici».
La crescita economica
Secondo la Commissione europea, la fase di espansione economica del vecchio continente, dopo una stagnazione prolungata e generalizzata, ha ripreso il suo corso a partire dal primo trimestre del 2024 e ha proseguito a un ritmo costante, seppur contenuto, anche nel secondo e terzo trimestre dell’anno, confermando quanto previsto dagli esperti nelle precedenti stime.
Tutto ciò avviene all’interno di un contesto internazionale che si contraddistingue per grande incertezza da imputarsi principalmente al protrarsi della guerra di aggressione della Russia in Ucraina e all’inasprirsi del conflitto in Medio Oriente che alimentano in modo significativo i rischi geopolitici e continuano a minacciare la sicurezza energetica europea.
Oltre alle criticità già citate bisogna anche tener conto:
- delle ripercussioni significative che l’economia dell’UE potrebbe subire a seguito dell’eventuale ulteriore aumento delle misure protezionistiche attuate da parte dei partner commerciali;
- delle sfide strutturali nel settore manifatturiero che potrebbero portare a nuove perdite di competitività e incidere sulla crescita e sul mercato del lavoro;
- della maggior frequenza con la quale si manifestano eventi di natura catastrofale.
Alla luce delle suddette considerazioni le nuove proiezioni macroeconomiche formulate dagli esperti prevedono una crescita dell’economia dell’UE pari allo +0,9 per cento nel 2024 (-0,1 per cento per cento rispetto alle precedenti stime), al +1,5 per cento nel 2025 (-0,1 per cento rispetto alle precedenti stime) e al +1,8 per cento nel 2026.
Portando l’analisi a un livello più granulare, anche la zona euro presenta andamenti analoghi con una previsione di crescita del PIL pari allo +0,8 per cento nel 2024 (dato sostanzialmente stabile rispetto alle precedenti stime), al +1,3 per cento nel 2025 (-0,1 per cento per cento rispetto alle precedenti stime) e al +1,6 per cento nel 2026.
L’inflazione
Il processo di attenuazione delle spinte inflazionistiche, iniziato verso la fine del 2022, prosegue regolarmente il suo corso, nonostante i prezzi dell’energia abbiano determinato un lieve aumento dell’inflazione ad ottobre. Secondo la Commissione europea, permangono le significative pressioni sui prezzi nel settore dei servizi, che tuttavia dovrebbero contrarsi già dall’inizio del 2025, in conseguenza di una presunta ripresa della produttività e del rallentamento della crescita salariale.
Tale processo deflattivo trova riscontro nelle nuove proiezioni macroeconomiche formulate dagli esperti, i quali prevedono una inflazione complessiva all’interno dell’UE pari al 2,6 per cento 2024 (-0,1 per cento per cento rispetto alle precedenti stime), al 2,4 per cento nel 2025 (+0,2 per cento rispetto alle precedenti stime) e al 2,0 per cento nel 2026.
Portando l’analisi a un livello più granulare, gli esperti prevedono una inflazione complessiva all’interno della zona euro pari al 2,4 per cento 2024 (-0,1 per cento per cento rispetto alle precedenti stime), al 2,1 per cento nel 2025 (dato sostanzialmente stabile rispetto alle precedenti stime) e all’1,9 per cento nel 2026.
Il disavanzo pubblico
Tenuto conto dell’impegno di molti Stati membri a ridurre il rapporto debito/PIL, le nuove proiezioni macroeconomiche formulate dagli esperti prevedono che il disavanzo delle amministrazioni pubbliche dell’UE diminuirà dal 3,1 per cento del PIL nel 2024 (nelle precedenti stime il dato era pari a 3,0 per cento), al 3,0 per cento del PIL nel 2025 (nelle precedenti stime il dato era pari a 2,9 per cento) fino al 2,9 per cento del PIL nel 2026.
Portando l’analisi a un livello più granulare, gli esperti prevedono che il disavanzo delle amministrazioni pubbliche della zona euro diminuirà dal 3,0 per cento del PIL nel 2024 (dato sostanzialmente stabile rispetto alle precedenti stime), al 2,9 per cento del PIL nel 2025 (nelle precedenti stime il dato era pari 2,8 per cento) fino al 2,8 per cento del PIL nel 2026
Il mercato del lavoro
Il mercato del lavoro si sta dimostrando molto solido facendo registrare buoni risultati nel corso del primo semestre 2024. Il tasso di disoccupazione all’interno dell’UE dovrebbe attestarsi al 6,1 per cento nel 2024 (dato sostanzialmente stabile rispetto alle precedenti stime), al 5,9 per cento sia nel 2025 (-0,1 per cento rispetto alle precedenti stime) sia nel 2026.
Portando l’analisi a un livello più granulare, all’interno della zona euro il tasso di disoccupazione dovrebbe attestarsi al 6,5 per cento nel 2024 (-0,1 per cento rispetto alle precedenti stime) e al 6,3 per cento sia nel 2025 (-0,2 per cento rispetto alle precedenti stime) sia nel 2026.

La crescita economica in Italia
Anche per l’Italia, analogamente a quanto sopra analizzato per l’UE e la zona euro, gli esperti della Commissione europea hanno leggermente rivisto le proprie stime sugli indicatori macroeconomici rispetto alle previsioni economiche precedenti.

Rispetto alla crescita economica si prevede che questa si attesti allo 0,7 per cento nel 2024 (-0,2 per cento per cento rispetto alle precedenti stime), all’1,0 per cento nel 2025 (-0,1 per cento per cento rispetto alle precedenti stime) e all’1,2 per cento nel 2026.
Tale espansione economica dovrebbe essere alimentata:
- dalla ripresa degli investimenti infrastrutturali, nonostante l’esaurimento dei crediti d’imposta per le ristrutturazioni edilizie pesi sull’attività edilizia;
- dalla dinamica positiva dei salari reali;
- dalla crescita dei consumi delle famiglie che dovrebbe compensare il carry-over negativo del 2023;
- dal miglioramento della bilancia commerciale, anche se tale dato è da imputare a una forte contrazione delle importazioni;
- dall’accelerazione a partire dal 2025 dell’attuazione del Recovery and Resiliente Plan, che compenserà ampiamente la contrazione della politica fiscale nazionale.
Inflazione, disavanzo pubblico e mercato del lavoro in Italia
Rispetto all’inflazione complessiva, il dato dovrebbe attestarsi all’1,1 per cento nel 2024 (-0,5 per cento per cento rispetto alle precedenti stime), all’1,9 per cento nel 2025 (dato sostanzialmente stabile rispetto alle precedenti stime) e all’1,7 per cento nel 2026. L’1,1 per cento di inflazione complessiva stimata per il 2024 è determinata principalmente dalla significativa contrazione dei prezzi energetici che ha contraddistinto i primi 10 mesi dell’anno, mentre l’ipotesi di una prossima stabilizzazione di tali prezzi a partire dal prossimo anno ha portato gli esperti a formulare una più cauta proiezione per il biennio 2025-2026.
Rispetto al disavanzo pubblico gli esperti prevedono una contrazione dal 3,8 per cento del PIL nel 2024 (nelle precedenti stime il dato era pari a 4,4 per cento), al 3,4 per cento del PIL nel 2025 (nelle precedenti stime il dato era pari 4,7 per cento) fino al 2,9 per cento del PIL nel 2026.
Le motivazioni che sottendono a un disavanzo pubblico stimato per il 2024 pari al 3,8 per cento del PIL, dato in significativa contrazione rispetto al 7,2 per cento registrato nel 2023, sono da ricercarsi principalmente nella graduale eliminazione delle misure volte a mitigare l’impatto degli alti prezzi dell’energia e dei crediti d’imposta per la ristrutturazione delle abitazioni. Le stime del 2025 e del 2026 sono sostenute da un sempre più moderato disavanzo primario.
Rispetto al mercato del lavoro, il tasso di disoccupazione dovrebbe attestarsi al 6,8 per cento nel 2024 (-0,7 per cento rispetto alle precedenti stime) per poi ridursi al 6,3 per cento nel 2025 (-1,0 per cento rispetto alle precedenti stime) e al 6,2 per cento nel 2026.


