Crisi idrica e Intelligenza Artificiale, figlie della stessa specie: Sapiens
L’emergenza siccità in Sicilia mette a rischio numerosi diritti umani. Come gestire tali ingenti problemi quando i server di ogni Intelligenza Artificiale (IA) e dei social media richiedono una considerevole quantità di acqua?
Potremmo chiedere all’Intelligenza Artificiale come sia possibile fermare un grave problema come la crisi idrica in Sicilia. Potremmo ricevere una risposta precisa, fin troppo illuminante per essere vera. Ma non è questo il punto. Le IA, come qualsiasi altro strumento tecnologico, hanno anche dei contro e quindi delle responsabilità che ci vengono richieste in quanto utenti.
La crisi idrica sta mettendo a rischio i diritti su più fronti, in Sicilia e non solo: privato, sanitario, economico. Nel primo caso, i problemi a casa si possono ripercuotere su salute personale, scuola e lavoro. Nel secondo caso, l’acqua è strettamente necessaria negli ospedali, dove per un ciclo completo di dialisi possono essere necessari fino a 1.500 litri d’acqua a paziente per seduta. Dal punto di vista economico, si vedono campi e piantagioni secche, animali che bevono dalle pozze di fango per assenza di fonti d’acqua. Il rischio per i turisti e per le strutture ospitanti è un altro grande allarme, soprattutto nell’alta stagione in cui l’economia siciliana riesce a tirare una boccata d’aria.
La crisi idrica in Sicilia
In Sicilia, è indubbiamente emergenza siccità. Il rischio desertificazione è un avvertimento che gli scienziati ci danno da anni ma per cui l’Europa e i vari governi italiani non hanno fatto abbastanza. In diversi comuni siciliani, il razionamento di acqua (2-3 volte a settimana) è già realtà da numerosi giorni. A Porto Empedocle (ad Agrigento), il dissalatore è già pronto per tornare in funzione, dopo 12 anni di fermo a causa dei costi ma, ad oggi, indispensabile.
Le trattative con il governo italiano non sono delle più consolanti. Ad oggi, è stato dichiarato lo stato di emergenza idrica dalla regione siciliana e, a fronte di un miliardo di danni stimato, attualmente l’aiuto arrivato dal governo si aggira intorno ai 30 milioni. Un piccolo, non sufficiente, contributo che servirà forse a tappare dei buchi piuttosto che produrre una risposta efficace e necessaria.
Ma cosa c’entra l’Intelligenza Artificiale?
Questi strumenti, che qualche generazione fa potevano essere solo una fantasia fantascientifica, hanno un potenziale inimmaginabile. Infatti, tutti i colossi tecnologici (Google, Microsoft, Apple, Amazon, Meta, solo per citarne alcuni), producono ogni giorno un numero considerevole di dati, difficile anche da riportare a numeri (Superiore ai 18 zeri). Tali dati vengono processati e conservati nei data center, ricchi dei cosiddetti server.

Come definito da IBM: «Un data center è una stanza fisica, un edificio o una struttura che ospita un’infrastruttura IT per la creazione, l’esecuzione e la distribuzione di applicazioni e servizi e per l’archiviazione e la gestione dei dati associati a tali applicazioni e servizi».
Guardando i dati dell’Agenzia Internazionale dell’Energia, i data center di tutto il mondo richiedono circa 1-1,5% della produzione mondiale di elettricità. E se una buona parte di questa proviene da energie rinnovabili, il maggiore problema legato ai data center resta il consumo di acqua.
Un recente studio pubblicato su Nature mette in luce l’immensa quantità d’acqua di cui i data center necessitano: in maniera diretta per dissipare il calore delle macchine, di cui il 57% è acqua potabile, ed indirettamente per la produzione di energie non rinnovabili. In USA, il consumo giornaliero dei data center è di 1,7 miliardi di litri d’acqua ma c’è ancora poca trasparenza riguardo il consumo idrico.
In conclusione, dovremmo smettere di utilizzare ogni Intelligenza Artificiale e i social network? Sicuramente no, anche perché risulterebbe impossibile. I nostri governi si dovrebbero seriamente impegnare per contrastare il cambiamento climatico, di cui la siccità in Sicilia è una delle tante conseguenze. Gli strumenti tecnologici hanno innumerevoli vantaggi, volti ad alleviare il lavoro umano e supportare i diritti umani, non minarli. Senza dubbio, il loro utilizzo deve essere coscienzioso, diminuendo soprattutto la creazione di dati inutili. I governi dovrebbero regolamentare meglio le tecnologie e fare in modo che il loro uso e la loro gestione non leda a livello globale la cittadinanza.
di Giuseppe Castiglione


