Record di reclusi negli Istituti Penitenziari Minorili

Carceri minorili

In Italia il numero di minorenni detenuti negli Istituti Penitenziari Minorili oscilla tra 560 e 580. In ventidue mesi i giovani detenuti sono cresciuti del 48%: questo è il dato che emerge dal Dossier presentato dall’Associazione Antigone il 2 ottobre scorso.


Che la situazione di emergenza nelle carceri fosse insostenibile ce n’eravamo già accorti nel periodo Covid, quando grazie all’inchiesta di Altreconomia è emerso come la spesa per gli psicofarmaci e antipsicotici da parte degli Istituti Penitenziari Minorili (IPM) sia aumentata mediamente del 30% tra il 2021 e il 2022. Il malessere psicologico tra i minori è poi cresciuto tanto da raggiungere il picco nel 2022 con 85 suicidi accertati.

Sebbene non vi siano riscontri diretti con i dati relativi alla criminalità, a partire dall’approvazione del Decreto Caivano nel settembre 2023, c’è stato un netto aumento degli ingressi negli istituti penitenziari.

Il decreto, che aveva l’obiettivo di rafforzare la lotta alla criminalità minorile con l’inasprimento delle pene in caso di spaccio o flagranza di reato, ha invece aperto le porte del carcere per molti minori ancora in attesa di giudizio.

Stando ai dati riportati dal Dossier di Antigone, sempre nel 2023 è stata rilevata una diminuzione del 4,15% rispetto al numero di minori denunciati o arrestati.

È quindi importante sottolineare come il 65% della popolazione carceraria minorile sia infatti detenuta in misura cautelare, quindi ancora in attesa di giudizio definitivo.

Inoltre, non è possibile prendere in considerazione il tema del sovraffollamento senza considerare che il 57,7% dei reclusi sono minori stranieri non accompagnati, più facili da allontanare (in quanto privi di figure genitoriali o adulti di riferimento) e spesso collocati in strutture detentive per trasferirli lontano da contesti di devianza e microcriminalità.

In Italia sono presenti e operativi 17 IPM e tra questi 12 presentano sovraffollamento. La crisi del sistema penitenziario minorile ci porta a riflettere sulle falle del sistema educativo che, all’esterno del carcere, vede coinvolti tutti quegli enti che dovrebbero occuparsi di educazione, prevenzione e inclusione sociale dei minori a rischio di devianza e marginalità (famiglie, scuole, centri aggregazione giovanile, parrocchie ecc.).

Questa situazione genera inevitabilmente maggiori difficoltà nel rispondere in maniera adeguata ai bisogni educativi e rieducativi dei detenuti. Ciò si riflette sull’intera gestione del sistema penitenziario che vede, da un lato, addetti ai lavori al limite del burnout, dall’altro, una popolazione carceraria che, pur all’interno di un sistema istituzionalizzato, rischia di rivivere le stesse dinamiche disfunzionali del contesto sociale dal quale è stata espiantata.

di Noemi Fiumanò

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