Ecoansia e cambiamento climatico: cosa ci sta capitando?
Chissà se sia stata l’ecoansia a convincere la coraggiosa quindicenne Greta Thunberg che, nell’agosto 2018, iniziò a scioperare a scuola per il mancato rispetto dell’accordo di Parigi sul clima. Probabilmente no, o forse sì, ma sicuramente questo terribile ed angoscioso fenomeno ci tocca un po’ tutti, qualsiasi età e qualsiasi ruolo noi abbiamo nel mondo.
L’unica differenza sta in coloro i quali riconoscono la crisi climatica e vogliono assolutamente fare qualcosa per il bene del pianeta, e invece in quelli che la riconoscono altrettanto (a volte negando) ma non vogliono fare nulla, spesso addirittura marciando contro e continuando a sostenere un sistema capitalista che gonfia le tasche di pochi a scapito della salute terrestre.
In ogni caso, l’ecoansia esiste, è stata documentata anche attraverso studi scientifici e non è per niente un fatto nuovo. Già nel 1988, ben 36 anni fa, è stato convocato per la prima volta il gruppo intergovernativo sul cambiamento climatico per studiare, dal punto di vista scientifico e non solo, le cause e gli impatti del cambiamento climatico.
Fino ad oggi non è stato fatto abbastanza poiché la situazione climatica è soltanto peggiorata, tanto da spingere Gleen Albrecht, filosofo australiano e docente di sostenibilità, a coniare il termine “solastalgia” derivante da “solace” e “nostalgia”, ossia nostalgia del conforto, quel conforto che ci viene offerto dalla nostra casa soprattutto in una situazione in cui la casa non c’è più. Invece, secondo Treccani, per ecoansia intendiamo la profonda sensazione di disagio e di paura, ma anche senso di colpa, che si prova al pensiero ricorrente di possibili disastri legati al riscaldamento globale e ai suoi effetti ambientali.

Già tanti esseri umani hanno sperimentato la solastalgia e tanti soffrono di ecoansia perché sono in procinto di perdere la propria casa, i propri luoghi cari a causa dell’azione antropica. Senza allontanarci dall’Italia, basti pensare all’aumento degli eventi estremi: siccità, caldo asfissiante in Sicilia (avevamo parlato qui della crisi idrica) ed innalzamento della temperatura media, tanto da portare al prosciugamento del più grande lago naturale dell’isola, quello di Pergusa.
Contrariamente, nel settentrione, anche in estate sono stati denunciati fenomeni come piogge pluviali, grandine dalle dimensioni di una palla da tennis, nubifragi con conseguenze catastrofiche. Sembra quasi di rivivere quel dannato film sulla fine del mondo profetizzata dai Maya, “2012”.
In passato, ci siamo sentiti al sicuro guardando questi eventi in zone del mondo lontane da noi, in Oceania ad esempio, vedendole come qualcosa che non ci avrebbe mai toccato. Eppure, ora sono più vicine che mai e si continua a fare ben poco, soprattutto ai vertici dell’Unione Europea, che continuano a sostenere i grossi colossi del petrolio quando è chiarissimo il messaggio lanciato dall’ambiente: stop ai combustibili fossili, stop allo stupro antropico dell’ambiente.
È eclatante la notizia delle sovvenzioni alle università americane da parte di varie aziende petrolifere per fare in modo che la ricerca scientifica portasse ad una minore demonizzazione dei combustibili fossili e ad una visione meno estrema, influenzando così una ricerca che avrebbe dovuto e dovrebbe essere libera e al servizio dell’umanità.

Ad oggi, sono davvero tante le associazioni e le organizzazioni per il clima, spesso ingiustamente viste come estreme o addirittura additate di crimini esagerati, per esempio come succede agli attivisti di Extinction Rebellion i quali, lottando anche per i nostri diritti ed il nostro futuro, vengono spesso manganellati durante le manifestazioni, trascinati di peso nelle caserme, a volte addirittura prelevati dalle loro case da parte della polizia, per non parlare del giudizio popolare. Dal canto nostro, va fatto un esame di coscienza: veramente indignarci per una vernice a base di acqua e facilmente lavabile può soppiantare le nostre responsabilità in quanto cittadini e l’amore per la nostra casa terrestre?
Oggi, come in passato, è richiesta un’azione forte da parte di tutti noi, esseri umani e cittadini del pianeta Terra. Manifestare, scioperare ed insorgere per il clima non è solo una moda o un passatempo, bensì è un investimento per il futuro. Prendiamoci cura dei nostri diritti che mettiamo nelle mani dei politici perché la cittadinanza attiva e la coscienza collettiva sono la chiave per vivere ancora a lungo su questo immenso sasso blu.


