Cop26, cosa è andato storto e perché è il momento di arrabbiarsi

Non c’è più tempo per la delusione. Il mondo chiede di agire per essere salvato e i grandi stanno seduti attorno a un tavolo per più di dieci giorni senza arrivare a una decisione che possa davvero cambiare le cose. La Cop26 accontenta tanti ma sacrifica il futuro di tutti.


Dodici giorni, 197 Paesi, tante buone intenzioni e pochi risultati. Non si è aspettato che finisse lo storico incontro di Glasgow per cominciare a chiamarlo fallimento. Sin dal primo giorno ciò che si respirava era la necessità dei singoli di portare avanti le proprie necessità e salvare il mondo non era in cima alla lista di nessuno.

La Cop26 non è stata una delusione perché nessuno si era illuso che potesse essere un successo. Un accordo fatto di buoni propositi, tanto credibili quanto gli abbonamenti in palestra dopo le vacanze natalizie, costellato di compromessi e carente di fatti.

Riscaldamento globale. Resta l’obiettivo 1,5 gradi centigradi entro cui dobbiamo mantenere il surriscaldamento della Terra per evitare conseguenze catastrofiche. Per farlo, l’accordo registra la promessa di ridurre le emissioni di gas serra del 45 per cento entro il 2030.

Energia da fonti fossili e carbone. Questo è il punto che avrebbe potuto fare la differenza, e questa è stata l’ennesima occasione persa. La Cop26 non ha liberato l’umanità dal carbone come aveva fatto intendere. Giorno dopo giorno, l’accordo smussava i suoi angoli, fino ad arrivare al phasing down e solo per il carbone utilizzato in sistemi privi di cattura e stoccaggio della CO2. 

Sulle fonti fossili, si decide la rimozione dei sussidi per quelli inefficienti, stando attenti a non dare una definizione di inefficienza, così da poter lasciare ai singoli la decisione sul come continuare a inquinare in modo efficiente.

Il bicchiere mezzo pieno ce lo regala il metano. Un accordo collaterale, sottoscritto da 105 Paesi, punta a ridurre le emissioni del 30 per cento rispetto al 2020 entro il 2030. Ottima notizia vista la capacità del metano di riscaldare l’atmosfera ottanta volte più velocemente rispetto all’anidride carbonica.

cop26 carbon

Loss and damage.  I Paesi maggiormente affetti dal cambiamento climatico, nonostante non siano produttori di emissioni – quindi causa dei propri mali – ricevono l’ennesima beffa oltre ai danni. Nessuna sovvenzione o fondo per aiutarli nella transizione sostenibile, solo il diritto al risarcimento per le perdite e i danni. 

Mercato del carbonio. Un problema chiuso, che assomiglia più a un nuovo modo per aggirare le regole. Si è arrivati a un accordo sulla regolamentazione del mercato dei crediti. Peccato che non siano state inserite la trattenuta sulle transazioni che avrebbe aiutato a sostenere i Paesi in via di sviluppo. Inoltre, i crediti maturati dal Protocollo di Kyoto al 2021 grazie alla riduzione della deforestazione, e che avrebbero aiutato tanti piccoli Paesi, sono stati cancellati. Sono scaduti. Come i punti fedeltà del supermercato.

Flessibilità. Tutto quello che hanno guadagnato i Paesi più bisognosi è la possibilità di lasciare vuote alcune caselle di un Excel. Il controllo dell’andamento dei diversi Paesi rispetto agli impegni presi richiede la rendicontazione delle emissioni tramite delle complesse tabelle Excel.

Vista la complessità e specificità dei dati richiesti, gli stati in via di sviluppo, che hanno bisogno di flessibilità nella contabilità delle emissioni, possono evitare di consegnare tutti i dati riempiendo alcune caselle con la sigla Fx (Flexibility). La possibilità è stata fortemente voluta da questi Paesi, ed è tutto quello che hanno ottenuto.

Piani quinquennali. Ogni Paese viene incoraggiato (non obbligato) a fornire alle Nazioni Unite i propri piani sul clima per cicli quinquennali. Nessun impegno stringente, nessuna fretta. Eppure di tempo non ce n’è più di tanto.

Non fare oggi quello che potresti fare nel 2022

Procrastinazione è la parola che riassume gli accordi di Glasgow. Si chiudono i lavori lasciando punti aperti per la Cop27 del prossimo anno. In quell’occasione dovrebbe partire un piano di lavoro per il taglio delle emissioni, ma non è più tempo per le promesse, né per le delusioni.

Non c’è più tempo per nulla, in realtà, se non per l’azione, e di azione in questa Cop26 ce n’è stata davvero poca. I movimenti globali per il clima stanno facendo il possibile per tenere alta l’attenzione sull’argomento, e di certo la presenza di tavoli come la Cop26 fanno pensare che il messaggio stia arrivando alle orecchie giuste, ora si tratta di tempo.

Il cambiamento climatico, però, è già in atto e noi ce ne siamo accorti tardi, per questo l’accordo di Glasgow non può essere soddisfacente. Per questo dovremmo tutti essere arrabbiati.


Federica Agrò

Ho due vite parallele e soddisfacenti: in una mi occupo di strategie di marketing e social media management, nell’altra scrivo di diritti umani, attualità, cultura ed ecologia.

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