Caso Ariston, sanzioni e ritorsioni economiche
Le sanzioni economiche avverso la Federazione Russa hanno indotto il Cremlino ad adottare specifici decreti contro le società straniere (come Ariston) presenti sul territorio.
Lo scorso 24 aprile, il Presidente russo Vladimir Putin ha firmato un decreto con cui ha disposto il trasferimento temporaneo della gestione della Ariston Thermo Rus, società avente sede in Russia e appartenente al gruppo Ariston Thermo Group, alla JSC Gazprom Household System. In molti hanno commentato l’accaduto parlando di una intervenuta nazionalizzazione della filiale russa della società italiana, e ciò in quanto la società a cui è stato affidato il controllo fa a sua volta parte del Gazprom Group, di cui il 50% delle quote appartiene allo Stato russo.
Il Ministro Tajani, allarmato dalla situazione che ha colpito la holding italiana, ha quindi subito convocato l’ambasciatore russo in Italia, al fine di comprendere le ragioni e le intenzioni sottostanti a tale mossa. Prontamente l’ambasciatore russo, Alexey Paramonov, alle richieste di chiarimento provenienti dal Segretario Generale della Farnesina, l’ambasciatore Riccardo Guariglia, ha replicato chiarendo che «queste misure sono state adottate nel quadro giuridico e sono state intraprese in risposta alle azioni ostili e contrarie al diritto internazionale degli Stati Uniti e degli Stati stranieri […]».

Come noto, da quando la Russia ha invaso il territorio ucraino, nell’ormai non più recente 24 febbraio 2022, dando nuova linfa ad un conflitto iniziato nel 2014, una serie di sanzioni economiche hanno colpito l’economia della Federazione Russa. Tali sanzioni sono state adottate da numerosi membri della Comunità Internazionale, tra cui Stati Uniti e Unione Europea: lo scopo era quello di danneggiare l’economia del Paese e bloccare così l’aggressione. Ed effettivamente la Russia (così come i cittadini russi) ha subito un duro colpo da un punto di vista economico, senza che però questo sia bastato a far cessare le ostilità. Al contrario, la risposta del Presidente russo non ha tardato ad arrivare.
Risalgono infatti allo scorso anno i primi decreti con cui Putin, similmente a quanto stabilito con il provvedimento che ha di recente coinvolto la società italiana Ariston, ha disposto il trasferimento della gestione del capitale di varie società straniere ad altre società russe a partecipazione statale o direttamente sotto il controllo del Cremlino. Il primo di questi decreti, il quale ha aperto la strada della ritorsione russa alle sanzioni economiche messe in atto dai Paesi occidentali, ha interessato la tedesca Uniper e la finlandese Fortum, la cui gestione è stata affidata al Rosimushchestvo, organo statale il cui compito è proprio quello di amministrare i beni della Federazione.
Nel caso della Ariston Thermo Rus, come accennato, il controllo delle quote sociali è stato delegato alla JSC Gazprom Household System, società appartenente al gruppo Gazprom e controllata indirettamente dalla Federazione Russa, la quale detiene più della metà delle quote della holding. Non è certamente un caso che la gestione sia stata affidata proprio alla Gazprom.
La società russa, infatti, attiva nel campo della produzione e del commercio del gas naturale, ha sofferto gravi perdite proprio in seguito e a causa delle sanzioni occidentali. Sembrerebbe, dunque, che tale trasferimento del controllo delle quote sociali rappresenti una sorta di “compensazione” per le perdite economiche subite e, al tempo stesso, una vera e propria controffensiva.

Discussa è la legittimità di questi provvedimenti dal punto di vista del diritto internazionale. Appare infatti interessante notare come, in realtà, entrambe le parti ne invocano il rispetto con riferimento alle azioni intraprese dall’una e dall’altra parte. Lo hanno fatto, a chiare lettere, il ministro Tajani e il portavoce della Commissione UE. Ma lo ha fatto anche l’ambasciatore russo, il quale ha ribadito la conformità al diritto dei provvedimenti adottati dal Presidente Putin.
Formalmente, si tratta comunque di un temporaneo cambio di gestione, non del trasferimento della proprietà delle aziende interessate. Tuttavia, non è senza fondamento la preoccupazione in cui versano i governi e le società occidentali che operano anche sul territorio russo e che rischiano, ad oggi, di subire le conseguenze di questi decreti.
Nel frattempo, Tajani si è prontamente attivato al fine di fronteggiare la situazione, sottolineando la necessità di una risposta in seno all’Unione Europea. In particolare, il Ministro degli Esteri italiano ha dichiarato che la soluzione a cui si sta pensando e su cui il Governo sta lavorando per cercare di mitigare gli effetti delle contromisure russe è quella di un risarcimento dei danni a favore delle aziende colpite.
C’è ancora incertezza riguardo al momento e alle modalità con cui questo risarcimento sarà riconosciuto, così come sulla sua concreta utilità, soprattutto in considerazione delle perdite che le società sono destinate a subire a causa della perdita di gestione delle filiali russe.
di Elisabetta Ferraro


