La galassia jihadista in Afghanistan

Condividi

In Afghanistan è iniziata una guerra tra talebani e fazioni terroristiche come Al-Qaeda e lo Stato Islamico, probabile ideatore degli attentati all’aeroporto di Kabul. Chi sono i soggetti della galassia jihadista in Afghanistan e quali sono i loro obiettivi?


Dopo vent’anni di guerra, i talebani hanno preso il potere in Afghanistan, riconquistando progressivamente il territorio in seguito della ritirata degli Stati Uniti e della Nato. In questo momento, nel paese è iniziata una guerra tra talebani e gruppi terroristici, come al-Qaeda e (soprattutto) lo Stato Islamico, il quale sembra il probabile ideatore degli attentati all’aeroporto di Kabul. Per comprendere la posta in gioco del conflitto, occorre capire bene chi sono questi gruppi, che obiettivi hanno, perchè non sono tutti uguali e in cosa divergono.

I Taliban

I Taliban nascono come gruppo di potere formato da ex mujaheddin (“combattenti impegnati nel jihād”) che hanno combattuto, con il sostegno degli Usa, la guerra contro l’invasione sovietica dal 1979 al 1989. In pashtu, una delle lingue più parlate in Afghanistan e in Pakistan, taliban significa letteralmente “studente” o “ricercatore”. 

Un gruppo eterogeneo di combattenti composto da diversi soggetti, dai Taliban fino a un al-Qaeda appena nata. 

Parte di questi miliziani si sono uniti, guidati dal Mullah Omar, per combattere la guerra intestina nel Paese, vinta nel 1996. I talebani hanno governato di fatto l’Afghanistan fino al 2001, quando Stati Uniti e Nato li hanno cacciati dal potere per via della protezione che hanno dato ad Osama Bin Laden, nascosto lì. Il termine Taliban è legato proprio al regime dell’Emirato islamico che si è instaurato tra il 1996 e il 2001, periodo durante il quale l’Onu ha denunciato 15 massacri di massa perpetrati contro la popolazione civile con l’aiuto di Al-Qaeda, storico alleato del regime. Il governo dei talebani non venne mai riconosciuto dalla comunità internazionale, con l’eccezione di Pakistan, Emirati Arabi Uniti e Arabia Saudita.

Da quel momento, in vent’anni di guerra, i taliban hanno accentuato sempre di più la loro matrice islamista, si sono radicalizzati, tornando ad essere “forza di resistenza”, per fronteggiare da una parte il progressismo modernista occidentale e dall’altra il “governo corrotto e fantoccio” di Kabul.

Stato Islamico del Khorasan

In Afghanistan, si è radicato anche l’Isis-K o Isis-KP, sigla che racchiude la provincia dello Stato islamico del Khorasan (“Le terre del sole”), termine che indica i territori di Tagikistan, Uzbekistan, Turkmenistan, Pakistan e, per l’appunto, Afghanistan. Si tratta di una costola di Al-Qaeda, fondata nel 2015 dai talebani pakistani delusi, in un’area dimenticata dalle autorità – la stessa dove trovava rifugio Osama bin Laden.

Fin dalla sua comparsa in Afghanistan, la wilaya (provincia) del Khorasan delle Bandiere Nere ha rappresentato un rivale per i Taliban. Con la caduta del Califfato, l’Afghanistan era sembrato il Paese da cui il gruppo sarebbe potuto ripartire, ma l’entusiasmo iniziale è continuato a scemare, perchè si temeva che molti potessero passare tra le fila dell’Isis.

Oggi, secondo i rapporti delle principali organizzazioni internazionali,  il gruppo conta solo poche centinaia di membri e si connota soprattutto per i suoi attentati terroristici sferrati spesso contro cittadini innocenti o minoranze etniche; una strategia per tenere sempre alta la tensione. Questo li rende uno dei principali antagonisti dei Taliban sul territorio.

La risalita dell’Isis del Khorasan è dovuta in parte al narcotraffico – in cui si inserì nel 2019 e che gli permise di riconquistare terreno. Da questa posizione, l’Isis-K lancia la sua sfida agli infedeli americani e i traditori afghani, inclusi quei talebani che secondo loro sarebbero troppo morbidi nella messa in pratica della sharia. Gli attentati all’aeroporto di Kabul ne sono la dimostrazione più tragica.

Al-Qaeda

Al-Qaeda (in arabo “la Base”) è un gruppo terroristico fondato dal miliardario saudita Osama bin Laden, conosciuto da tutti come la mente degli attentati dell’11 settembre, il più grave attacco subito dagli Stati Uniti sul suo territorio dal dopoguerra ad oggi. Durante l’occupazione sovietica dell’Afghanistan (1979-1989), il gruppo fungeva da rete logistica per i combattenti islamici di tutto il mondo. Terminata l’occupazione, i militanti di Al-Qaeda si dispersero senza mai perdere di vista il fine della loro lotta: combattere contro i regimi islamici corrotti e scacciare la presenza dell’Occidente, in particolare gli Stati Uniti, dai loro territori.

Tra i vertici talebani e la Base fondata da Bin Laden, che conta ormai poche centinaia di membri in territorio afghano, i rapporti sono spesso stati positivi. I due gruppi, anche a livello locale, non sono mai arrivati a una fusione ma hanno collaborato molto negli anni, soprattutto in operazioni che prevedevano attacchi contro le truppe occidentali. Durante i colloqui di Doha, il gruppo fondato dal mullah Omar ha più volte garantito che impedirà a tutte le organizzazioni, compresa al-Qaeda, di fare dell’Afghanistan la propria base operativa, ma il passato racconta una storia diversa. 

E anche i rapporti delle Nazioni Unite dicono che il filo che collega i due gruppi non si è mai veramente spezzato. Tuttavia, gli obiettivi e il modus operandi rimangono ben distinti: i Taliban non portano avanti attacchi mirati contro i civili e combattono per il controllo del Paese, Al-Qaeda invece colpisce anche la popolazione e punta all’esportazione del jihad a livello globale.

I riflessi geopolitici

L’impatto dei recenti eventi in Afghanistan potrebbe non essere limitato all’Afghanistan stesso. Se la situazione peggiora, il paese diventerà sempre più un polo di attrazione per i gruppi terroristici. Se ciò dovesse accadere, il mondo conoscerà questi nuovi gruppi attraverso le loro azioni, poiché qualsiasi gruppo emergente vorrà dimostrare la propria capacità d’azione nel condurre gravi attacchi, proprio con l’obiettivo di essere riconosciuto sul campo. Un conflitto che potrebbe diventare di portata globale se non si agisce in fretta. 

Dunque, nel breve periodo il rischio è che  la situazione in Afghanistan possa aprire la strada ai gruppi terroristici per coordinarsi e attaccare. Se viene istituita una competizione aperta all’interno del mondo jihadista e terroristico, saranno impegnate cellule dormienti e avranno luogo operazioni anche più sofisticate, mentre questi soggetti inviano un messaggio della loro nascita e sviluppo.

I talebani oggi sono più forti che mai nel Paese, nonostante i primi conflitti contro l’Isis K. Questa svolta degli eventi non è affatto sorprendente. Dopo tutto, il progresso negli anni è stato elusivo, la governance è stata al massimo debole, la promessa di prosperità da parte occidentale non si è mai materializzata, e i costi dello sforzo bellico sono stati di gran lunga superiori ai benefici marginali ottenuti, la maggior parte dei quali riguardava lo smantellamento della leadership di Al-Qaeda. Inoltre, da tempo sussistevano seri dubbi sull’efficacia dei massicci investimenti effettuati per sviluppare le capacità istituzionali e governative nei settori della sicurezza e dell’applicazione della legge.

Gli interessi internazionali sull’Afghanistan, su tutti quelli di Cina e Russia, sono sempre molti per via di ciò che tale area può offrire: beni che possono essere sfruttati in modo strategico, come vasti depositi non sfruttati di gas naturale, risorse minerarie, minerali metallici tra cui terre rare e pietre preziose. Inoltre, è ben posizionata per partecipare agli ambiziosi progetti multilaterali di interconnessione regionale guidati dalla Cina e, in misura minore, dalla Russia. 

L’ultima cosa che vogliono Russia e Cina è intervenire militarmente in Afghanistan. Piuttosto, devono fare in modo, sia con le carote che con i bastoni, che l’Emirato Islamico afghano non diventi un esportatore di disordini geopolitici jihadisti. 

Nessuno invece sa se e come si risolverà la questione a livello locale, dove le donne si sentono chiuse in gabbia, private di ogni diritto e ridotte in schiavitù. Cosa sarà in grado di fare l’Occidente, ora che l’Afghanistan è in guerra tra fazioni terroristiche e estremisti integralisti radicali?


Antonio Di Dio

Laureato in Studi Filosofici e Storici, scrivo di cultura, politica e geopolitica. Amo l’arte, la poesia, la musica e il cinema. Vedo il giornalismo come una forma di attivismo, un servizio per la comunità.

error: Contenuto protetto