Afghanistan, quale futuro dopo il ritiro della Nato?

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Dopo lo storico smantellamento del presidio americano in Afghanistan, due terzi del territorio sono adesso nelle mani dei Talebani, con un Paese nel caos e un futuro ancora incerto.


Mentre Italia e Germania hanno concluso il ritiro dall’Afghanistan, le truppe statunitensi hanno abbandonato la base aerea di Bagram, l’aeroporto strategicamente più importante del Paese, sotto il controllo delle forze afghane, in linea con quanto annunciato da Joe Biden. Il ritiro completo delle truppe statunitensi è previsto entro il  31 agosto. Si è concluso così un impegno durato 20 anni, nato in risposta all’attentato delle Torri Gemelle.

Per l’esercito italiano è un capitolo che si chiude, ma il disimpegno arriva nel mezzo di una nuova impressionante ondata di violenze condotta dai Talebani, che da maggio hanno intensificato gli attacchi man mano che i contingenti hanno iniziato a ritirarsi.

Si è così venuta a creare un’instabilità che ha fatto precipitare il Paese nel caos. Dopo lo storico smantellamento del presidio americano in Afghanistan, molti territori sono adesso nelle mani dei ribelli islamisti, mentre nel nord le forze afghane sono in fuga, anche oltre il confine col Tagikistan. Le poche centinaia di soldati americani rimasti sono ora di guardia all’ambasciata e presso l’aeroporto di Kabul.

La Russia (non) sta a guardare

Mosca teme nuove e vecchie instabilità alle sue propaggini orientali, dopo il ritiro delle truppe Nato dal Paese centroasiatico. La Russia è chiaramente preoccupata dalle minacce dirette contro le ex Repubbliche sovietiche asiatiche come Uzbekistan, Tagikistan e Kirghizistan, colonne portanti della sicurezza di Mosca nella regione.

Il ministro degli esteri russo Sergey Lavrov ha ribadito di non avere intenzione di interferire con quanto accade in Afghanistan, a meno che i Talebani  non dovessero sconfinare soprattutto nel Paese alleato di Mosca, il Tagikistan, dove la Russia vi ha impiantato un’importante base militare strategica.

Tuttavia, nonostante tali promesse iniziali, da Mosca hanno avvertito che la Russia e i suoi alleati useranno tutti i mezzi a loro disposizione per prevenire aggressioni o provocazioni.

Questo perché secondo il ministero degli esteri russo il movimento talebano avrebbe occupato rapidamente la maggior parte dei distretti di confine e attualmente controlla circa i due terzi del confine con il Tagikistan. La tensione è in effetti altissima lungo il tratto di confine con i Paesi dell’ex area sovietica, che i talebani si sono impegnati a non oltrepassare.

I talebani avanzano

I guerriglieri Taliban hanno ottenuto numerose vittorie sul campo, conquistando  anche Islam Qala, un avamposto di frontiera con l’iran, strategico per gli scambi commerciali con un gran numero di Paesi asiatici. Dopo due mesi di offensiva a tutto campo contro le forze di Kabul, la loro avanzata pare ormai quasi conclusa.

Proprio al nord del Paese, Kabul ha quindi inviato ulteriori rinforzi, e mentre i Taliban conquistavano la città capoluogo di Qala I Naw, a Teheran sono iniziati, con la mediazione iraniana, ulteriori colloqui tra gli insorti e il governo afghano.

La guerra civile

Il rapporto di forza è sproporzionato perché i talebani hanno guadagnato tanto terreno e il governo afghano non riesce a far fronte all’avanzata dei ribelli. Ma i negoziati tra le parti sono continuati a Doha, in Qatar, dove si sono incontrate le delegazioni per porre fine agli scontri.

Diversi Paesi tra cui India, Cina, Germania e Canada hanno rimpatriato i loro cittadini mentre la Francia ha evacuato da Kabul circa 100 persone – tra francesi e afghani – che lavorano per l’ambasciata.

«Stiamo vedendo afghani che combattono contro altri afghani. Nei primi sei mesi si contano 5mila civili tra morti e feriti, con un incremento del 50 percento rispetto allo scorso anno. I talebani e i leader afghani devo fare di più per mettere fine al conflitto e proteggere la propria popolazione: afghani, donne e uomini, ragazzi e ragazze» ha detto Fiona Frazer, responsabile diritti umani UNAMA.

Pur guadagnando terreno, i talebani hanno fatto sapere di non voler monopolizzare il potere. Tuttavia, vogliono la rimozione del presidente Ashraf Ghani e un nuovo governo. Il futuro dell’Afghanistan è sempre più nelle loro mani e da settembre non ci sarà più nessun Paese sul territorio.

L’Afghanistan rimane dunque un caos, con quattro milioni di persone sfollate e un futuro sempre più incerto. Secondo alcuni analisti, il supporto della Nato potrebbe anche essere sotto forma di addestramento di parti specifiche delle forze di sicurezza afghane – come il personale delle forze aeree – fuori dal Paese.  Quel che è certo è che la pace e la stabilità sono tutt’altro che vicine.


Antonio Di Dio

Laureato in Studi Filosofici e Storici, scrivo di cultura, politica e geopolitica. Amo l’arte, la poesia, la musica e il cinema. Vedo il giornalismo come una forma di attivismo, un servizio per la comunità.

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