Dante, le celebrazioni dell’anniversario: «Fatti non foste a viver come bruti» e invece…

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Anche le celebrazioni per il 700ntenario della morte di Dante si sono dovute adattare al nuovo stato di emergenza e rivedere, così, il proprio modo di raccontare e di fare cultura.


«Sei entrato nella mia vita di corsa Dante, con un’allegria ed una potenza strepitose, come quando ho conosciuto le albicocche. Ecco per me Dante tu fai parte della natura, come le albicocche, il sole e l’erba e quando mi chiedono se sei moderno, è come se mi chiedessero se è moderna l’erba. E che gli posso dire?! Dopo un po’ che ti leggevo poi, Dante, ho fatto un salto sulla sedia per davvero e mi sono accorto che non ero io che leggevo te ma che eri tu che leggevi me, come nessun altro mi aveva mai letto, con parole antiche e commoventi che hanno attraversato i secoli per posarsi sulle nostre labbra […]». 

Non avrebbe potuto esprimere pensieri migliori Roberto Benigni, tre anni fa nella sua Lettera a Dante, per parlare a lui, al Sommo poeta, per parlare di colui che ha ispirato gran parte della sua carriera, comica e teatrale. Lo descrive affettuosamente come un amico, Dante, un mentore, un maestro, una persona di cui sarebbe stato difficile fare a meno per capire il mondo, cosa ci sia al di là del mondo e dare un senso alla propria vita, giorno per giorno.

A tanti di noi la lettura di Dante ha cambiato la vita, eccome. Forse non a 16 anni ma a 35 o 40 magari, perché Dante è un potenziale inesplorato. Senza di lui saremmo rimasti al latino e non saremmo diventati un popolo che parla la stessa lingua e che condivide le stesse tradizioni.

Quest’anno ricordiamo i 700 anni dalla sua morte: «Il 2021 è l’anno di Dante», di Durante Alighieri detto Dante; questa è forse l’unica certezza che ci portiamo dietro e che fa luce sulla pandemia in atto, la bussola che ci orienta, l’unico punto di riferimento fisso che ci ricorda, nonostante tutto, quanto sia bella la nostra storia, la nostra cultura, la nostra Italia.

Ancora una volta Dante ci “fa scuola”, ci è vicini con perseveranza come quando camminava per la «selva oscura», e con le sue terzine intramontabili regala speranza, a noi che da mesi abbiamo smarrito la «diritta via».

Il poeta fiorentino sa meglio di tanti altri cosa si provi nel sentirsi «tra color che son sospesi», nel dover attendere smaniosamente l’uscita dall’Inferno, il passaggio al Purgatorio e la tanto desiderata ascesa al Paradiso. Probabilmente Dante oggi si trova lì, in Paradiso, accanto a Beatrice, la sua amata, guidato da San Bernardo verso «l’Amore che move il sole e l’altre stelle», un amore ineffabile che è in grado di elevare oltre l’impossibile, un amore che solo gli Spiriti più puri possono ammirare.

Dante, guelfo di parte bianca, muore in esilio a Ravenna sette secoli fa, lontano dalla sua Firenze, dalla sua famiglia e da ciò per cui aveva combattuto con coerenza e coraggio fino all’ultimo. Ci lascia all’età di 56 anni, nel settembre 1321, ma non ci lascia mai veramente.

Molto di lui, come la Divina Commedia, resta. Sopravvive al passare del tempo, rappresentando per l’appunto il suo testamento vivente e in un certo senso anche il nostro. «Dicono – prosegue Benigni nella sua lettera – che la Divina Commedia sia l’opera più ardita dell’ingegno umano, che il suo insegnamento è così profondo che può essere disceso nel pensiero umano solo per rivelazione, e che per la prima volta, nella storia del mondo, ci hai fatto esplorare la remota regione dell’Eterno, fisicamente, corporalmente […]».

Ecco perché gli endecasillabi danteschi non passano mai di moda, ed ecco perché i valori da lui trasmessi con lucido realismo continuano a sembrarci attuali, contemporanei, paradigmatici di ogni vissuto, facili da apprendere e contestualizzare.

Il nostro Paese era pronto a festeggiare questi 700 anni nel migliore dei modi, ma il 2020 ha inesorabilmente scombinato ogni piano, anche in questa occasione; così per non rinunciare a «virtute e canoscenza», quindi, alle celebrazioni in programma, le istituzioni e gli enti coinvolti hanno di nuovo dovuto ricorrere a creatività e tecnologia.

Curioso parlare di Dante sul web, lui che scriveva con piuma d’oca e inchiostro; curioso leggere le sue opere online, partecipare alle varie iniziative attraverso uno schermo freddo e filtrato e non dal vivo, senza poterci sentire vicini nel ricordarlo, ma ascoltandolo e riascoltandolo da lontano.

A riveder le stelle” è il titolo della mostra digitale presentata, sul sito degli Uffizi, il 1° gennaio 2021, che vede esposte le opere di Federico Zuccari, famoso pittore cinquecentesco il quale per primo rappresentò (in 88 fogli) l’inestimabile Commedia dantesca.

Oltre a ciò, la città di Firenze, che gli diede i natali nel 1265, ha in previsione all’incirca una cinquantina di eventi su Dante, tra conferenze, mostre e giornate di studio, mentre Ravenna – città in cui Dante ha trascorso il suo periodo in esilio da Firenze dopo aver vissuto a Verona – ha ideato nove itinerari da leggere, percorrere e rivivere attraverso lo sguardo dantesco, che trovano spazio nella guida dal titolo “Incontro a Dante”, pubblicata con il patrocinio comunale. 

Inoltre, sei saranno le vie del capoluogo romagnolo a essere illuminate da alcuni versi del poeta. Di Dante intellettuale impegnato, uomo politico, sostenitore di alti ideali e propugnatore di lotte intestine a loro difesa, discuteranno in una diretta online, che si terrà il 20 gennaio, Alessandro Barbero, autore del libro Dante, e lo storico Corrado Augias.

Al Dantedì, giornata dedicata interamente al Sommo poeta, da poco istituita dal Ministero per i Beni e le Attività Culturali e che cadrà il 25 marzo di ogni anno, si aggiunge La parola di Dante fresca di giornata, novità introdotta dall’Accademia della Crusca la quale si impegnerà a pubblicare per i 365 giorni del 2021 una parola, una locuzione, una frase, un passo delle opere dantesche, accompagnati poi dal relativo commento.

Insomma ancora una volta l’arte e la cultura, messe a dura a prova da continui lockdown e chiusure, non si fermano davanti a nulla e, in vista della riapertura dei musei – i quali saranno chiamati a cambiare passo in misura sempre maggiore – e di un graduale e lento ritorno alla normalità, sono comunque riuscite a trovare la maniera più opportuna per narrare e riportare alla luce un patrimonio inestimabile, e omaggiare così, seppure a distanza, uno dei simboli della nostra unità nazionale.

Nel frattempo, allora, in questo limbo di colori e mascherine alzate non possiamo fare altro che «rovesciarci», come l’albero che descrive Dante nel XVIII canto del Paradiso, e «provare a prendere la saggezza del Cielo per portarla sulla Terra».

«Grazie Dante Alighieri – conclude Benigni nella sua lettera – perché con la tua Divina Commedia mi hai fatto innamorare della poesia, che è la cosa più bella del mondo, mi hai fatto sentire il bene e il male, mi hai fatto andare a letto impaurito, mi hai portato con te dappertutto, in Lunigiana, in cielo, dall’altra parte del globo… mi hai fatto piangere e morire dal ridere». Per questo e molto altro, grazie Dante.


Maria Irene Phellas

Da buona “sociologa” ho sviluppato, nel tempo, un forte senso di comunità. Mi piace la buona tavola e sono affascinata dalle diverse culturE del mondo; ho un debole per tutto ciò che è scritto e per chi cammina fuori dal seminato, e nel farlo ci mette il cuore.

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