Matteo Salvini e il processo per il caso Open Arms

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Ieri nuova udienza preliminare a Palermo del procedimento a carico del leader della Lega Matteo Salvini, per la vicenda Open Arms. L’ex ministro dell’Interno è accusato di sequestro di persona e rifiuto di atti d’ufficio.


Nel corso dell’udienza preliminare di ieri che vede imputato l’ex ministro dell’Interno, il leader della Lega Matteo Salvini per sequestro di persona, è stato dato incarico a due periti per la traduzione dall’inglese e dallo spagnolo di alcune mail e conversazioni a bordo della nave della Ong spagnola Open Arms, prodotte dalla difesa. Il comune di Palermo ha chiesto poi al gup Lorenzo Jannelli di costituirsi parte civile in caso di processo. Ma il gup ha rinviato tutto al 20 marzo quando ci sarà la nuova udienza.

L’accusa è rappresentata dal procuratore di Palermo Francesco Lo Voi, dall’aggiunto Marzia Sabella e dal pm Gery Ferrara. Il gup Nunzio Salpietro ha disposto un approfondimento, citando il premier Conte e altri ministri, per verificare ciò che sostiene Salvini e la sua difesa, rappresentata dall’avvocato Giulia Bongiorno: la decisione di non far sbarcare i migranti fu una scelta dell’intero esecutivo.

Nell’atto d’accusa dei pm, ci sono due lettere del presidente Conte. Lettere nelle quali, nei giorni in cui si svolse la vicenda, il presidente del Consiglio sollecitava l’allora ministro dell’Interno Salvini a far sbarcare al più presto i 27 minori non accompagnati perché la situazione sulla Open Arms era ormai drammatica.

L’udienza di Palermo dell’8 gennaio

Lo scorso 8 gennaio si era tenuta l’udienza preliminare con la richiesta di costituzione delle parti civili: sono sette i migranti che hanno chiesto di costituirsi, e assieme a loro ci sono anche 11 associazioni: Legambiente, Arci, l’associazione Accoglie Rete, Giuristi Democratici, il Ciss, Open Arms, Mediterranea Saving Humans, Cittadinanza Attiva e il comandante dell’imbarcazione dell’Ong  a cui fu impedito l’attracco, Reig Creus.

Il leader della Lega non ha perso l’occasione per trasformare il suo arrivo a Palermo in una passerella, con tanto di mascherina dedicata a Paolo Borsellino, e non si è risparmiato nelle dichiarazioni ai giornalisti: «La cosa curiosa leggendo gli atti della procura è che due dei presunti sequestrati sono tuttora in carcere – ha commentato Salvini, uscendo dall’aula bunker del carcere Ucciardone – adesso stiamo cercando di capire per quale reato. Quindi ho sequestrato due galantuomini che sono in carcere, uno a Ragusa e uno ad Agrigento», e infine ha ribadito: «Non ho agito da solo, ma insieme al governo».

Le tappe principali della vicenda 

Siamo nella calda estate del 2019, è il momento in cui entrano in vigore i decreti sicurezza, cavallo di battaglia del ministro dell’Interno e poche settimane prima che tra Pepete e mojito si aprisse la crisi di governo che mise fine della sua esperienza di governo e al primo governo Conte.

Il Primo agosto vengono salvati dall’imbarcazione dell’Ong spagnola più di un centinaio di persone a largo della Libia, il 2 agosto è richiesto un porto di sbarco all’Italia, ma nello stesso giorno alla nave è applicato il decreto sicurezza bis e il divieto di ingresso, transito e sosta nella acque territoriali italiane. 

Con il ministro dell’Interno Salvini firmano anche i ministri pentastellati Danilo Toninelli, ministro alle Infrastrutture, ed Elisabetta Trenta, ministro alla Difesa. Dopo il trasferimento di alcune persone per motivi di salute, rimangono a bordo ancora 150 persone, tra loro 32 minori, di cui 28 non accompagnati

Il 9 agosto viene presentato un ricorso presso il tribunale per i minori di Palermo in cui si chiede di far sbarcare i migranti e una denuncia per verificare la legittimità del  blocco delle persone a bordo.

Il 12 agosto il tribunale dei minori di Palermo riconosce che si starebbe configurando un reato di respingimento alla frontiera e di espulsione di minori.

Il 13 agosto i legali di Open Arms presentano un ricorso al Tar del Lazio contro il decreto sicurezza bis e il giorno successivo il Tar sospende il divieto di ingresso nelle acque territoriali italiane, accogliendo il ricorso di Open Arms.  Nonostante ciò, Matteo Salvini rimane contrario e intende fare ricorso al Consiglio di Stato e firmare un nuovo divieto di ingresso nelle acque territoriali italiane. Trenta e Toninelli, invece, non firmano. A questo punto la nave fa rotta verso l’Italia, scortata da due navi militari inviate dalla ministra della Difesa, giungendo nei pressi di Lampedusa. 

Il 16 agosto viene presentato un nuovo esposto alla procura di Agrigento per omissione di atti d’ufficio e altri reati. Nel frattempo le condizioni di salute di molte persone a bordo peggiorano, alcune vengono trasferite dalla nave, altri si gettano in mare in preda alla disperazione.

È il 20 agosto quando il procuratore di Agrigento sale a bordo di Open Arms e decide di disporre lo sbarco dei passeggeri e il sequestro preventivo d’urgenza della nave, ipotizzando il reato di abuso d’ufficio. Il giorno stesso la nave attracca a Lampedusa con 83 persone a bordo.

A novembre Salvini viene indagato dalla Procura di Agrigento per sequestro di persona e omissione d’atti d’ufficio. Nel frattempo cambia la maggioranza di Governo. A febbraio 2020 il tribunale dei ministri chiede al Senato l’autorizzazione a procedere. A maggio la Giunta per le immunità la respinge, l’Aula respinge le motivazioni della giunta e dà il via libera al processo nei confronti di Matteo Salvini

Le motivazioni dello sbarco della Open Arms in Italia

Una delle domande più calde di quei giorni riguardava le motivazioni per le quali lo sbarco dovesse avvenire in Italia e non in Spagna, dal momento che la nave batteva bandiera spagnola. In realtà Open Arms, al momento del salvataggio, inoltrò le richieste di un porto sicuro anche a Spagna e Malta. 

La Spagna inizialmente propose lo sbarco nel porto di Algeciras (a circa 5 giorni di navigazione) per poi mettere a disposizione, solo il 19 agosto, il più vicino porto di Minorca. Il ministro Toninelli si disse disposto a fornire la Guardia Costiera per accompagnare la Open Arms in Spagna, ma non si riuscì a trovare un accordo sulle modalità.

L’Ong si mostrò anche disponibile al trasbordo dei migranti sulle navi militari italiane per il trasferimento in Spagna, dal momento che l’imbarcazione non avrebbe potuto affrontare il viaggio senza alcun supporto e con un centinaio di persone estremamente provate e in precarie condizioni di salute a bordo. Il tutto avvenne mentre la Open Arms si trovava a soli a 800 metri dal porto di Lampedusa. 

Il 20 marzo, nell’aula bunker dell’Ucciardone, ci sarà la nuova udienza alla quale parteciperà anche Matteo Salvini e si entrerà nel merito con le richieste dei pm e ci sarà l’intervento della difesa e delle parti civili. Speriamo almeno che il leader leghista indossi mascherine più sobrie.


Antinea Pasta

Sono una persona aperta, disponibile all’ascolto, offro il mio sguardo curioso ma sempre fedele alle mie idee, a volte cinico e un po’ sarcastico, a chi avrà voglia di leggere ciò che scrivo.

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