Ricordate Dawson’s Creek? Netflix riporta indietro nel tempo un’intera generazione

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Da oggi su Netflix la generazione anni ‘90 può tornare indietro nel tempo alla propria adolescenza: la piattaforma, infatti, propone tutte le stagioni di Dawson’s Creek.


Ogni generazione di adolescenti che si rispetti ha avuto il suo teen drama di riferimento, quello che li ha fatti sognare e fantasticare primi amori impossibili e drammi liceali irreparabili. Tra Beverly Hills 90210, The OC e Gossip Girl, c’è quella “terra di mezzo” dei nati tra fine anni ‘80 e inizi anni ‘90 che dall’età di circa dieci anni (anno più, anno meno) iniziano a sentirsi grandi guardando quella che diventerà una delle serie adolescenziali più iconiche degli ultimi decenni: stiamo parlando di Dawson’s Creek

La serie ruota attorno alle avventure dei quattro ragazzi della cittadina di Capeside, Dawson Leery (James Van Der Beek), Joey Potter (Katie Holmes), Jen Lindley (Michelle Williams) e Pacey Witter (Joshua Jackson). 

Ci siamo noi e chi mente spudoratamente; mentirà spudoratamente ogni trentenne (anno più, anno meno), che affermerà di non rivedere gli episodi di questa serie che da oggi sono disponibili sulla piattaforma Netflix

Il racconto di un’altra epoca

È il 1998 quando va in onda negli Stati Uniti il primo episodio di Dawson’s Creek (in Italia aspettammo ancora un paio di anni): quella prima scena indimenticabile tra Joey e Dawson distesi a letto a guardare un film, gli amici inseparabili di una vita che si accorgono all’improvviso di stare crescendo, ponendosi degli interrogativi fino a quel momento rimasti sopiti.

E Dawson’s Creek è proprio questo: per la prima volta ci si allontana dalle immagini patinate dei giovani di Beverly Hills, bellissimi, maledetti e irraggiungibili, per arrivare alle storie di questi ragazzi normali, ingenui, impauriti, imbarazzati dal sesso, dai loro corpi che cambiano, sempre in bilico tra buonsenso e voglia di trasgredire, ma soprattutto di scoprire se stessi e gli altri.

L’adolescenza quando i social non spopolavano

Prima ancora dell’invasione dei social, prima ancora che internet e il mondo virtuale prendessero il sopravvento sulle vite dei giovanissimi, con i loro filtri innaturali che alterano i connotati e la realtà stessa, Dawson’s Creek ha mostrato l’ultimo spaccato di una generazione genuina e fragile, proprio come è l’adolescenza.

Il successo dei quattro ragazzi di Capeside si cela proprio qui: il regista Kevin Williamson ha avuto il coraggio di illustrare con disarmante semplicità tutte le domande che ogni adolescente si è posto almeno una volta nella vita; ha mostrato sullo schermo i tormenti emotivi, i dubbi sui propri orientamenti sessuali, il desiderio di essere accettati dalla massa, ma al tempo stesso di distinguersi dalla stessa, i dispiaceri, le delusioni amare, i triangoli amorosi che provano a incrinare storiche amicizie.

La generazione “di mezzo” e quella di oggi

Dawson’s Creek ha accompagnato una generazione “di mezzo” che si stava affacciando timidamente al cambiamento di un’epoca (d’altra parte, è proprio la generazione degli anni ‘90 l’ultima ad avere vissuto senza smartphone e senza l’avvento dei social, ancora inesistenti o comunque poco usati): in punta di piedi questi ragazzini sono entrati nelle nostre case, prima ancora di Prime Video e di Netflix, quando ancora si doveva aspettare una settimana intera per vedere un episodio che il 99 per cento delle volte ti avrebbe lasciato col fiato sospeso (per non parlare dei mesi intercorrenti tra una stagione e l’altra, ormai impensabili).

I ragazzi di oggi sanno già tutto (o quasi), anche riguardo gli argomenti più spinosi (prima di tutto il sesso, l’ambito che incuriosisce maggiormente): sono bombardati costantemente da informazioni, notizie, o in maniera autonoma se le vanno a cercare nella rete che spesso risponde alle loro domande e ai loro dubbi alla velocità di un paio di secondi al massimo. 

Ma negli anni ‘90 e nei primi anni Duemila non era affatto così: un’aura di mistero aleggiava attorno a certe materie, o a certi problemi, come il bullismo, il disagio sociale in generale, la paura nel provare alcune sensazioni e non saperle spiegare.

Tutti noi ci siamo ritrovati dentro questo telefilm almeno una volta: quando siamo stati “friendzonati” (adesso si dice così), quando ci siamo sentiti la pecora nera della famiglia (e magari ci sentiamo ancora così), quando abbiamo litigato furiosamente con le persone a noi più care, quando abbiamo preso il voto più basso della classe, quando siamo stati presi in giro dai nostri compagni. 

Dawson’s Creek ha segnato un’epoca perché ha raccontato di noi, figli degli intramontabili anni ‘90, anime fragili e impaurite in un mondo che stava crescendo e che sarebbe cambiato per sempre. E noi con lui.


Silvia Scalisi

Segretario di Eco Internazionale. Laureata in Giurisprudenza, alla passione per il diritto associo quella per la letteratura, il cinema e la musica.

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