Casa Florio, la dimora dei re senza corona

Di Veronica Sciacca – Seconda puntata del nostro piccolo viaggio alla riscoperta di quattro storiche dimore palermitane per le quali la Regione Siciliana ha finalmente stanziato dei fondi affinché vengano iniziati o portati a termine interventi di restauro e/o manutenzione.

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Oggi ci occupiamo di Casa Florio all’Arenella, meglio nota come “I quattro pizzi”, dimora per più generazioni della famiglia Florio, casato assai famoso nel palermitano per il lustro che gli esponenti di questa famiglia diedero a Palermo e a tutta la Sicilia negli anni a cavallo tra il XIX e il XX secolo.

Tra di loro spiccò per personalità Vincenzo III Florio, l’inventore della “Targa Florio”, la celeberrima gara automobilistica che attraversa il territorio delle Madonie. Florio fu inoltre il primo ad importare l’allora recente invenzione dei fratelli Lumière a Palermo, dopo aver assistito ad una proiezione mentre si trovava a Parigi. Vincenzo riuscì a convincere il fotografo Raffaello Lucarelli ad aprire la prima sala cinematografica della nostra città, che ebbe sede a piazza Verdi 58-59.

I Quattro pizzi sono dunque il simbolo di una famiglia che ha attraversato la storia, concentrando su Palermo lo sguardo della nobiltà e dell’alta borghesia italiana ed europea del secolo scorso. La dimora venne acquistata nel 1830 da Vincenzo I Florio, che fu senatore del Regno d’Italia, il quale commissionò la trasformazione dell’edificio all’architetto padovano Carlo Giachery (che morirà a Palermo nel 1865). La denominazione di “quattro pizzi” fa riferimento alla palazzina quadrangolare neogotica con quattro guglie che svettano verso il cielo. Lo stile dell’intero edificio è neogotico, e si richiama al neogotico inglese, che invece di ergersi su uno strapiombo roccioso tipico dei litorali anglosassoni, è “addolcito” dal paesaggio mediterraneo che lo circonda.

I Quattro Pizzi all’Arenella#10″ di Rino Porrovecchio – (CC BY-SA 2.0)

L’edificio fu modellato più per scopi industriali che residenziali, fu infatti la sede della “Tonnara”. La principale fonte di affari della famiglia Florio fu infatti la pesca e la commercializzazione del tonno sott’olio, impresa per la quale la famiglia disponeva di una flotta di novantanove navi, ma i cui grossi affari si conclusero ai primi del Novecento quando un cambiamento delle rotte migratorie fece deviare i tonni. La dimora tuttavia ospitava la famiglia nei fine settimana e le numerose personalità straniere illustri che visitarono Palermo in quegli anni. Tra queste, si ricorda in particolare la zarina di Russia Alexandra Fedorovna, consorte di Nicola I Romanov. L’imperatrice, cioè Federica Luisa Carlotta di Prussia, nonché sorella del re di Prussia Federico Guglielmo IV Hohenzollern non godeva infatti di buona salute, perciò le venne consigliato di trascorrere un po’ di tempo in un luogo caldo e più asciutto dell’umido e gelido inverno di Pietroburgo. Quale posto migliore di Palermo! Meta che le fu suggerita «dai più illustri professori europei, specialmente quelli di Berlino fra i quali primeggiavano il dottor Markuous e il dottor Mandt, che accompagneranno l’imperatrice nel viaggio a Palermo». La zarina rimase talmente colpita dalla dimora che la ospitò durante il suo soggiorno siciliano che ne commissionò una riproduzione a Znamenka, vicino a San Pietroburgo, sulle rive del golfo di Finlandia, nel parco della sua residenza estiva di Peterhof che, in memoria di Palermo, chiamò “Renella”, padiglione che andò distrutto in circostanze ignote e per il quale disponiamo di poche testimonianze indirette.

Padiglione “Renella” nella tenuta Znamenka, Baia di Neva, San Pietroburgo – da Wikimapia
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Oggi lo sfarzo e il prestigio del passato sembrano essersi dissolti, tra le crepe e le erosioni causate pian piano dall’aria carica di salsedine. E sembrano essersi sgretolati anche i sogni e le speranze degli uomini che hanno reso grande questo luogo e la città che lo ospita. Per questa ragione, il finanziamento regionale rappresenta un faro nel buio, un’ancora di salvezza per questa nave che non vuole affondare né nei ricordi personali né nelle memorie storiche di una cittadinanza sempre più inconsapevole delle proprie risorse.

Ci auguriamo davvero che gli interventi per il restauro e la messa in sicurezza previsti per Casa Florio siano visti da tutti i palermitani come interventi decisivi per scrostare dalla nostra identità l’abietta indifferenza di posteri senza memoria e dunque senza cura per la propria reputazione, quali siamo, e di eredi senza storia, quali non siamo. È dunque in nome di questa reputazione fatta di brezza marina, cieli azzurri, e idee brillanti che i Florio hanno portato in alto, per terra e per mare, che abbiamo il dovere di salvaguardare questo luogo, simbolo di prosperità.


Copertina di Rino Porrovecchio, edited by Ester Di Bona (CC BY-SA 2.0)

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