Piccolo miracolo a Palermo: il restauro di Villa Alliata di Pietratagliata

Di Veronica Sciacca – La Regione Siciliana ha finalmente stanziato più di 2 milioni di euro per il restauro e l’apertura di nove dimore storiche, di cui quattro solo a Palermo, sparse in luoghi strategici e zone residenziali, davanti alle quali passiamo con fin troppa indifferenza, complice il loro stato di semi o totale abbandono.

Oggi vogliamo iniziare un percorso che segua da vicino propositi ed esiti di questi imminenti restauri, ripercorrendo la storia di questi luoghi, con la speranza che fare la loro conoscenza ci spinga tutti ad essere un po’ più consapevoli della loro potenziale ricchezza per la cittadinanza. La dimora con cui inizieremo questo viaggio nella storia della nostra città è Villa Alliata di Pietratagliata, un piccolo gioiello in stile neogotico sito in via Serradifalco 184.

da FAI – Fondo Ambiente Italiano

La villa fu la dimora del Principe Luigi Alliata, che la costruì intorno al 1885. Come visibile in foto era circondata da un vasto parco, oggi ridimensionato, che le conferiva maestosità e imponenza. Alla morte del principe Luigi la dimora passò al figlio Raniero, noto con l’appellativo di “Principe Mago”. Tale fama inconsueta per un principe era dovuta al suo interesse oltre che per l’occultismo, per la teosofia (una branca dell’esoterismo), lo spiritismo e l’entomologia, ossia lo studio degli insetti, di cui possedeva una collezione molto nota, oggi custodita al Museo Regionale di Storia Naturale di Terrasini

Gli stravaganti passatempi di Raniero non mancarono di procurargli una cerchia di compagni e intenditori che si riunivano a Villa Alliata, tutti noti intellettuali siciliani, da Giuseppe Tomasi di Lampedusa, autore de Il Gattopardo, a Gioacchino Lanza Tomasi, musicologo italiano e uno tra i massimi studiosi del teatro d’opera, passando per i fratelli Lucio e Casimiro Piccolo, il primo poeta-musicologo, l’altro pittore, nonché cugini di Tomasi di Lampedusa e Brent (Benedetto) Parodi, giornalista e scrittore, figlio del duca Ugo Parodi di Belsito.

Raniero muore nel 1979, all’età di 82 anni, senza lasciare chiarimenti sulla sua eredità dal momento che negli ultimi tempi decise spontaneamente di non fare testamento, rispondendo a chi lo incoraggiava a non generare liti fra gli eredi: «Immortale sono». Il principe credeva infatti di essere riuscito a carpire agli spiriti “il segreto di una lunga vita dei sensi”. Seguirono anni di abbandono e saccheggi, che mutarono il volto di villa Alliata in quello di un tetro castello in rovina, sempre più inghiottito dai rampicanti che ne scalarono la cima e dall’incolta sterpaglia circostante.

Bisognerà attendere il marzo del 2018, per apprendere della sua vendita all’asta, al prezzo di circa 600 mila euro, dopo un passato intriso di ambiguità che l’ha vista passare dalle mani della famiglia Chiaromonte Bordonaro a quelle dell’imprenditore “in odor di mafia” Francesco Sbeglia. Il nuovo proprietario, tuttavia, resta ancora anonimo anche se voci di corridoio dicono si tratti di un imprenditore residente nella zona che ha intenzione di ridare vita ad un luogo ormai da troppo tempo sprofondato nell’oscurità storica e architettonica.

Il reportage di Fondo Ambiente (FAI) non fa infatti ben sperare, dal momento che fotografa una situazione piuttosto tragica: «solai crollati, cedimenti delle coperture con parti esposte agli agenti atmosferici, gravi danneggiamenti per atti vandalici. Trafugati numerosi componenti dell’epoca ed altrettanti danneggiati». Ad oggi ci risulta che il giardino sia stato finalmente sistemato, le piante che rendevano la villa ormai quasi invisibile sono infatti sparite e tali operazioni di giardinaggio sembrano solo il primo passo verso l’atteso restauro. Tuttavia, quello che lascia perplessi è che dal comunicato della Regione Siciliana per lo stanziamento dei 2 milioni destinati alle nove dimore siciliane, per villa Alliata compaia tra parentesi la specificazione secondo cui la parte a lei destinata delle risorse adesso disponibili dovranno servire ad una “manutenzione straordinaria e installazione di un ascensore per disabili”.

Viene da chiedersi se queste manovre vadano nella direzione di un concreto recupero del bene e della sua possibile fruizione da parte dei cittadini. Ciò che ancora non si conosce è la destinazione d’uso che il nuovo proprietario ha in mente. Sarebbe auspicabile che almeno parte dell’edificio (si pensi al giardino per esempio) possa essere fruibile dai residenti o quantomeno dai bambini della Scuola Media Leonardo Da Vinci, che sorge proprio di fronte Palazzo Alliata. In una zona in cui i piccoli spazi verdi sono per lo più inadatti o sporchi sarebbe bello se i più giovani potessero far rivivere la villa e conoscerne la storia, densa di un fascino, questo sì, immortale.


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