Dai malati al lusso, la storia di Villa Igiea

Di Daniele Monteleone – Alle falde di Monte Pellegrino, affacciata sul mare dell’Acquasanta, troviamo la storica e prestigiosa Villa Igiea. Lo sviluppo di questa grandiosa dimora – nata come villa privata – è strettamente connesso a una delle più potenti famiglie di imprenditori siciliani di fine Ottocento: Florio. L’imponente struttura mostra ancora oggi il suo splendore quasi del tutto originale. Custodisce tutt’ora ricchezze e decori artistici appartenenti all’inconfondibile stile Liberty.

La famiglia Florio possedeva in quella zona litorale palermitana la tonnara dell’Arenella, messa insieme dall’acquisto in piccoli lotti tra il 1830 e il 1838. La struttura fu successivamente rinnovata grazie al lavoro dell’architetto Carlo Giachery, proprio per permettere di ospitare l’intera famiglia durante i periodi della pesca del tonno. Nel 1844 venne anche completato l’edificio in stile neogotico, sempre presso la tonnara, conosciuto anche come “Quattro Pizzi”, una struttura in riva al mare che non passa certo inosservata.

Tonnara Florio Arenella
Tonnara Florio all’Arenella detta “Quattro Pizzi”

La passione per il gotico però non si ferma ai Quattro Pizzi. Nell’aprile del 1899, Ignazio Florio acquistò dall’ammiraglio inglese Sir William Cecil Henry Domville una casina in stile neogotico nota come Villa Domville. Con la villa era compreso un parco di circa 20.000 metri quadri, ma l’idea non era quella di comprare l’ennesimo capriccio sulla costa. L’intento era quello di realizzare un sanatorio per facoltosi ammalati di tubercolosi. Fu, sciaguratamente, a causa della malattia della primogenita Giovanna, probabilmente tubercolosi, che Florio intraprese questa strada per l’uso di Villa Domville. Il suggerimento dell’amico professore Vincenzo Cervello di proseguire su questa strada fece il resto. Quest’ultimo fu infatti inventore dell’igazolo, un farmaco giudicato allora utile per la cura della tubercolosi polmonare.

Quel quartiere, l’Acquasanta, attirò la costituzione del sanatorio soprattutto per la sua storia “miracolosa” e per la generica salubrità del luogo. La sorgente dalle miracolose capacità terapeutiche e l’azione apparentemente benefica del clima marino, furono determinanti nella scelta del sito. Ignazio Florio, allora presidente dell’Ospedale Civico, ritenne infatti che queste caratteristiche potessero giovare in modo considerevole ai malati di tubercolosi. La tisi in quegli anni era piuttosto diffusa in Sicilia, e costituiva uno dei principali drammi da combattere. Solo successivamente si scoprirà che l’aria di mare non rappresenta affatto un motivo di benessere per gli ammalati.

La costruzione del nuovo grande sanatorio, denominato “Villa Igiea” in omaggio alla dea della salute Hygiea, fu affidata all’architetto Ernesto Basile, uno dei maggiori esponenti del Liberty in Sicilia. Nel progetto il Basile diresse non solo gli aspetti volumetrici ed architettonici ma anche quelli decorativi, disegnando tutto l’arredo, dalle panche alle specchiere, fino alle poltrone. I complementi come porte, lampadari, passamani, paraventi furono affidati alla prestigiosa realizzazione firmata Ducrot, antica grande ditta artigiana. La sala da pranzo arricchita da un vasto ciclo decorativo floreale prende oggi il nome di Sala Basile, proprio in onore di colui che ne ha curato tutte le fasi della realizzazione a opera di Ettore De Maria BerglerMichele Cortegiani e Luigi Di Giovanni.

A circa un anno dall’acquisto eccellente della Domville, nel Marzo del 1900 cambia tutto. Ignazio Florio ed il Consiglio di Amministrazione della società costituita per la realizzazione del sanatorio decisero di mutare la destinazione d’uso di Villa Igiea. Per l’insufficiente il ritorno economico nell’enorme investimento, considerata l’elitè che avrebbe potuto assicurarsi la degenza in una struttura così lussuosa, l’iniziale progetto venne rapidamente abbandonato.

Villa Igiea
Foto di Enrico Di Benedetto, “Collezione del Fondo Di Benedetto” (1900 circa)

Il complesso divenne il “Grand Hotel Villa Igiea”, mantenendo il nome della dea della salute ed affermandosi come meta ricercata del turismo internazionale e simbolo della belle époque palermitana. La sua inaugurazione segnò anche l’inizio di una stagione ricca di eventi mondani e di visite illustri. Il 19 dicembre del 1900, alla presenza della borghesia palermitana e dei giornalisti di tutta Europa, il lussuoso hotel aprì finalmente le porte. Per molti anni Ignazio e Franca Florio accoglieranno nei suoi saloni l’alta aristocrazia europea e mondiale. Solo per citare alcuni personaggi ospitati, ricordiamo il re d’Inghilterra Edoardo VII, l’imperatore di Germania Gugliemo II, lo zar di Russia Nicola II, il re del Siam Chulalongkorn, il re Costantino I di Grecia che vi morì in un silenzioso esilio, e il re di Spagna Alfonso XIII. Obiettivo dei Florio: fare concorrenza al brillante lungomare di Nizza. Ma l’Acquasanta aristocratica a Palermo aveva il tempo contato, e ad ammalarsi sarebbe stato proprio quello sfarzo di cui si erano fregiati gli eventi alla Villa.

Il padiglione, detto “Circolo degli Stranieri”, staccato dal complesso edilizio ma collegato con una galleria sospesa a vetrate con struttura in ferro – oggi non più esistente – vide passarvi l’aristocrazia e la più ricca borghesia palermitana. Ma la Prima Guerra Mondiale segnò il declino della belle époque, dei Florio e delle serate mondane. Caddero grandi imprenditori, la borghesia palermitana e la luce di Palermo sul Mediterraneo divenne in qualche modo “intermittente”.

Nel secondo dopoguerra, l’edificio entrò a far parte del patrimonio del Banco di Sicilia, che nel 1980 decise di affittare la struttura alberghiera alla società ATA HOTELS di Salsomaggiore. Com’è Villa Igiea oggi? Si tratta certamente di uno dei più lussuosi alberghi siciliani con piscina sul mare, un campo da tennis e un centinaio di camere dotate di tutti i comfort. E la sua storia parla per lei: una missione sanitaria divenuta un vertice del lusso europeo.


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