Lina Merlin, l’antifascista con lo sguardo al futuro

Di Valentina Spinelli – Lina Merlin, all’anagrafe Angelina Merlin, nasce a Pozzonovo, un paese della provincia di Padova il 15 ottobre 1887. Donna di grande cultura ed intelligenza, credeva nell’importanza della formazione scolastica di ogni singolo bambino. Dunque, prima di avvicinarsi al mondo della politica, insegnò per alcuni anni la lingua francese alle scuole medie, per poi ricoprire nuovamente il ruolo di maestra nelle scuole elementari.

Nel_segno_di_Matteotti_Lina_Merlin_Madre_della_Repubblica_Rovigo-680x400Convinta e coerente antifascista, poiché riteneva il regime e i suoi presupposti troppo lontani dai suoi ideali, la Merlin nel 1919 si iscrisse al Partito Socialista Italiano. Grazie a questa partecipazione, la stessa iniziò a collaborare con il periodico La difesa delle lavoratrici, di cui assunse in un secondo momento la direzione.

Nel 1926 il suo rifiuto a prestare fedeltà al partito mussoliniano le fu nefasto, motivo per cui venne condannata a diversi mesi di carcere e in un secondo momento licenziata dal ruolo di insegnante che ai tempi ricopriva. Inoltre, successivamente alla scoperta del complotto per attentare alla vita del duce da parte di Tito Zaniboni, il suo nome venne iscritto all’elenco dei “sovversivi” e affisso lungo le strade di Padova.

Furono anni molto difficili per la Merlin, la quale venne condannata dal tribunale speciale a cinque anni di confino in Sardegna, ove visse fino al 1929 in ambienti disagiati e culturalmente molto arretrati, per poi beneficiare di uno sconto di pena e fare ritorno prima a Padova e poi a Milano.

Nel 1945 fu anche tra le fondatrici dell’UDI Unione delle Donne Italiane per poi dedicarsi al rinnovamento delle istituzioni, ancora troppo ancorate ad un sistema di governo arretrato e collegato al precedente e ormai decaduto regime.

Successivamente alla militanza politica, Lina Merlin fu la prima donna a essere eletta al Senato della Repubblica e a essere tra i membri eletti dell’Assemblea Costituente. È bene ricordare che quest’ultimo fu l’organo legislativo che a partire dal 1946 diede avvio alle sedute volte alla redazione di una Costituzione per la nascente Repubblica italiana, la cui entrata in vigore avvenne il 1° gennaio 1948.

Il suo contributo in questo importante momento di svolta va ricercato nella partecipazione – con le altri Madri costituenti – alla Commissione dei 75, le cui tematiche affrontate saranno determinanti in diversi ambiti sociali, dalla parità di genere alla tutela dei minori, a quella delle classi più deboli.

img_8170Convinta dell’uguaglianza di tutti i cittadini innanzi alla legge, fu ancora una volta la senatrice a improntare un lavoro di modifica, nella dicitura che noi tutti oggi conosciamo, nell’articolo 3 della nostra Costituzione, in favore delle parole «Tutti i cittadini … sono uguali davanti alla legge, senza distinzioni di sesso», con cui si avviò quel tortuoso percorso in favore del riconoscimento della piena parità tra uomini e donne. Fondamentale momento di rottura rispetto al passato e prologo di un nuovo inizio per l’effettiva tutela dei diritti previsti dallo Stato di Diritto italiano.

Tra le altre importanti proposte di legge da lei volute si ricordano la cancellazione dell’indicazione di “figlio di NN” (Nomen Nescio) dai documenti anagrafici, con cui si indicavano coloro i quali nascevano in circostanze estranee al matrimonio e per questo quasi sempre non riconosciuti dai loro genitori (legge n. 1064 del 31 ottobre 1955). E ancora, l’equiparazione dei figli naturali ai figli legittimi in materia fiscale, la legge sulle adozioni che eliminava qualsiasi disparità tra i figli adottivi e i figli nati in costanza di matrimonio.

Un’altra importante riforma voluta dalla senatrice Merlin fu la soppressione della c.d. clausola di nubilato nei contratti di lavoro, che permetteva ai datori di lavoro di licenziare le lavoratrici che si sposavano (legge n. 7 del 9 gennaio 1963).

Da ultime, ma non per importanza, è bene ricordare altre due conquiste volute e ottenute con non pochi sacrifici dalla Merlin, ovvero l’abolizione del carcere preventivo e la procrastinazione dell’inizio della pena per le madri, poiché convinta che quest’ultime fossero essenziali per la formazione e la crescita dei figli, soprattutto se piccoli.

Come già detto, la sua attività all’interno della politica italiana, fu esemplare, tuttavia il suo nome ancora oggi è ricordato perché associato alla legge n.75 del 20 febbraio 1958, con cui in Italia si decretò, dopo circa dieci anni di lotte contro coloro i quali erano in disaccordo, la chiusura delle case di tolleranza e la fine della legalizzazione della prostituzione. La Merlin era fermamente convinta che il meretricio, in quanto professione gestita dallo Stato italiano, in realtà andasse a discapito delle donne, le quali molto spesso vi erano costrette dalla povertà, dalla mancanza di indipendenza economica o da violenze sessuali subite in precedenza e quasi sempre prive di alcuna valida sanzione nei confronti dei loro aguzzini. Le donne instradate alla prostituzione venivano schedate per l’attività svolta, senza possibilità alcuna di abbandonare la vita all’interno di quei luoghi considerati necessari per l’appagamento e il soddisfacimento dei desideri sessuali maschili, e delle vere e proprie prigioni legate al loro sfruttamento di tutte quelle giovani che vi lavoravano.

PROSTITUZIONE: MERLIN, UNA LEGGE DI MEZZ'ETA'La senatrice riteneva oltraggioso che lo Stato italiano guadagnasse per mezzo e attraverso lo sfruttamento delle donne, i cui corpi venivano visti come semplice oggetto di scambio, in una realtà ancora eccessivamente maschilista e patriarcale come quella italiana di quegli anni. Era dunque prioritario farle fuoriuscire dalla penombra in cui avevano sempre vissuto e riconoscere loro piena parità rispetto agli uomini. Ricordando che nel caso in cui l’Italia non si fosse adeguata agli altri paesi, nel frattempo attuativi di politiche volte a migliorare la condizione femminile e a ritenere non più legali le case chiuse, non avrebbe potuto intavolare le trattative di ingresso all’interno delle Nazioni Unite.

La sua vittoria, o meglio la vittoria di tutte quelle donne costrette a prostituire loro stesse e i propri corpi, fu soltanto l’inizio di una lunga serie di conquiste che da lì a breve avrebbero interessato la sfera femminile e del diritto di famiglia in generale.

A Lina Merlin si deve riconoscere umiltà d’animo, caparbietà e costanza. Instancabile e molto spesso solitaria portavoce di lotte contro ideologie culturali, sistemi sociali e politici obsoleti e disincentivanti la piena affermazione della libertà delle categorie più deboli. Donna dalla singolare intelligenza e dalla totale devozione verso questi ultimi soggetti, è a lei che dobbiamo attribuire i meriti per un lavoro di costante riforma e di vicinanza dell’Italia agli altri paesi occidentali.

Dopo una vita dedicata agli impegni istituzionali, e successivamente alle inimicizie che le rivolsero alcuni membri dello PSI e delle nuove leve dello stesso partito, Lina Merlin abbandonò definitivamente la politica alla veneranda età di settantasette anni. Morirà a Padova il 16 agosto 1979 circondata dai suoi affetti e dalle centinaia di donne e bambini che a lei devono la loro libertà e il loro riconoscimento in quanto persone aventi pari diritti rispetto a chiunque altro.


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