Dalla Resistenza al Parlamento: la storia di Maria Agamben

Di Alessandra Fazio – Maria Agamben in Federici, partigiana e antifascista, donna di valore. E’ stata una delle ventuno donne conosciute come 21 Madri della Costituzione o Madri Costituenti. Nacque in Italia, precisamente a L’Aquila il 19 settembre del 1989. Si laureò in Lettere, divenne insegnante e successivamente giornalista. A Roma conobbe Mario Federici, famoso autore di opere teatrali, che sposò nel 1926 e col quale, durante il periodo fascista, si trasferì all’estero. Continuò a insegnare lettere, dapprima a Sofia, poi in Egitto e, infine, a Parigi.

image0024Nel 1939 tornò in Italia e iniziò ad occuparsi di politica iscrivendosi, in un primo momento, all’associazione Piazza Bologna, associazione mediante la quale veniva data assistenza a tutti coloro che venivano perseguitati per ragioni politiche. Nel 1943, prese parte alla Resistenza Italiana, conosciuta come Resistenza partigiana o Secondo Risorgimento o, semplicemente, Resistenza, ovvero, un movimento di opposizione politica e militare di stampo antifascista e antinazista. Uno dei tanti movimenti che, tra il 1943 e il 1945, con spirito ribelle lottarono per ottenere la libertà, fuggire dall’opposizione e dall’imposizione di ideali e poteri nazisti e fascisti, reclamare la propria indipendenza culturale, nazionale, individuale.

Si occupò di previdenza sociale e lottò per la tutela dei diritti umani, in particolare, di quelli economico-sociali dei lavoratori e delle lavoratrici, sottolineandone aspetti relativi alla maternità, alla parità dei salari, alla parità di trattamento. Ma, non si dedicò soltanto a questo. Infatti, fu a capo del CIF, Centro italiano femminile; fu delegata nazionale delle ACLI e fondò l’ANFE, (Associazione Nazionale per le famiglie degli emigrati). Il suo obiettivo era quello di riuscire ad assicurare una maggiore tutela dei diritti umani, in un contesto politico e sociale nel quale questo sembrava, quasi, impossibile. Impossibile per le turbolenze dalle quali era caratterizzata l’Italia del tempo; per la frammentazione sociale presente sul territorio; per la diversità di ideali sottesi ad un sistema politico tutt’altro che garantista  dell’uguaglianza e dei diritti, tutt’altro che tollerante.

Enrico-De-Nicola-con-alcune-donne-elette-nellAssemblea-Costituente.Nel 1946, esattamente il 2 giugno, venne eletta l’Assemblea Costituente e, contestualmente,  Maria Agamben ne venne eletta membro, ricevendo l’incarico di elaborare, insieme ad altre cinque donne (Nilde Iotti, Angela Gotelli, Lina Merlin e Teresa Noce) e ai membri della commissione speciale, denominata Commissione dei 75, il progetto di  Costituzione che da lì a poco sarebbe, poi, stato approvato. Fu, infatti, componente dell’XII commissione  lavoro e previdenza sociale, presieduta da Gustavo Ghidini, nonché della commissione d’inchiesta sulla disoccupazione.

Si sedette in Parlamento per discutere su quei diritti che sarebbero stati enunciati nella Carta Costituzionale: una novità assoluta. Infatti, sebbene le donne elette all’Assemblea fossero soltanto 21 su 556 membri, il fatto stesso che fossero presenti e avessero voce in Parlamento fu un passo avanti in una società che fino a quel momento non aveva neppure immaginato che una donna potesse camminare, da sola, con le proprie gambe lungo le strade della politica, assumendo incarichi e doveri di rilevanza nazionale. Lottò per far sì che le donne potessero ottenere il diritto al voto, a quel tempo inesistente e inconcepibile.

01449Scrisse anche un libro intitolato Il cesto di lana, col quale raccontò delle donne del dopoguerra; della condizione personale e familiare nella quale vivevano le donne del tempo; di ciò che subirono e di ciò che sognarono. Fondò il Comitato Italiano di Difesa della Donna e collaborò all’approvazione della Legge Merlin nel 1952, che prevedeva l’abolizione delle case chiuse.

Donna di grande intelligenza, temeraria, coraggiosa, una di quelle donne disposta a mettersi in gioco in tutto e per tutto per riuscire ad affermare i suoi ideali.

Una donna che ha lasciato il segno, che abbiamo il dovere di ricordare ogni volta che ci accingiamo a leggere la Costituzione, e non solo.


 

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