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La vera storia dell’ape regina: Giovanna «l’insaziabile» fu solo una donna forte

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La regina Giovanna II d’Angiò-Durazzo vive nelle cronache storiche palermitane con un alone di disprezzo, forse frutto di ignoranza o di una semplice “opposizione di genere”. In verità nasconde la storia dolorosa di una donna vissuta tra il XIV e il XV secolo. Ciò che la tradizione ci ha consegnato non è altro che la sua fama di donna lussuriosa. Una leggenda che lascia il tempo che trova, una teoria più popolare che comprovata dai fatti.

Viene dipinta ancora oggi con epiteti quanto mai infelici quali “regina mantide”, “regina del sesso”, “mangiatrice di uomini”, “pazza”, “regina sanguinaria”, “regina peccaminosa”. Ammesso e non concesso che facesse tanto sesso, reclutando a corte giovani di bell’aspetto di ogni estrazione sociale, e che gettasse gli amanti in una botola segreta, condannandoli alla fossa dei coccodrilli, resta la storia di una donna al potere coperta di leggende sessiste.

“Giovanna l’insaziabile” è stata riconosciuta (ma solo idealmente) nella fontana Pretoria nel centro di Palermo in compagnia di un cavallo. Si narra una leggenda che vede la regina protagonista di un rapporto sessuale proprio con un cavallo, fatto che si sarebbe concluso col celebre commento alla fine dell’amplesso: «stanca sì, ma sazia mai». Certamente la scultura non ritrae lei, bensì una figura mitologica. A causa del fantasioso racconto Giovanna è stata identificata in quella statua distesa accanto l’animale. Giovanna però era molto di più, anzi, è stata molto meno di quel che voleva.

Naiade con Pegaso, Fontana Pretoria, Piazza Pretoria (Palermo)

Questo personaggio subì una vita tra vicende e mosse strategiche portate avanti da parte di altri attori politici. Giovanna fu una donna, una pedina, fra le tante nella storia, che è stata in balia dei giochi di potere. Già da giovane dovette assumere il ruolo (obbligato) di “sforna-erede”. Salvaguardare la successione della dinastia Angiò-Durazzo, in un momento storico tanto infuocato per il Meridione d’Italia (altalenante tra unioni e divisioni), era di importanza fondamentale.

Giovanna nacque a Zara, in Croazia, nel 1371 da Carlo III d’Angiò-Durazzo e da Margherita Durazzo. Quando era ancora una bambina i genitori vollero tornare nel napoletano, la terra natia dei Durazzo. Carlo voleva vendicare la morte del re d’Ungheria Andrea d’Angiò, ucciso dopo una congiura di Palazzo tra cui figurava la collaborazione della moglie Giovanna I, allora regina di Napoli e di Sicilia, salita al trono d’Ungheria in aperto contrasto con le disposizioni testamentarie angioine.

A Napoli, Carlo e Margherita ebbero un altro figlio, un maschio, per la loro felicità: Ladislao. A quel punto Carlo e la regina napoletana presero parte a due alleanze opposte. Fu il periodo dello scisma papale, lo “scisma d’occidente”: quarant’anni in cui incredibilmente la chiesa si divise fra papi e antipapi. Nel 1381, sostenuto dal papa romano (quello più affermato), Carlo III pretese la corona: si consumò così lo scontro in casa Angiò. Giovanna I fu assassinata, eliminandola dalla competizione per Napoli e Palermo, le due metropoli del regno.

Passarono solo cinque anni e il re Carlo III morì, assassinato anche lui dopo un tentativo di aggressione alla corona, ma stavolta per quella di Ungheria. Gli succedette Ladislao, che però era ancora un bambino. Nel 1386 dunque si rese necessaria la reggenza della madre Margherita. Con un potenziale regnante ancora troppo piccolo (solo 9 anni di età) iniziò la caccia all’eredità reale. L’ormai sedicenne Giovanna attirava la brama di potere sul Meridione italiano mentre il fratellino Ladislao era impegnato a crescere. Diverrà re di Napoli a pieno titolo e otterrà concretamente il trono solo nel 1399 dopo diverse peripezie. Per anni a Giovanna furono avanzate diverse proposte di matrimonio con lo scopo, più o meno esplicito, di “appropriarsi” della sua dinastia.

Il primo tragico matrimonio di Giovanna ebbe luogo nel 1401 con le complicate nozze con Guglielmo d’Austria, un reale della dinastia d’Asburgo. Ma solo cinque anni dopo Giovanna rimase vedova. All’età di 35 anni era senza marito e senza figli. Frequentando la corte del fratello e re Ladislao, si circondò di cortigiani e facoltosi pretendenti da Napoli a Palermo: molti furono i personaggi illustri che conobbe e con cui intrecciò legami, anche di tipo sentimentale.

Giovanna, abituata a una spensierata vita di corte, dopo la morte del fratello avvenuta nel 1414, si ritrovò di colpo reggente necessaria. Erano i cosiddetti “favoriti” a consigliarla: cortigiani di varia estrazione, talvolta amanti, che gravitavano attorno alla corona. Su tutti spicca il nome di Pandolfello Piscopo, detto “Alopo”, uno dei favoriti più vicini a Giovanna e nominato da lei “gran camerlengo”. Il problema della successione però restava, e su Giovanna gravava l’esigenza di un nuovo matrimonio, non essendo stata ancora consacrata regina di Napoli. Le fu proposto Giacomo II di Borbone, conte di La Marche: in un anno convolarono a nozze con l’accordo che costui, una volta sposati, non sarebbe mai diventato re. Giovanna infatti negò il titolo regio al marito, ma ciò non servì a fermare l’ambizione di Giacomo. Il nuovo sovrano volle affiancare alla corona dei collaboratori di fiducia francesi, e di lì a poco tempo fece decapitare Pandolfello ed imprigionare Muzio Attendolo Sforza, altro alleato e consigliere-amante di Giovanna.

Immaginiamo le dinamiche in quel contesto: Giovanna non era la classica regina che chiunque avrebbe sposato. Non era giovane, e nemmeno debole politicamente nei confronti del consorte. Dopotutto, era lei la regina. Il matrimonio era inevitabilmente malsopportato e infelice da un qualunque marito costretto a sottostarle. Giacomo dovette infatti rinunciare ai suoi funzionari francesi anche a causa del malcontento popolare.

Giovanna, intorno al 1418 aveva iniziato una nuova relazione amorosa con Sergianni Caracciolo, anch’esso protagonista di una scalata verso il potere. Negli anni, la morte di alcuni suoi favoriti fece guadagnare a Giovanna la definizione di ape regina, una regnante raccontata come una spietata assassina.

La regina Giovanna si ritrovò nuovamente ad essere strumento di “arrivismo” da parte di pretendenti al trono e amanti cortigiani. Continuamente consigliata, assistita e affiancata da uomini “favoriti”, lasciò nelle mani di costoro gli interessi del regno. Il marito Giacomo a un certo punto, nel 1419, preferì tornare in Francia per proseguire una vita da francescano fino alla morte, e una volta emigrato, Giovanna riuscì a farsi consacrare regina col nome di Giovanna II. Ma nonostante l’ufficializzazione della sua carica, restava necessario designare un erede al trono. Nel 1420 il tentativo di Luigi III della casata collaterale degli Angiò-Valois scatenò lo scontro per il regno. In suo aiuto arrivò il potente Alfonso V d’Aragona che scacciò Luigi ma eliminò anche gli amanti e i consiglieri di Giovanna, compreso Caracciolo, per espandere il suo potere.

Giovanna nel 1424 riuscì a organizzare un colpo astuto per riprendere le redini del regno, un vasto territorio che andava dai confini dello Stato pontificio fino alla Sicilia. Chiamò il “vecchio nemico” Luigi, promettendogli il trono, e riuscendo così a sconfiggere Alfonso con uno scontro indolore. Questi, infatti, dovette ritornare in Spagna dove alcuni scontri interni avevano richiesto la sua presenza. Luigi si stabilì allora in Calabria attendendo pazientemente il suo momento per occupare il trono da erede riconosciuto.

Nell’attesa della “regale” dipartita di Giovanna, morì anche Luigi, poco più che trentenne. Nel testamento, la regina Giovanna, dispose quindi che il fratello di Luigi, Renato I Valois-Angiò, avrebbe ottenuto il trono, spalancando definitivamente le porte verso la fine della dinastia Angiò-Durazzo. Il 2 febbraio del 1435, alla veneranda età di 62 anni, morì la regina Giovanna II, e fu il tramonto di una lunga serie di regnanti franco-partenopei, decaduti in favore degli Angiò-Valois. Dopo poche generazioni gli aragonesi unificheranno saldamente il Meridione, e quella spagnola sarà tutta un’altra turbolenta storia. Giovanna II d’Angiò invece verrà consegnata all’eternità fra storie e storielle buone per frivoli cicalecci e morbose curiosità.


 
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Daniele Monteleone

Daniele Monteleone

Caporedattore. Scrivo tanto, urlo tantissimo. Passione irrinunciabile: la musica. E poi un amore smisurato per l'arte, tutta.

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