Da un rifolo di ponentino autunnale alla tempesta perfetta

Di Francesco Paolo Marco Leti – Nella giornata di giovedì 27, il Governo ha approvato la nota di aggiornamento al DEF. Il contenuto e le cifre presenti non sono al momento chiari, in particolare per quel che concerne la ripartizione del budget per i vari capitoli di spesa. Quello che è certo è la presenza di alcuni cavalli di battaglia dei due partiti che rappresentano il Governo.

Nello specifico, vengono riportati sia il superamento della Legge Fornero con la cosiddetta “quota 100” (anche se, al momento, non è chiaro il rapporto fra anni di contributi ed età), sia l’introduzione della Flat Tax (seppur soltanto limitata alle piccole imprese, ad artigiani e professionisti), sia, infine, la Pensione e il Reddito di Cittadinanza. In particolare su quest’ultimo, si addensano i dubbi maggiori riguardo al contenuto: non è chiara la platea a cui è rivolta, poiché si parla di cittadini residenti da almeno dieci anni; non è specificata la forma di erogazione, anche se si dovrebbe utilizzare una sorta di carta elettronica; non è indicato se le somme erogate saranno vincolate ad essere spese e su quali settori merceologici.

Riguardo la crescita dell’economia del Paese, è previsto un aumento dell’1,5% nel 2019, dell’1,6% nel 2020 e dell’1,4% nel 2021, contro la previsione attuale della Commissione Europea dell’1,1%.

giuseppe-conteL’unico aspetto chiaro, sino ad oggi, è la volontà del Governo di finanziare parte delle misure attraverso il deficit pubblico. Durante la conferenza stampa del 3 ottobre, il Premier ha sottolineato come il rapporto deficit/PIL per il prossimo anno dovrebbe raggiungere il 2,4%, per poi calare al 2,1% nel 2020 ed, infine, all’1,8% nel 2021. Su tale rapporto, si è assistito ad una retromarcia del Governo: le dichiarazioni iniziali davano un’indicazione pari al 2,4% in tutto il triennio considerato.

Come la nota e la spesa in deficit impatteranno sull’economia italiana, è complesso da stabilire. La ripresa degli investimenti pubblici e il Reddito di Cittadinanza potrebbero avere un effetto positivo sulla crescita, rilanciando la domanda asfittica del Paese e trainando uno sviluppo economico più sostenuto. Proprio questo tipo di approccio è alla base delle previsioni economiche ottimistiche del Governo riguardo il PIL. Il problema, in questo caso, è valutare quanto della nuova spesa sarà effettivamente destinata al consumo e quanto verrà risparmiato: se il risparmio sarà ridotto al minimo, l’effetto sarà benefico.

La crescita dei consumi dovrebbe incrementare le entrate fiscali dello Stato, aiutando concretamente il finanziamento della manovra. Al contrario, la destinazione di questa spesa al risparmio delle famiglie aggraverebbe i conti dello Stato, senza alcun sollievo per l’economia, ad eccezione di quella finanziaria. Le banche, in particolare, troverebbero nuove fonti di finanziamento patrimoniale. Parte delle risposte a queste domande arriveranno soltanto con la pubblicazione del dettaglio legislativo che accompagnerà la futura manovra.

L’effetto certo che la pubblicazione del dato sul deficit/PIL ha provocato è stato un parziale aumento dello spread. Questo è molto probabilmente dovuto allo spiazzamento che i mercati hanno subito di fronte la notizia: all’interno dello stesso Consiglio dei Ministri di giorno 27, era considerato più probabile che il deficit/PIL si fermasse all’1,6%. Il problema è proprio lo spread: se rimanesse fermo ai valori attuali o diminuisse, non vi sarebbero problemi per la manovra futura ma se, al contrario, si allargasse, comincerebbero i guai per il Belpaese. Un allargamento del differenziale porterebbe, infatti, alla crescita della spesa per interessi sul debito, creerebbe difficoltà per il finanziamento del debito pubblico e aggraverebbe le condizioni dei bilanci delle banche italiane che hanno, “in pancia”, molti titoli di debito e dovrebbero cercare nuova capitalizzazione sul mercato per compensare le minusvalenze (operazione, al momento, molto complicata).

In particolare, nel prossimo futuro vi sono parecchi eventi che potrebbero creare scossoni allo spread. Alla fine del mese, si attende il giudizio sull’affidabilità dei nostri titoli pubblici da parte di alcune agenzie di rating e un eventuale declassamento ci avvicinerebbe pericolosamente alla soglia dei titoli spazzatura (mancherebbe un solo scalino), con effetti drasticamente negativi sia sul rifinanziamento bancario, sia proprio sullo spread.

72da473f348c368273b8eb332ee30f42-kTXE-U3040308915752t3D-1224x916@Corriere-Web-Sezioni-593x443Ad aggravare ulteriormente la situazione potrebbe essere la bocciatura della manovra da parte della Commissione Europea (sarebbe la prima volta che una manovra viene rigettata). La Commissione potrebbe anche “semplicemente” aprire una procedura d’infrazione nei confronti del nostro Paese per deficit eccessivo in quanto il precedente Governo si era impegnato a portare il rapporto deficit/PIL all’0,8% per il 2019, mentre il Governo attuale, invece, lo sta triplicando.

Infine, alla sequela di tragedie precedenti, potrebbe aggiungersi un dettaglio non marginale cioè quello per cui, a partire da questo mese, la Banca Centrale Europea (BCE) sta riducendo i propri acquisti di titoli e, quindi, verrebbe a mancare l’effetto calmiere che il Quantitative Easing ha creato sui mercati. Tutti questi eventi potrebbero creare una tempesta perfetta sul mercato finanziario che farebbe esplodere il tasso d’interesse sul nostro debito.

Si può solo sperare che la nota di aggiornamento al DEF, prima, e della manovra di bilancio, in seguito, sciolgano molti dei dubbi sui mercati e ci permettano, invece, di godere solo di un tiepido ponentino autunnale.


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