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La stabilità del governo alla prova delle Europee

Di Mario Montalbano – Dopo mesi a discutere su Tav sì-Tav no, sul ddl Autonomie, e sui contrasti sulla manovra economica, la già flebile tenuta dell’esecutivo Lega-M5s comincia a esser messa alla prova, nel bene o nel male, dagli strascichi delle tornate elettorali del momento.

Un fatto noto nel contesto politico italiano, caratterizzato storicamente da coalizioni o alleanze frastagliate di più partiti, per forza di cose sensibili al sentore del momento del proprio elettorato. Un discorso attuale a maggior ragione per il governo penta-leghista guidato da Giuseppe Conte. Lo dimostrano i sondaggi, su cui è opportuno sempre mantenere qualche riserva, e per molti versi anche il risultato elettorale delle regionali in Sardegna.

imageIl voto che ha premiato il candidato di centrodestra, Christian Solinas, non può, di certo, essere rappresentativo di un Paese intero. Ma è pur vero che lascia in eredità più di qualche indicazione interessante, in vista dei prossimi appuntamenti elettorali, regionali in Basilicata e Piemonte, ma soprattutto, le Europee di maggio.

A partire dal rafforzamento del ruolo politico di Matteo Salvini. Nel centrodestra, nei confronti del suo principale nemico, Silvio Berlusconi, con cui ha dichiarato (ancora una volta) di non voler più tornare a governare in futuro. E semmai ci fossero dei dubbi, anche all’interno della maggioranza di governo, mettendo pressione all’alleato, i Cinque Stelle, i delusi di questa tornata elettorale, su chi sia veramente intenzionato a mantenere salda la stabilità della maggioranza.

di-battistaUn guanto di sfida che attualmente il M5s non è in grado di raccogliere, diviso come appare tra la base, più volte critica per l’eccessiva subalternità dimostrata nei confronti della Lega, e i vertici impegnati al governo. E a poco è servito “il ritorno alle armi” di uno dei leader, Alessandro Di Battista, richiamato anche e soprattutto per lanciare la campagna elettorale alle Europee.

Già, le Europee. Il pensiero, adesso, corre proprio alle elezioni di maggio, diventate snodo cruciale per il futuro del M5s e di conseguenza anche per il governo. Un sorpasso della Lega e un calo dei consensi, come anticipato dai vari sondaggi, a distanza di un anno dal voto nazionale, potrebbe ufficializzare una crisi interna, di cui si avvertono in realtà già i primi mugugni.

renzi-interna-new.jpgNel 2014, dopo la sconfitta alle Europee contro il 40% di Renzi, Grillo fu “costretto” a riprendersi il movimento, rendendolo sempre più verticistico e meno partecipativo. All’epoca, però, l’obiettivo era trasformarsi in un partito di governo, non d’incidere in un’Europa, travolta sì dall’euroscetticismo, ma non del tutto stravolta come rischia di essere, invece, a maggio 2019.

Non parteciparvi da partito di governo per il M5s sarebbe un passaggio a vuoto complesso da digerire dopo i tanti propositi di cambiamento avanzati in fase di campagna elettorale. Un suo eventuale insuccesso alle Europee darebbe alla parte più estremista, e critica, del movimento la scusa per invocare un ritorno al passato. E a farne le spese sarebbe quel Di Maio, protagonista dell’alleanza con la Lega di Matteo Salvini.


 

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