Asset russi congelati: come Bruxelles finanzia la difesa dell’Ucraina
L’Unione Europea ha incassato un’ulteriore somma pari ad 1,4 miliardi di euro dagli interessi sugli asset russi congelati per sostenere la difesa dell’Ucraina.
L’Unione Europea (UE) ha completato il trasferimento di un nuovo pacchetto di risorse da 1,4 miliardi di euro destinato a sostenere la resistenza ucraina. Tale operazione, concretizzatasi il 3 agosto, rappresenta il quinto passaggio finanziario di questo genere.
L’importo non attinge alle casse dei contribuenti europei, né intacca direttamente le riserve sovrane straniere. Esso deriva interamente dagli utili straordinari generati nei primi sei mesi del 2026 dalle liquidità della Banca Centrale di Russia (CBR), immobilizzate presso i depositari centrali di titoli presenti nel territorio dell’UE.
Con questo recente versamento, il totale dei proventi accumulati dall’inizio delle restrizioni economiche ha raggiunto la quota complessiva di 8 miliardi di euro. Il quadro normativo di riferimento si basa su un principio chiaro: sebbene il capitale originario rimanga bloccato sotto il vincolo delle sanzioni internazionali, gli interessi maturati sui saldi di cassa non rientrano nella titolarità giuridica dello Stato russo.

Conseguentemente, le Istituzioni UE hanno disposto la destinazione delle rendite nette derivanti dagli asset russi congelati al sostegno economico e militare dell’Ucraina, secondo una strategia costruita in diverse fasi.
Dalle sanzioni del 2024 alla stabilizzazione permanente del 2025
La costruzione del canale di finanziamento descritto ha richiesto un articolato percorso legislativo avviato nei primi mesi del 2024. Inizialmente, il Consiglio dell’UE ha imposto ai grandi depositari di titoli l’obbligo di accantonare separatamente i proventi straordinari derivanti dalle attività russe in scadenza, vietandone qualsiasi utilizzo o disposizione ordinaria.
Nel maggio dello stesso anno, il quadro normativo è stato completato con l’approvazione degli atti giuridici necessari ad autorizzare l’impiego effettivo di tali risorse a beneficio dell’Ucraina.
La svolta decisiva per garantire stabilità nel lungo periodo è giunta nel dicembre 2025, attraverso l’adozione del Regolamento (UE) 2025/2600. Sfruttando l’articolo 122 del Trattato sul Funzionamento dell’Unione Europea (TFUE), Bruxelles ha sancito il divieto permanente di restituire le attività immobilizzate alla CBR.

Questa misura garantisce un flusso finanziario costante e protetto da eventuali contestazioni legali, consolidando la strategia di pressione economica nei confronti di Mosca.
La ripartizione strategica degli utili sugli assenti russi congelati
Le risorse della nuova tranche da 1,4 miliardi di euro seguono un criterio di distribuzione ben definito per rispondere alle diverse esigenze del governo di Kiev. La quota maggioritaria, pari al 95 per cento (circa 1,33 miliardi di euro), viene convogliata all’interno del Meccanismo di cooperazione per i prestiti all’Ucraina (ULCM).
Tale strumento fornisce erogazioni a fondo perduto strutturate per sollevare il Paese dal peso finanziario dei prestiti internazionali. In tal modo, l’ULCM non solo coprirebbe le quote dell’assistenza macrofinanziaria concessa dall’UE nel 2025, ma anche i finanziamenti promossi dagli Stati del G7. Questi ultimi rientrano nell’ambito del programma straordinario di accelerazione delle entrate del valore complessivo di 45 miliardi di euro.
Il rimanente 5 per cento (circa 70 milioni di euro) supporterà lo Strumento europeo per la pace (EPF). Tale canale garantisce la copertura delle spese più urgenti legate alla difesa e all’approvvigionamento militare.
L’operazione assume una rilevanza politica ancora più marcata alla luce dell’escalation dei bombardamenti russi contro i centri urbani e le infrastrutture civili ucraine. Questo conferma la determinazione delle Istituzioni UE nel far ricadere i costi del conflitto direttamente sui rendimenti dei capitali dell’aggressore.


