Lo spread: cosa è, a cosa serve e cosa misura

Di Francesco Paolo Marco Leti – Quello che comunemente chiamiamo spread è il differenziale del tasso di interesse fra due titoli di Stato aventi la stessa durata. In altri termini, tale differenziale non fa altro che misurare la distanza di rendimenti fra due titoli confrontabili, cioè di pari durata e con le medesime caratteristiche. Questa differenza è misurata in punti che rimarcano la distanza fra le percentuali di rendimento dei due titoli.

Per esempio, se il tasso di interesse di un titolo italiano è il 3%, mentre quello di un omologo tedesco è il 2%, lo spread fra i medesimi sarà di 100 punti. Normalmente, si misura lo spread fra i titoli di stato a lungo termine e, in particolare, si confrontano i rendimenti fra quelli aventi durata decennale. Naturalmente, è possibile misurare le differenze di rendimento fra due titoli con scadenze diverse: si possono confrontare, infatti, quelli quinquennali, biennali o persino i semestrali.

La misurazione di questo differenziale viene rilevata sul cosiddetto mercato secondario, quel mercato giornaliero nel quale i titoli vengono scambiati fra tutti gli operatori. Il suo valore non incide direttamente, quindi, sui rendimenti corrisposti dallo stato al momento dell’emissione nel cosiddetto mercato primario; un mercato, questo, selezionato nel quale possono partecipare solo i big players del mercato, quali banche o agenti di simili dimensioni.

Lo spread nel mercato secondario non incide sui rendimenti finali del titolo (fissi e stabili al momento dell’emissione), ma agisce su quelli che sono maturati in quel dato momento, nel momento in cui lo scambio avviene: in sintesi, lo spread prezza i titoli di Stato nel momento dello scambio fra due soggetti. Naturalmente, è giusto precisare, l’allargamento dello spread fra due titoli ha un effetto indiretto anche sul mercato primario: alla crescita del tasso richiesto sul secondario, i big players non potranno fare altro che richiederne uno maggiore all’atto dell’emissione di titoli nuovi. Questo è il modo nel quale lo spread si riverbera sui conti pubblici dello Stato.

Tale allargamento può avvenire per due ragioni o per una combinazione delle due: la prima è l’aumento del tasso di interesse richiesto da uno dei due titoli; la seconda è la diminuzione del medesimo su uno dei due titoli; infine vi è la contestuale presenza – ed è questa solitamente la situazione prevalente – delle due ragioni precedentemente indicate. Per rendere ancora più chiaro il concetto: poniamo di avere i due titoli in alto, quello italiano che rende il 3% e quello tedesco che rende il 2%. In tal caso, lo spread potrebbe allargarsi perché cresce il tasso italiano a 3,5%, o perché quello tedesco scende a 1,5%, oppure potrebbero presentarsi entrambi i fenomeni contemporaneamente.

Lo spread è importante perché misura il tasso di rischio di un determinato paese rispetto ad una controparte considerata affidabile. All’allargarsi del differenziale, cresceranno i rendimenti richiesti per l’acquisto dei titoli pubblici e, quindi, la quota di interessi a cui il paese emittente dovrà far fronte. Per lo Stato italiano, è stato calcolato dalla Banca d’Italia che la crescita di un punto percentuale corrisponda ad una spesa per maggiori interessi di circa 20 mld di euro in un quadriennio: una cifra importante, visto che è l’entità di una manovra finanziaria.

La crescita del differenziale – oltre che sul mercato dei titoli di stato – ha effetti su altri mercati, come quello del settore del credito. L’incremento di rendimento di un titolo può essere considerato invitante dalle banche che richiederebbero tassi d’interesse maggiori alla propria clientela, al fine di rilasciare nuovo credito. Lo stesso avviene per le obbligazioni emesse dalle imprese: queste devono concedere un tasso d’interesse concorrenziale sul mercato insieme a quello cresciuto dei titoli di Stato, per attirare investitori. Il costo del credito per famiglie e imprese, in tal modo, diventerebbe più caro, con un conseguente aggravio dei costi. Inoltre, qualora il differenziale esplodesse, potrebbe influenzare l’Euribor, ossia il tasso d’interesse interbancario usato per calcolare l’interesse dei mutui a tasso variabile.

In conclusione, quello che sembrerebbe essere uno strumento “esoterico”, in realtà rappresenta una valida ed importante modalità attraverso cui si può prezzare il rischio di investire su un paese, con tutto quello che ne consegue sui tassi di interesse e sui costi del credito. Variazioni eccessive del differenziale potrebbero portare uno Stato ad attraversare grosse difficoltà di natura finanziaria e, contestualmente, a dover onorare il proprio debito pubblico, con la necessità di attuare politiche di austerità per far fronte a queste criticità.

Infine, è necessario porre l’accento su come le variazioni possano essere del tutto umorali e prive di basi economiche legate ai fondamentali economici del paese o, addirittura, possano essere il prodotto di forti pressioni speculative da parte di grossi fondi di investimento che muovono miliardi di euro. Quindi potremmo dire che lo spread è, indubitabilmente, una creatura pericolosa.


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