Theresa May alle strette: i Tories sul piede di guerra e l’Ue intransigente

Di Daniele Monteleone Theresa May non era mai stata così scomoda come adesso. Da un lato il suo partito pronto a mangiarsela alla prossima conferenza interna, dall’altro Bruxelles forte di un vertice – quello di Salisburgo della scorsa settimana – che ha messo nuovamente alle strette il Primo Ministro inglese. L’ala dura dei Tories che sostiene l’Hard Brexit ha esaurito la pazienza, e l’Unione Europea non vuole lasciare grandi margini di manovra a una brusca uscita del Regno Unito con conseguenze economiche imprevedibili. Un ritorno in patria, quello della May, che non è stato dei più felici.

9283672-3x2-700x467Lo scontro tra May e Boris Johnson, il leader dei sostenitori dell’Hard Brexit, si sta consumando sulla questione irlandese dei confini: la frontiera tra Irlanda e Irlanda del Nord è il nodo centrale intorno al quale si è sviluppato lo scontro interno al partito. I “duri” vorrebbero una frontiera vera e propria con controlli doganali, oltre che un accordo commerciale in pieno stile Usa-Canada.

Theresa May la pensa diversamente: il suo Chequers plan – già motivo di crisi nel partito, quando arrivarono le dimissioni di Johnson da Ministro degli Esteri, e di altri due ministri per la Brexit, David Davis e Steve Baker – prevede invece un periodo di transizione di 20 mesi per trattare nuove regole sulle merci che potrebbero continuare a circolare liberamente tra Dublino e Belfast. Ma la linea dura adottata anche da Bruxelles non ha lasciato scampo al Primo Ministro inglese.

Al vertice europeo, l’intransigenza nei confronti di un Regno Unito ancora legato al Mercato comune si è fatta sentire. Il Chequers plan manterrebbe infatti i protagonisti della Brexit ancora “dentro” su aspetti economici non irrilevanti. Ed è evidente come ciò non possa essere accettato né da Bruxelles né dai Tories, pronti in trincea – e forse alla messa in discussione della leader – contro i compromessi tentati dalla May. 

La proposta europea, altrettanto inaccettabile per la May, è quella di realizzare una sorta di regime d’eccezione per mantenere Belfast dentro il mercato comune. Di fatto la creazione di una nuova frontiera, non quella prospettata tra Irlanda e Irlanda del Nord, ma tra quest’ultima e lo stesso Regno Unito. Anche qui il punto d’incontro sembra non arrivare, prospettando quell’uscita “violenta” e, in un certo senso, dimostrativa al resto dei Ventisette dell’Unione: chi esce la paga cara. 

Un nuovo vertice sulla questione Brexit è stato fissato per il 17 e il 18 novembre. Ma alla riunione del Consiglio, prevista per il 18 ottobre, ci si aspettano passi avanti. May ha dunque meno di un mese di tempo per formulare una nuova proposta che convinca la sua Camera dei Comuni – dove il governo si regge su una maggioranza risicatissima – e i Ventisette dove la sola Irlanda può far crollare qualunque castello di carte non vada bene.

remain_tearsIn questo vortice non ci sono solo tutti coloro che ci hanno “ripensato”, i cosiddetti Remainers che manifestano in piazza chiedendo un secondo referendum sulla Brexit. La lotta prosegue sul duplice atteggiamento dell’Unione: far sì che questi eventi siano un monito a chi si imbarchi in idee simili a quelle del Regno Unito, probabilmente gravato da conseguenze economiche non indifferenti; cercare di portare sui propri passi la May e i Tories più moderati per restare nell’Unione alla fine della fiera (questa prospettiva certamente più difficile). E in questo calderone ci si mettono anche i vicini a Nord: in Scozia, infatti, è sempre viva la possibilità di una seconda consultazione per chiedere l’indipendenza.

skynews-labour-jeremy-corbyn_4430414Mentre in casa Jeremy Corbyn, il leader dei laburisti in aperta sfida alla May, ha dichiarato di essere pronto a sostenere un altro referendum sulla Brexit. In alternativa le elezioni anticipate, se la crisi dei Tories sarà così irrisolvibile, potrebbero portare in alto un nuovo protagonista nelle trattative con Bruxelles. E a seconda di chi si tratta, sarà totalmente diverso il percorso dell’uscita (o dell’inaspettato Remain) del Regno Unito da Europa e Mercato comune.


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