CETA (Comprehensive Economic Trade Agreement)

La storia del CETA è abbastanza recente. Il modello di riferimento può certamente ascriversi ai vari accordi di libero scambio che stanno proliferando nell’era della globalizzazione e che cercano di favorire gli scambi commerciali. L’annuncio delle trattative per la creazione dell’accordo venne dato nel 2013 con la sigla di un accordo di principi fra il primo ministro canadese e il presidente della Commissione Barroso. Le trattative hanno seguito un percorso lungo e travagliato, per la gran parte totalmente segreto, che si concluse il primo agosto del 2014. Il trattato venne pubblicamente presentato il 25 settembre 2014 dal premier canadese Harper e dal presidente Barroso, durante il summit fra Canada e UE tenuto a Toronto.

Dopo la firma iniziò il lungo processo di ratifica da parte dei Parlamenti nazionali degli stati membri col culmine determinato dall’opposizione del Parlamento Vallone che rischiava di fare saltare l’accordo dopo la ratifica di tutti gli altri Stati. Superata l’opposizione Vallone il Trattato è stato siglato dal Canada il 30 ottobre e da quest’anno entrerà in vigore. Come nei confronti del suo omologo statunitense (TTIP) anche il CETA ha subito aspre critiche. Il primo ordine di critiche ha riguardato la segretezza che ha circondato le trattative fra Canada e UE, ritenuta poco conforme alla trasparenza necessaria in un settore come quello del commercio internazionale. Il secondo ordine di critiche riguarda gli effetti macroeconomici del trattato. I sostenitori del CETA sostengono che il trattato porterà un incremento di circa lo 0,02%-0,03% del PIL annuo per la UE[1]. Questo impatto sul PIL potrebbe crescere all’aumentare degli investimenti incrociati fra le due aree economiche. Più che sulla quantità, le critiche tendevano ad indirizzarsi maggiormente sulla qualità della crescita: secondo i critici vi sarebbe un peggioramento delle condizioni dei lavoratori, un probabile peggioramento della tutela di ambiente e consumatori, anche se bisogna sottolineare come all’interno del trattato si prevede la presenza della tutela di quelli che potrebbero definirsi “prodotti tipici”. In effetti, una parte piuttosto complicata della trattativa ha riguardato proprio il settore alimentare con una trattativa lunga ed estenuante. Altra parte gravida di conseguenze e molto articolata è l’armonizzazione della tutela del diritto di autore, con una maggiore tutela della proprietà intellettuale.

La materia di maggiore contrasto a livello popolare ha riguardato la presenza nelle prime bozze dell’accordo degli ISDS (Investor-State Dispute Settlement). Si tratta sostanzialmente di corti arbitrali che si dovrebbero occupare di dirimere i contrasti fra Stati e imprese investitrici straniere quando la decisione di uno Stato pregiudicherebbe il profitto (attuale o futuro) dell’impresa investitrice. La nascita di questi strumenti è da ricercare nella volontà degli stati “avanzati” di tutelare gli investimenti delle proprie imprese nei paesi in cui lo stato di diritto non si era ancora consolidato. Oggi questo strumento è abbastanza diffuso ed è spesso previsto nei trattati di libero scambio a prescindere dalle tradizioni giuridiche dei contraenti. Lo strumento ha il grosso svantaggio di pregiudicare la libertà di azione dei governi nazionali a meno di tenere in considerazioni le possibili richieste di risarcimento delle imprese estere e, proprio per queste ragioni, è stato fortemente criticato. Proprio per superare queste critiche la proposta finale della Commissione e del Governo Canadese (febbraio 2016) ha cancellato la presenza di tribunali arbitrali ad hoc proponendo la creazione di tribunali permanenti con la possibilità di un ricorso in appello presso lo stesso tribunale. Il superamento della prima versione degli ISDS ha permesso di superare lo stallo e raggiungere l’accordo finale.

A seguito della stesura è cominciato il farraginoso processo di ratifica che prevedeva l’approvazione del Trattato in ogni Stato membro. L’ultimo Parlamento ad approvare il Trattato è stato quello Vallone che in cambio del suo via libera ha ottenuto la protezione di alcuni settori economici e alcuni vantaggi commerciali. Soltanto l’applicazione concreta del Trattato mostrerà se le critiche erano corrette o se i vantaggi supereranno gli svantaggi.

Francesco Paolo Marco Leti

[1] Kirpatrick, C.; Raihan, S., Bleser, A.; Prud’homme, D.; Mayrand, K.; Morin, JF.; Pollitt, H.; Hinjosa, L.; Williams, M. “EU-Canada SIA Final Report.” September 2011, pp. 1–468.


 

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