Israele al bivio: il Premier eterno contro l’ex generale e i voti arabi

Israele al bivio: il Premier eterno contro l’ex generale e i voti arabi

Elezioni in Israele: parità tra Netanyahu ed Eisenkot, decisivo il voto arabo. Quale sarà il futuro politico del Paese?


Le recenti consultazioni elettorali per il rinnovo della Knesset hanno consegnato un Israele spaccato a metà, congelato in uno stallo istituzionale da cui appare complesso uscire. Con un’affluenza record che ha superato ogni aspettativa nonostante le avverse condizioni meteo che hanno colpito diverse zone del Paese, milioni di cittadini si sono recati alle urne delineando un panorama politico privo di una maggioranza chiara.

Israele, il principale oppositore di Bibi

Al centro di questa competizione si consuma lo scontro strategico tra la continuità rappresentata da Benjamin Netanyahu e la proposta del blocco di opposizione guidato da Gadi Eisenkot, ex capo di stato maggiore dell’esercito e fondatore della formazione centrista Yashar.

Israele al bivio: il Premier eterno contro l’ex generale e i voti arabi

La figura di Eisenkot emerge con forza quale perno dell’alternativa politica. Di origini marocchine, forte di una lunghissima carriera nelle forze armate ed entrato solo di recente nelle dinamiche parlamentari, il generale ha progressivamente catalizzato l’insoddisfazione verso l’attuale esecutivo. Pur non mettendo in discussione la linea di rigore militare e le operazioni nella Striscia di Gaza — scenario dove ha drammaticamente perso un figlio e due nipoti — il leader dell’opposizione focalizza la propria proposta sulla necessità di una discontinuità etica e gestionale. La sua piattaforma punta sul superamento delle esenzioni dal servizio di leva per gli ebrei ultraortodossi, sulla riattribuzione del controllo dei territori occupati alle autorità militari e su una dura condanna dei fallimenti strategici attribuiti all’attuale governo per gli eventi del 7 ottobre.

Gli scenari in caso di parità o incertezze

Mentre il Likud di Netanyahu tenta di mobilitare la propria base paventando scenari di sconfitta e sollecitando il voto della destra, gli equilibri parlamentari si complicano a causa del boom di consensi registrato dalle formazioni che rappresentano la minoranza araba. Il risultato storico ottenuto da questi partiti li trasforma in potenziali ago della bilancia per le alchimie di governo, sebbene l’integrazione di tali voti in un’alleanza solida presenti notevoli ostacoli politici.

Spetta ora alla presidenza dello Stato avviare le consultazioni preliminari per individuare chi, tra i contendenti, possieda la concreta possibilità di raccogliere la fiducia dell’aula. Le opzioni sul tavolo spaziano dalla nascita di un esecutivo a guida centrista sorretto esternamente dalle forze arabe, a un nuovo mandato a Netanyahu in caso di scarti nei conteggi finali, fino a un potenziale governo di larghe intese o, in estrema ratio, a un immediato ritorno alle urne per sbloccare l’impulsività del quadro parlamentare.

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