Temu, dalla Commissione europea un’ammenda record da 200 milioni di euro
La Commissione europea ha emesso una sanzione storica da 200 milioni di euro contro Temu per violazione del Digital Services Act.
L’Unione Europea (UE) ha deciso di tracciare una linea invalicabile nel mercato digitale, colpendo direttamente i colossi dello shopping low cost. L’esecutivo UE, infatti, ha formalizzato un’ammenda da 200 milioni di euro nei confronti di Temu, la nota piattaforma gestita dal gruppo cinese PDD Holdings.
Il provvedimento pecuniario rappresenta la sanzione più elevata mai comminata dall’entrata in vigore del Digital Services Act (DSA). Lo stesso, infatti, supera anche quello che aveva interessato la piattaforma X, pari a 120 milioni di euro.
Al centro della controversia c’è la tutela dei consumatori e la sicurezza dei prodotti che ogni giorno entrano nelle case di milioni di cittadini europei.
I nodi della sicurezza e i test falliti sui prodotti
L’indagine che ha portato alla sanzione ha radici profonde. Il relativo avvio formale risale all’autunno del 2024, giungendo a conclusione dopo rigorose verifiche tecniche. Gli ispettori europei hanno riscontrato falle strutturali nei meccanismi di vigilanza interni della piattaforma.
Attraverso operazioni di mystery shopping condotte da organismi di certificazione indipendenti, è emerso che un’altissima percentuale di articoli di elettronica di consumo, come i caricabatterie, non superava i test base di sicurezza, presentando rischi concreti di incendio.

Analogo scenario preoccupante ha riguardato i giocattoli per l’infanzia, risultati non conformi a causa della presenza di sostanze chimiche oltre le soglie di legge e di componenti di piccole dimensioni facilmente staccabili, con conseguente pericolo di soffocamento per i minori.
Le norme del DSA violate da Temu
Secondo la Commissione europea, la holding asiatica ha violato alcune specifiche disposizioni contenute nel DSA, ossia l’art. 34 e il successivo art. 35.
La prima norma si rivolte ai fornitori di piattaforme online di dimensioni molto grandi e di motori di ricerca online di dimensioni molto grandi, come Temu. Su questi ricade l’obbligo di individuare, analizzare e valutare i rischi sistemici nell’UE derivanti dalla progettazione e dal funzionamento dei relativi servizi o sistemi.
In tal senso, il DSA impone un monitoraggio constante e stringente. Per l’esecutivo UE, Temu avrebbe presentato relazioni basate su valutazioni del rischio generiche, speculari all’intero comparto delle vendite online, anziché focalizzate sulle dinamiche specifiche del proprio portale.

L’art. 35 del DSA, invece, impone ai fornitori sopra richiamati di adottare delle misure di attenuazione dei rischi sistemici che siano ragionevoli, proporzionate, efficaci e non lesive dei diritti fondamentali.
La Commissione europea ha evidenziato come la holding asiatica abbia sottostimato diversi fattori ed effetti. Nel dettaglio, l’esecutivo UE fa riferimento alla circolazione di merci illegali e all’effetto amplificatore che il design del sito, i sistemi di raccomandazione algoritmica e le campagne pubblicitarie basate su influencer affiliati esercitano sulla diffusione di tali articoli.
Le reazioni aziendali e i prossimi sviluppi
La replica dei vertici societari non si è fatta attendere. Pur confermando la volontà di collaborare con le istituzioni UE, la dirigenza ha definito la sanzione sproporzionata.
Secondo la holding, le contestazioni si riferiscono a sistemi di controllo obsoleti risalenti all’annualità 2024, già ampiamente implementati e corretti nel corso dei mesi successivi.
Il percorso normativo prevede ora una scadenza fissata per la fine di agosto 2026, entro la quale l’operatore economico dovrà presentare un piano d’azione dettagliato per sanare le non conformità. Il comitato europeo per i servizi digitali e l”esecutivo UE avranno poi il compito di vagliare e validare i correttivi.


