Epstein da New York a Mosca, i tentativi di vendere l’Occidente

Epstein da New York a Mosca, i tentativi di vendere l’Occidente

Nuovi documenti svelano possibili legami tra Jeffrey Epstein e i vertici russi, con tanto di un possibile ruolo dell’intelligence russa.


L’ombra di Jeffrey Epstein si allunga ben oltre i confini delle sue note vicende giudiziarie, proiettandosi verso l’Est Europa in una trama che intreccia diplomazia parallela, spionaggio e alta finanza. Le recenti indiscrezioni documentali e le dichiarazioni del primo ministro polacco Donald Tusk hanno sollevato interrogativi inquietanti. Si apre la possibilità che il finanziere americano non fosse solo un predatore seriale, ma un vero e proprio asset funzionale agli interessi del Cremlino.

Epstein e le nuove scoperte della Polonia

La Polonia ha ufficialmente aperto un fascicolo per determinare se la rete di ricatti orchestrata da Epstein sia stata in realtà co-organizzata dai servizi segreti russi, trasformando uno scandalo di pedofilia in una potenziale operazione di infiltrazione e compromissione delle élite occidentali. I file emersi descrivono un Epstein insolitamente proattivo nel cercare un canale diretto con Vladimir Putin.

Epstein da New York a Mosca, i tentativi di vendere l’Occidente

Attraverso intermediari di alto profilo, come l’ex segretario generale del Consiglio d’Europa Thorbjørn Jagland, Epstein proponeva visioni geopolitiche ambiziose: dalla creazione di una versione russa del Bitcoin alla ristrutturazione del sistema finanziario globale, il tutto per permettere a Mosca di superare le economie occidentali.

In questi scambi, Epstein si vantava di poter decodificare la psicologia di Donald Trump per i diplomatici russi, sostenendo che figure come l’ambasciatore Vitaly Churkin avessero compreso come gestire il tycoon proprio grazie alle sue consulenze. Il legame con Churkin appare particolarmente stretto, cementato da favori personali come l’assistenza al figlio del diplomatico per trovare impiego in una società di gestione patrimoniale a New York.

I contatti russi del finanziere americano

La ragnatela di contatti russi del finanziere includeva figure con una formazione nell’intelligence, come Sergei Belyakov, diplomato all’Accademia dell’FSB, e magnati del calibro di Oleg Deripaska, spesso indicato come il gestore delle fortune private dello Zar.

Epstein da New York a Mosca, i tentativi di vendere l’Occidente

Epstein non si limitava a frequentare questi ambienti, ma sembrava voler agire come un risolutore di problemi, offrendo suggerimenti su come contrastare le sanzioni o gestire tentativi di estorsione. Anche la sua cerchia ristretta rifletteva questa inclinazione: tra assistenti con passati nei movimenti giovanili filo-Putin e addette alle pubbliche relazioni raggiranti il sistema delle startup americane, la presenza di Mosca era costante.

Nonostante il Cremlino liquidi ufficialmente queste ipotesi come poco serie, i registri di volo confermano i suoi spostamenti verso la Russia fin dal 2002, mentre foto d’archivio lo collocano in siti sensibili come Sarov, cuore della ricerca nucleare russa. Resta da stabilire se Epstein fosse un intermediario autonomo spinto da manie di grandezza o un ingranaggio consapevole di una strategia di “kompromat” russa. Ciò che emerge con chiarezza è un tentativo pluriennale di inserimento nei gangli vitali del potere moscovita, sfruttando l’accesso privilegiato alle sfere politiche degli Stati Uniti come merce di scambio in un pericoloso gioco di specchi internazionale.

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