Federica Torzullo e le altre: chiamare il femminicidio per nome per non restare complici

Federica Torzullo e le altre: chiamare il femminicidio per nome per non restare complici

Il femminicidio esiste, e la storia di Federica Torzullo lo grida con forza. Una realtà dolorosa che non dovrebbe più necessitare di dimostrazioni, eppure ancora oggi trova chi nega la sua esistenza, chi la riduce a questione privata, chi la minimizza. Ma Federica, se potesse farlo, lo confermerebbe: il femminicidio è una piaga viva, radicata e sistemica.


Un crimine di possesso, non di passione

Federica Torzullo è vittima di femminicidio non soltanto perché donna, ma perché l’uomo che l’ha uccisa con ventitré coltellate, amputandole una gamba, sfigurandole il volto e tentando di bruciarla, credeva di possederla. È morta perché chi diceva di amarla non accettava la sua libertà, la sua scelta, la sua autonomia. L’ha nascosta in un campo dietro l’ufficio, come a voler marcare ancora una volta il territorio, anche nella morte.

Federica è la prima dopo il riconoscimento del reato

Federica è la prima vittima di femminicidio da quando il reato è stato formalmente riconosciuto nel 2026. È la 621esima donna uccisa negli ultimi dieci anni, una ogni cinque giorni. Questa non è una statistica: è il ritratto di un Paese che per troppo tempo ha taciuto, che fino a quarantacinque anni fa contemplava ancora l’“omicidio d’onore”.

Federica Torzullo e le altre: chiamare il femminicidio per nome per non restare complici

In questo articolo non nomineremo il carnefice. Non per omissione, ma per scelta: il nome da ricordare è quello di Federica, non di chi le ha tolto la vita. Non c’è spazio qui per chi cerca di equiparare omicidio e femminicidio. Perché non sono la stessa cosa.​ Dietro un omicidio possono esserci molte ragioni. Dietro un femminicidio, una soltanto: il patriarcato. Una cultura tossica che trasforma l’amore in possesso, la paura in controllo, la donna in oggetto.
E che solo riconoscendo e nominando possiamo sperare di estirpare.

Per Federica e per tutte loro

Ricordare Federica Torzullo significa ricordare anche tutte le altre donne che non possono più parlare: madri, figlie, compagne, amiche. Donne che avevano costruito vite, sogni, progetti, e che sono state interrotte da un gesto di dominio.

Ogni nome cancellato è una storia spezzata. Ma insieme, diventano un coro silenzioso che chiede giustizia, rispetto e memoria. Finché anche una sola donna dovrà temere per la propria libertà, il femminicidio continuerà a esistere. Nominarlo, raccontarlo, denunciarlo non è una scelta retorica: è un atto di resistenza civile.

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