The Voice of Hind Rajab, il film che nasce da una voce
Ci sono storie che diventano simbolo prima ancora di essere elaborate in immagini. Quella di The voice of Hind Rajab, bambina palestinese di sei anni, è una di queste.
Il film The Voice of Hind Rajab non è un racconto facile, ma una narrazione di un fatto purtroppo reale e che non può essere sepolto dalle macerie di questo genocidio .
Il 29 gennaio 2024, a Gaza City, Hind Rajab rimase intrappolata nell’auto della famiglia colpita dal fuoco israeliano. Per oltre un’ora parlò al telefono con gli operatori della Mezzaluna Rossa Palestinese, implorando di essere salvata: «Venite a prendermi, sono ancora viva». L’ambulanza inviata non arrivò mai. I due paramedici mandati in soccorso furono trovati uccisi, il loro mezzo distrutto. Dodici giorni dopo, anche il corpo di Hind venne ritrovato insieme a quello dei familiari.
Quelle chiamate, registrate integralmente, sono diventate documenti sonori ascoltati in tutto il mondo. Kaouther Ben Hania, regista tunisina già nota per The Man Who Sold His Skin e Four Daughters, ha deciso di partire da quell’audio per costruire un film impossibile da ignorare: The Voice of Hind Rajab.
La scelta registica per The Voice of Hind Rajab: un cinema dell’ascolto
Ben Hania ha optato per una docu-finzione radicale. Il film si regge sull’audio autentico delle conversazioni tra Hind e gli operatori della Mezzaluna Rossa, su cui si innestano sequenze interpretate da attori palestinesi. Non c’è spettacolarizzazione della violenza, nessuna immagine diretta dell’attacco: il dispositivo è tutto costruito sulla voce.
La voce di Hind diventa non solo testimonianza, ma prova giudiziaria e politica. Lo spettatore è costretto a vivere l’impotenza del tempo reale, l’attesa dei permessi, i silenzi della burocrazia militare. In questo senso, il film richiama esperimenti come United 93 di Paul Greengrass, ma con un approccio ancora più essenziale: niente montaggio frenetico, solo il suono di una linea telefonica che si spegne.
«Non volevo immagini che sostituissero la realtà: volevo restituire al pubblico la sensazione di stare su quella chiamata, minuto dopo minuto», ha spiegato la regista.
Temi e significati
Ci sono tre temi forti e fondamentali che reggono questa pellicola. Il primo è sicuramente quello della voce come memoria: in un conflitto dove le immagini possono essere manipolate, la voce diventa inconfutabile.
L’altro tema + sicuramente l’impotenza istituzionale: più del fuoco nemico, il vero antagonista del film è il tempo burocratico, fatto di autorizzazioni mai arrivate.
Il terzo tema verte sul ruolo che può avere un prodotto artistico cinematografico come quello della propaganda: Ben Hania non nasconde la natura politica dell’opera. «Ogni film è propaganda, anche un film d’amore», ha dichiarato. Qui, però, la propaganda coincide con la necessità di conservare memoria di un evento destinato a perdersi nel flusso della guerra.
The Voice of Hind Rajab figlio di una produzione internazionale
Il film è stato sostenuto da produttori tunisini e francesi, ma ha visto la partecipazione straordinaria di executive producer come Jonathan Glazer, Brad Pitt, Joaquin Phoenix, Rooney Mara, Alfonso Cuarón. Una squadra che ha voluto proteggere l’opera da possibili censure e garantirle una diffusione globale. È anche un segnale forte: il cinema internazionale non vuole che la storia di Hind cada nel silenzio.
Venezia 82: ovazione e Leone d’Argento
Presentato in Concorso alla Mostra del Cinema di Venezia 2025, The Voice of Hind Rajab ha avuto una delle accoglienze più calorose degli ultimi anni: oltre 20 minuti di standing ovation. La giuria presieduta da Alexander Payne gli ha attribuito il Gran Premio della Giuria (Leone d’Argento), secondo riconoscimento per importanza dopo il Leone d’Oro.

La critica ha reagito con entusiasmo. The Guardian lo ha definito “urgente e devastante”, Variety ha parlato di “opera impossibile da dimenticare”, mentre altri lo hanno indicato come il vero film del festival, indipendentemente dal premio.
Dibattiti e polemiche
Come prevedibile, il film ha suscitato discussioni politiche. Alcuni osservatori lo hanno accusato di essere propaganda filo-palestinese. Ma la forza del film sta proprio nell’impossibilità di manipolare la materia prima: la voce di una bambina che chiede aiuto. In questo senso, Ben Hania ribalta la critica: se esiste una propaganda, è quella che cancella voci come quella di Hind.
La regista, consapevole della delicatezza, ha insistito sul fatto che il suo non è un film “sulla guerra” ma “sull’ascolto”. Un archivio emotivo e politico che costringe chi guarda a non poter dire: “Non lo sapevamo”.
Perché The Voice of Hind Rajab è un film necessario
The Voice of Hind Rajab riporta al centro la vittima e non il conflitto astratto. Inoltre mostra che il cinema può ancora essere strumento di testimonianza e non solo intrattenimento inserendo un festival come quello di Venezia in un discorso globale: la Mostra non è solo passerella glamour, ma spazio di resistenza culturale.
The Voice of Hind Rajab non è solo un film. È un archivio di memoria che trasforma un documento sonoro in un’opera d’arte capace di scuotere il pubblico e far discutere la critica. A Venezia, la voce di una bambina ha risuonato più forte dei tappeti rossi e dei flash, dimostrando che il cinema, quando sceglie l’essenziale, può ancora farsi coscienza collettiva.


