Inquisizione, le torture più sanguinarie e crudeli

Inquisizione, le torture più sanguinarie e crudeli

Durante la Santa Inquisizione, la chiesa cattolica utilizzò brutali strumenti di tortura. Le sofferenze atroci, senza arrivare a una morte immediata, erano funzionali in un sistema che non riconosceva l’innocenza fino a prova contraria.


Dalla temibile Vergine di Ferro, in cui il prigioniero veniva chiuso in un sarcofago pieno di punte, al “cavalletto”, strumento usato per allungare le membra della vittima: l’Inquisizione ha lasciato un’impronta indelebile nella storia per l’orrore dei suoi metodi, gettando una macchia sulla storia della Chiesa cattolica impossibile da cancellare. Queste macabre torture servivano per estorcere confessioni, punire peccatori e perseguitare presunte streghe o eretici.

In altri tempi, circa nove secoli fa, si riteneva che spettasse all’accusato dimostrare la propria innocenza, invertendo il principio odierno dell’”innocenza fino a prova contraria”.

torture della santa inquisizione

L’origine dell’Inquisizione

L’Inquisizione nacque nel XII secolo in Francia, istituita ufficialmente nel 1184 da papa Lucio III per combattere l’eresia. Nel corso dei secoli, il sistema inquisitoriale si espanse, diventando uno strumento di repressione politica e religiosa, con l’uso di torture e processi sommari. Tribunali inquisitoriali furono istituiti in tutta la cristianità, spesso gestiti da ordini mendicanti come domenicani e francescani.

All’epoca, diversi gruppi, come i valdesi e i catari, contestavano apertamente l’autorità della Chiesa e criticavano la vita lussuosa dei suoi leader: nel XIX secolo Papa Lucio III, con il concilio del 1184, decise di intervenire contro questi movimenti dichiarandoli eretici. Fu così che si gettarono le basi della futura Inquisizione, un’istituzione che avrebbe avuto il compito di reprimere l’eresia con tutti i mezzi necessari, anche attraverso la violenza.

Nel 1252, Papa Innocenzo IV autorizzò ufficialmente l’uso della tortura per ottenere confessioni, un passo che diede vita a una serie di metodi crudeli e dolorosi, finalizzati a estorcere dichiarazioni di colpevolezza. Coloro che non confessavano durante il tormento erano teoricamente considerati innocenti e rilasciati, ma nella maggior parte dei casi, i prigionieri finivano per confessare qualsiasi cosa pur di fermare le sofferenze e, quindi, morivano ugualmente.

Gli strumenti di tortura: non solo violenza fisica

I metodi di tortura pensati dall’inquisizione avevano anche un altro obiettivo: quello di imporre il proprio potere, annientando quanto possibile l’eretico anche su un piano psicologico, rafforzando quindi l’autorità delle istituzioni religiose e governative. L’idea che la tortura potesse purificare il peccato o rivelare la verità era radicata nella mentalità del tempo. Gli interrogatori diventavano vere e proprie prove di resistenza, mentre le punizioni erano eseguite pubblicamente, sia per il peccato di eresia che per crimini come il furto o l’adulterio.

Uno degli strumenti più noti è il “potro”, una macchina che allungava lentamente le membra della vittima attraverso corde fissate a una ruota. Ogni giro provocava un’estensione dolorosa, spesso causando la dislocazione o la rottura delle ossa. Questa tortura poteva durare giorni, con pause in cui il prigioniero veniva interrogato. Simile per crudeltà era lo schiacciapollici, che, come suggerisce il nome, serviva a comprimere le dita delle mani o dei piedi, distruggendone le articolazioni e causando dolori atroci.

torture della santa inquisizione

Tra i metodi di tortura più terribili c’era anche il waterboarding. Oggi conosciuto ancora con questo nome, consisteva nel versare grandi quantità di acqua nella gola della vittima, creando la sensazione di soffocamento. In alcune varianti veniva inserito un panno in gola per amplificare il senso di annegamento. Altre torture miravano a infliggere danni più specifici. La pera vaginale, orale o anale, ad esempio, era un aggeggio a forma di pera che, una volta inserito in una cavità corporea, veniva lentamente aperto, provocando lacerazioni interne dolorosissime.

Un’altra pratica brutale era la garrucha o “strapado”, in cui le mani del prigioniero venivano legate dietro la schiena e, con un sistema di corde, veniva sollevato e poi lasciato cadere bruscamente. Questo causava il dislocamento delle spalle e altre lesioni gravissime. La Culla di Giuda era un altro strumento crudele: la vittima veniva fatta cadere ripetutamente su una piramide di legno appuntita, con ferite devastanti al retto o ai genitali.

La famigerata Vergine di Ferro, pur se raramente usata, era un sarcofago con spuntoni metallici interni che, una volta chiuso, trafiggeva la vittima senza causarne una morte immediata, ma prolungando l’agonia. Altre torture includevano lo spappola-testa, un casco collegato a un torchio che lentamente schiacciava il cranio, e la tortura del topo, in cui un roditore veniva forzato all’interno del corpo della vittima per scavare verso gli organi interni. Infine, la tortura della ruota: una pratica crudele dove le ossa del prigioniero venivano spezzate e il corpo esposto al pubblico fino alla morte.

La fine dell’Inquisizione

In Spagna, l’Inquisizione terminò ufficialmente il 4 dicembre 1808, quando Napoleone Bonaparte abolì questa istituzione. L’evoluzione del concetto di giustizia ha portato a un progressivo abbandono di tali pratiche, culminato nella Rivoluzione francese e nell’adozione di principi giuridici moderni come la presunzione di innocenza. Tuttavia, episodi come il Terrore di Robespierre mostrano quanto il confine tra giustizia e violenza sia fragile.

Anche se creata per difendere la fede, l’Inquisizione è ricordata soprattutto per la sua crudeltà e l’uso sistematico della tortura, rivelando l’orrore di un’epoca. È l’esempio di come il potere possa manipolare la legge e la religione per giustificare atti brutali per la brama di potere.

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