SAFE, in arrivo lo stanziamento provvisorio di 150 miliardi di euro
La Commissione europea ha annunciato lo stanziamento provvisorio di 150 miliardi di euro previsto nell’ambito del programma SAFE.
Oggi la Commissione europea ha presentato la proposta di distribuzione delle risorse che rientrano nello stanziamento provvisorio di 150 miliardi di euro previsto nel contesto del programma Security Action for Europe (SAFE). Adottato dal Consiglio dell’UE con un apposito Regolamento lo scorso 27 maggio, tale strumento finanziario costituisce un elemento centrale del ReArm Europe Plan, la strategia dell’Unione in materia di difesa.
Sin dagli inizi, il meccanismo SAFE ha suscitato un fervente dibattito istituzionale. Nel dettaglio, la Commissione europea ha ritenuto opportuno scegliere l’art. 122 TFUE quale base giuridica per giustificare l’adozione dello strumento. Una decisione che ha fomentato la reazione negativa del Parlamento europeo, sfociata in un ricorso dinanzi alla Corte di Giustizia volto ad annullare il Regolamento SAFE.
SAFE: un aiuto agli Stati membri e all’Ucraina
Diversi sono gli obiettivi che il programma mira a realizzare. In primo luogo, il conflitto russo-ucraino ha richiesto un ripensamento in materia di politica di difesa all’interno dell’UE. Come risultato, i fondi del meccanismo contribuiranno a fornire agli Stati membri prestiti a lungo termine e a basso costo per aumentare la spesa in tale settore.
In una Comunicazione, la Commissione europea ha riportato l’ammontare dei prestiti in favore dei 19 Paesi UE che avevano espresso il proprio interesse ad accedere alle risorse del SAFE. Tra i principali beneficiari risultano Polonia, Francia, Ungheria e Italia.

Accanto al supporto ai Paesi UE, il meccanismo verrà impiegato per garantire un ulteriore sostegno all’Ucraina e alla relativa industria della difesa, con un periodo di grazia di 10 anni per il rimborso dei prestiti, tassi di interesse competitivi e opzioni per accordi bilaterali con paesi terzi per ampliare l’ammissibilità.
Da ultimo, lo strumento in esame rappresenterà una finestra anche per Stati diversi da quelli dell’Unione. In particolare, Paesi via di adesione, candidati, potenziali candidati e Stati che hanno firmato partenariati in materia di sicurezza e difesa con l’UE. Questi, di fatto, potranno aderire agli appalti comuni, nonché contribuire alla domanda aggregata.
Un futuro programmato, ma incerto
Una volta determinato il modo in cui distribuire le risorse, la fase successiva vedrà gli Stati membri impegnati nella redazione dei National Defence Investment Plan. Entro il prossimo 30 novembre, i Paesi UE avranno il compito di presentare le rispettive proposte relative ai piani nazionali di investimento. Tale passaggio risulterà essenziale per poter ricevere i fondi legati al meccanismo SAFE.
Spetterà alla Commissione europea valutare la conformità dei piani con le priorità dell’Unione. Nel 2026, poi, seguiranno l’adozione delle decisioni di attuazione da parte del Consiglio dell’UE, la negoziazione degli accordi di prestito e operativi, nonché l’attivazione del prefinanziamento.
Un alone di incertezza di non poco rilievo, tuttavia, permane. Si attendono gli sviluppi della vicenda legata al ricorso presentato dal Parlamento europeo contro il Regolamento SAFE. L’annullamento dell’atto legislativo rimetterebbe in discussione quanto fatto sinora, con delle conseguenze notevoli in termini di tempistiche. Siamo in presenza di un futuro che, pur dettato da un programma preciso, non presenta dei contorni ben definiti.


