L’Europa stretta fra la “Trumponomics” e una crescita anemica

L’Europa stretta fra la “Trumponomics” e una crescita anemica
Crescita

In questo inizio del 2025, l’economia dell’UE ha svelato la propria fragilità. Quali sono i rischi della “Trumponomics” sulla crescita futura?


I nodi economici europei sembrano venire tutti al pettine in questo inizio 2025: la minaccia di applicazione di futuri dazi da parte della nuova Amministrazione Trump e i dati di recente pubblicazione sulla crescita europea dello scorso trimestre non sono buone notizie per l’Eurozona.

La crescita e il Pil nel quarto trimestre

Andando con ordine, analizziamo prioritariamente la stima del dato sulla crescita economica pubblicata di recente da Eurostat. La tabella rilasciata dall’Istituto di statistica europeo non lascia spazio a molte interpretazioni.

La crescita europea – e, in particolare, quella dell’Eurozona – risulta totalmente ferma, ciò a causa di un andamento delle principali economie europee stagnante o recessivo. Di particolare preoccupazione risulta la crescita economica in Francia, che si è ritratta dello 0,2% dopo i dati dei trimestri centrali dello scorso anno con una crescita non troppo sostenuta, nonostante la spinta conseguente all’organizzazione delle Olimpiadi nel Paese. Lo schianto dopo il termine dell’evento olimpico non fa presagire nulla di buono per i prossimi trimestri.

Il dato tedesco e quello italiano non sono, a loro volta, per nulla buoni: l’Italia si è letteralmente fermata per due trimestri consecutivi, il terzo e il quarto; la Germania alterna trimestri di flebile crescita con trimestri di calo. Il Pil finale dell’Eurozona per il 2024 risentirà ovviamente dell’andamento delle tre maggiori economie, nonostante la crescita spagnola stia segnando tassi di crescita notevoli.

L’inflazione persistente

A questo quadro europeo di crescita stagnante, se non assente, si affianca la persistenza dell’inflazione indicata dal dato di Eurostat di gennaio del 2025. L’inflazione è cresciuta dello 0,1%, passando dal 2,4% di dicembre al 2,5% di gennaio. La stabilità dell’inflazione è dovuta alla fiammata dei beni energetici, che è avvenuta nel mese di gennaio a causa delle tensioni presenti a livello internazionale sul mercato del gas. Al netto della componente energetica, il livello dei prezzi si mostra in calo specialmente per la cosiddetta inflazione di fondo.

Chiaramente, sebbene la rotta segnata sembri diversa, questa persistenza dell’inflazione potrebbe rallentare l’allentamento monetario che la Banca Centrale Europea ha varato, la cui continuità è necessaria al fine di stimolare gli investimenti e la crescita del mercato europeo.

I dazi della “Trumponomics

A questo quadro a tinte non esattamente brillanti, legato alla crescita economica europea, va aggiunta la forte tensione commerciale che si sta acuendo fra le due sponde dell’Atlantico. L’applicazione di una politica commerciale aggressiva da parte degli Stati Uniti, figlia della nuova linea politica della Casa Bianca sotto la guida di Donald Trump, potrebbe spingere le economie europee in recessione.

Non è un mistero, infatti, che gli Stati Uniti rappresentino il primo partner commerciale per l’Unione e che molti Stati membri fra cui l’Italia hanno notevoli avanzi commerciali nei confronti del gigante americano. Uno studio di Svimez ha indicato come la potenziale applicazione di dazi da parte americana potrebbe impattare per 3,8 mld di euro per il nostro Paese e avrebbe anche effetti occupazionali notevoli, mettendo a rischio circa da 27.000 a 53.000 posti di lavoro. 

Con un impatto simile per il nostro Paese è altamente prevedibile un effetto anche peggiore per l’economia tedesca, fortemente interconnessa a quella statunitense. Ovviamente anche questi effetti si ripercuoterebbero a cascata sulla nostra economia che, come noto, è fortemente interconnessa a quella teutonica.

In conclusione, come abbiamo già scritto, questo 2025 si presenta ricco di sfide per l’economia europea. La speranza è che l’andamento economico si discosti dal sentiero di calo che sembra avere imboccato e che, al contempo, la minaccia di dazi da parte dell’Amministrazione americana si riveli una semplice arma di pressione politica più che una reale prospettiva. La certezza è che la profonda globalizzazione economica perdurante dagli anni novanta appare sulla via del tramonto, lasciando una profonda incertezza sul sistema di relazioni commerciali in via di costituzione.

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