2024, un anno storico per lo sport

2024
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Dalle Olimpiadi di Parigi e gli Europei di calcio alle vittorie di Sinner e Pogacar, lo sport ha regalato eventi di portata storica nel 2024.


Ci avviciniamo alla fine del 2024 ed è tempo di stilare i tradizionali bilanci, di qualsiasi tipologia essi siano. Proviamo a tracciarne uno per quanto concerne lo sport, spiegando perché quello che sta per concludersi può essere considerato un anno storico.

Olimpiadi di Parigi 2024

L’evento sportivo principale del 2024 sono state sicuramente le Olimpiadi di Parigi. Dopo il rinvio dell’edizione di Tokyo 2020, disputata l’anno successivo a causa della pandemia da Covid-19, i Giochi olimpici si sono nuovamente svolti nel loro anno canonico, con la cerimonia inaugurale della 35esima edizione tenutasi il 26 luglio e quella di chiusura l’11 agosto. Parigi è diventata così la seconda città dopo Londra a ospitare per tre volte i Giochi olimpici estivi, avendo già organizzato le edizioni del 1900 e del 1924. 

I Giochi olimpici di Parigi 2024 sono stati i primi della storia a raggiungere la parità numerica di genere, dato che nelle 329 discipline si sono sfidati 10.500 atleti, suddivisi esattamente in 5.250 uomini e 5.250 donne. Guardando ai risultati sportivi, il medagliere è stato vinto dagli Stati Uniti d’America con 126 medaglie (40 ori, 44 argenti e 42 bronzi), davanti alla Cina con 91 medaglie (40 ori, 27 argenti e 24 bronzi). L’Italia ha eguagliato il bottino complessivo che aveva ottenuto a Tokyo 2020, vincendo 40 medaglie (12 ori, 13 argenti e 15 bronzi) e chiudendo al nono posto nel medagliere generale. 

Da ricordare, tra le vittorie più rilevanti e le medaglie più prestigiose, quella d’oro sui 100 metri maschili vinta dallo statunitense Noah Lyles, quella d’oro nel torneo singolare maschile di tennis vinta dal serbo Novak Djokovic, le due medaglie d’oro (a cronometro e in linea) vinte dal ciclista belga Remco Evenepoel, l’ennesimo record stabilito dallo svedese Armand Duplantis nel salto con l’asta, la vittoria delle pallavoliste azzurre nel torneo di volley femminile, quella di Sara Errani & Jasmine Paolini nel doppio femminile di tennis e le tre medaglie d’oro nella ginnastica artistica vinte dalla statunitense Simone Biles. 

Europei di calcio 2024

Dal 14 giugno al 14 luglio, in Germania, si sono disputati i campionati europei di calcio, giunti alla loro diciassettesima edizione. La vittoria finale è stata appannaggio della nazionale spagnola, allenata da Luis de la Fuente. Le “furie rosse” hanno fatto un percorso netto, vincendo le tre partite della fase a gironi contro Croazia, Italia e Albania, battendo poi la Georgia agli ottavi di finale, la Germania ai quarti di finale e la Francia in semifinale.

Nella finalissima, giocata a Berlino, la Spagna ha quindi avuto ragione dell’Inghilterra con il risultato di 2a1. Nell’albo d’oro della competizione gli iberici succedono così all’Italia che aveva vinto nel 2021, battendo anch’essa in finale l’Inghilterra. La Spagna, grazie al trionfo di Euro 2024, è diventata la prima nazionale a vincere i campionati europei di calcio per quattro volte, dopo le vittorie ottenute nelle edizioni del 1964, del 2008 e del 2012.

Addio ai grandi del calcio

Rimanendo al calcio, il 2024 è stato un anno funestato dalla morte di diversi grandi protagonisti del passato più o meno recente: Mario Zagallo, Franz Beckenbauer, Gigi Riva, Sven Goran Eriksson e Totò Schillaci. In epoche diverse, da calciatori e/o da allenatori, hanno ottenuto successi importanti e la loro scomparsa ha inevitabilmente scosso l’intero mondo del pallone. Zagallo, con la nazionale brasiliana, vinse due mondiali da calciatore nel 1958 e nel 1962 e uno da allenatore nel 1970. Beckenbauer è stato un’autentica istituzione del calcio tedesco, storico capitano del Bayern Monaco e della Germania.

Soprannominato ‘kaiser Franz’ per le sue doti carismatiche, da calciatore vinse il pallone d’oro nel 1972 e nel 1976, gli Europei nel 1972 e i Mondiali nel 1974; da allenatore i Mondiali del 1990. Gigi Riva, soprannominato ‘rombo di tuono’, è stato tra gli attaccanti più forti della storia del calcio italiano. Con 35 reti segnate è il miglior marcatore della nazionale italiana, con cui vinse gli Europei nel 1968 e sfiorò i Mondiali nel 1970, anno in cui aveva trascinato il suo Cagliari alla storica vittoria dello scudetto.

Eriksson, nelle sue esperienze da allenatore in Svezia, Portogallo e Italia, è riuscito a vincere cinque campionati e dieci coppe; con la Lazio, in particolare, vinse l’ultima edizione della Coppa delle Coppe nel 1999, la Supercoppa europea nel 1999 e lo scudetto nel 2000. Schillaci è stato il protagonista delle ‘notti magiche’ ai Mondiali ospitati dall’Italia nel 1990, quando con sei reti trascinò la nazionale azzurra fino al terzo posto finale e si laureò capocannoniere del torneo. 

Sinner, nuovo re del tennis mondiale

Il 2024 del tennis ha portato a un vero e proprio passaggio di consegne generazionale tra due fenomeni del recente passato e due fenomeni del presente e del futuro. Da una parte Novak Djokovic e Rafael Nadal, dall’altra parte Jannik Sinner e Carlos Alcaraz. Il serbo è riuscito a trionfare alle Olimpiadi di Parigi, raggiungendo quella medaglia d’oro che gli mancava per completare il suo ricco palmares, ma ha abdicato sia dal punto di vista del ranking che degli Slam. Per Nadal è arrivato invece il momento dell’addio definitivo all’attività agonistica, dopo una carriera trionfale scandita da 92 titoli vinti, tra cui 22 Slam e 36 Master 1000. 

Il nuovo re del tennis mondiale è italiano e si chiama adesso Jannik Sinner, vincitore degli Australian Open e degli Us Open, delle Atp Finals e della Coppa Davis, nonché numero uno indiscusso del ranking Atp. Nel corso della stagione Sinner ha disputato complessivamente 79 incontri, vincendone 73 e perdendone solamente 6. Col ritiro di Nadal e con Djokovic ormai in fase calante, Sinner, classe 2001, sembra destinato a dominare la scena per i prossimi dieci anni. L’unico che potrà ostacolare il tennista italiano è lo spagnolo Alcaraz, classe 2003, vincitore quest’anno degli altri due Slam: Roland Garros e Wimbledon. 

Pogacar, nuovo ‘cannibale’ del ciclismo

Se la stagione del tennis è stata dominata da Jannik Sinner, quella ciclistica è stata dominata da Tadej Pogacar. Il ciclista sloveno del Team UAE Emirates, è stato protagonista di una serie di successi nelle corse più prestigiose del circuito internazionale, dalla Liegi-Bastogne-Liegi al Giro di Lombardia, passando per il Giro d’Italia, il Tour de France e il campionato mondiale. Il fatto di aver vinto tutte queste corse all’interno della stessa stagione e la netta superiorità sugli avversari con la quale è riuscito a ottenere i suoi successi, hanno spesso portato ad accostare Pogacar al più grande ciclista del passato, cioè il ‘cannibale’ Eddy Merckx. 

Come Merckx, d’altronde, il ‘cannibale’ di oggi è capace di vincere su tutti i terreni, dalle corse a tappe alle grandi classiche, sia in salita che a cronometro. Sebbene i paragoni tra atleti di epoche diverse, in qualsiasi disciplina sportiva, siano azzardati e rappresentino comunque un esercizio complicato, è stato lo stesso Merckx, interpellato in merito, a dire che Pogacar sia addirittura superiore a lui. 

Tra le tante imprese compiute dal ciclista sloveno in questa stagione, quella che sicuramente lo ha proiettato nella schiera dei grandissimi di questo sport è stata la doppietta Giro d’Italia/Tour de France. Nella storia del ciclismo, prima di Pogacar, solamente sette corridori erano riusciti a vincere le due maggiori corse a tappe nella stessa stagione: Fausto Coppi (1949 e 1952), Jacques Anquetil (1964), Eddy Merckx (1970,1972 e 1974), Bernard Hinault (1982 e 1985), Stephen Roche (1987), Miguel Indurain (1992 e 1993), Marco Pantani (1998). Ventisei anni dopo il doppio trionfo del ‘pirata’, Pogacar ha riscritto quindi la storia del ciclismo, sbaragliando la concorrenza e vincendo sia al Giro che al Tour ben sei tappe oltre alla classifica generale. 

In una stagione così caratterizzata dal dominio di Pogacar, è stato un altro ciclista sloveno a ritagliarsi lo spazio per fare un’impresa storica. Primoz Roglic ha infatti vinto per la quarta volta in carriera la Vuelta di Spagna, eguagliando lo spagnolo Roberto Heras nell’albo d’oro della competizione, che per importanza è da considerarsi la terza tra le grandi corse a tappe. Così come storica è stata un’altra doppietta, quella firmata dal belga Remco Evenepoel a Parigi 2024: primo ciclista in grado di vincere l’oro alle Olimpiadi sia nella prova in linea che in quella a cronometro.

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