Intercettazioni, il Senato approva il Ddl Zanettin

Approvando in Senato il Ddl Zanettin, il progetto di riforma del sistema delle intercettazioni prosegue, intervenendo sui termini di durata complessiva.
Approvato in Senato il Ddl Zanettin di riforma della disciplina dei termini di durata delle intercettazioni. La proposta legislativa, in particolare, mira ad aggiungere un nuovo periodo al comma 3 dell’art. 267 c.p.p.: l’obiettivo è quello di introdurre un tetto massimo di durata complessiva delle intercettazioni che, fuori dai casi di procedimenti per mafia e terrorismo, non può superare i quarantacinque giorni. L’unica deroga è rappresentata dall’eventuale presenza di elementi specifici e concreti, oggetto di espressa motivazione, tali da giustificare una durata superiore.
Un nuovo tassello, dunque, che si aggiunge al piano riformatore del Governo Meloni iniziato nel 2023, allorquando, fra le altre cose, venne stabilita l’estensione dei requisiti previsti per i reati di mafia alle intercettazioni in procedimenti per reati realizzati con metodo mafiosa tempo.
È dell’agosto scorso, poi, la Legge 114/2024 (“Legge Nordio”), che ha inciso profondamente proprio in materia di captazioni, agendo su di un duplice piano. In primo luogo, si è rafforzata la tutela della riservatezza nel rapporto tra difensore e assistito, vietando l’acquisizione di ogni forma di comunicazione intercorsa tra tali soggetti, salvo che il P.M. abbia fondato motivo di ritenere che si tratti di corpo di reato.

Si è intervenuti, poi, sul regime di pubblicità degli atti del processo, tramite riforma del comma 2 bis dell’art. 114 c.p.p., così vietando la pubblicazione, anche parziale, del contenuto delle intercettazioni se non è riprodotto dal giudice nella motivazione di un provvedimento o utilizzato nel corso del dibattimento. Tanto si doveva – nelle intenzioni dei proponenti – per porre argine alle perniciose fughe di informazioni dagli Uffici di Procura a beneficio di giornalisti ed editori.
Accolto con favore dagli esponenti dell’attuale maggioranza, che da sempre denunciano abusi e distorsioni applicative delle intercettazioni, il ventaglio di riforme portato avanti in materia dal centrodestra e sostenuto anche da forze di opposizione come Italia Viva è aspramente criticato dagli scranni dell’altra ala dell’emiciclo parlamentare.
Non è mancata, infatti, la voce di Roberto Scarpinato, ex Procuratore Generale di Palermo e oggi Senatore del Movimento 5 Stelle, il quale boccia il nuovo innesto normativo considerandolo come «un atto politico destinato a indebolire la capacità dello Stato di garantire un efficace contrasto alla criminalità con ricadute sulla qualità della nostra convivenza civile».
Di avviso contrario il Guardasigilli, che a più riprese ha salutato le modifiche come interventi indispensabili per riequilibrare il rapporto tra il diritto alla riservatezza delle comunicazioni e l’interesse all’accertamento dei reati.


