Il pacifismo e la sua storia: da idea a movimento

Il pacifismo e la sua storia: da idea a movimento

Nasce come idea, si sviluppa come movimento solo negli ultimi anni: cosa sappiamo della storia del pacifismo?


In una situazione bollente come quella attuale nel mondo, non c’è da sorprendersi se si finisce a parlare di come raggiungere la pace. Nonostante tutto, però, in realtà il concetto di pacifismo è qualcosa che si è sviluppato con forza solo nel ventesimo secolo, soprattutto negli ultimi anni dello stesso.

Quando nasce davvero questo concetto, quindi? Abbiamo già delle figure importanti che ne hanno parlato nel corso del tempo: escludendo la religione taoista, che iniziò a parlare della pace come qualcosa di saggio da perseguire già nel III secolo a.C., i primi nomi importanti a parlare di pace appaiono nel periodo storico dell’Illuminismo, ispirati dalla figura storica di Charles-Irénée Castel de Saint-Pierre. Le sue teorie hanno ispirato, tra gli altri, anche il filosofo Immanuel Kant, che con il suo “Progetto della pace perpetua” indicava lo sviluppo degli stati liberali come primo elemento necessario per la pace come alternativa alla violenza. Le teorie di Saint-Pierre, inoltre, sarebbero state ispirazione anche per la creazione dell’ONU e della Società delle Nazioni.

Cosa ostacolava ancora questo sviluppo lo dimostra la storia, ancora incentrata sui conflitti come base di fondo del mondo. Solo il movimento non violento del Mahatma Gandhi riesce in qualche modo a diffondersi, tuttavia il suo operato viene spesso mitizzato e molti esempi successivi non hanno ricevuto la eco necessaria per dare a questa idea nuova la possibilità di svilupparsi.

movimento non violento del Mahatma Gandhi, pacifismo

Le due guerre mondiali furono un primo vero catalizzatore per la crescita del pacifismo: basti pensare all’effetto che ebbe l’utilizzo delle prime bombe atomiche su Hiroshima e Nagasaki, la cui potenza distruttiva portò a un equilibrio mondiale precario di cui ancora oggi sentiamo il peso. I macroconflitti lasciano il posto a guerre molto più localizzate, dove la partecipazione diretta, seppur ancora presente, fu decisamente diversa rispetto ai grandi conflitti della prima parte del 1900.

Il periodo storico che davvero vede i primi movimenti pacifisti di un certo livello, infatti, è quello degli anni 60-70, ovvero quel periodo storico che vede e la guerra in Vietnam, iniziata non ufficialmente già nel 1955 per poi svilupparsi nella grande offensiva iniziata nel 1965, e la crisi di Cuba nel 1962. Nonostante il tipo di sviluppo diverso, entrambi gli eventi hanno un punto in comune: non si trattavano più di guerre dirette tra superpotenze, quanto di azioni “minori” per entità ma pur sempre teatro di scontri tra due parti, e che spesso hanno portato al rischio di una guerra nucleare nel tentativo di minacciare la controparte.

Proprio il rischio delle armi nucleari ha portato, alla fine del XX secolo, alla proliferazione di vari movimenti pacifisti a pieno titolo, molti di loro incentrati proprio sull’avversione all’uso delle armi nucleari, salvo poi svilupparsi anche in altri ambiti, quali l’opposizione ai conflitti etnici per lingua, religione o ideologie, la difesa dei diritti civili, e via discorrendo.

Non tutti i movimenti pacifisti, tuttavia, hanno raggiunto il loro scopo attraverso i mezzi di cui disponevano: basti pensare alle “Primavere Arabe”, il termine usato dai mezzi di comunicazione per indicare le rivolte nate a seguito della repressione delle prime proteste non violente. Va segnalata inoltre la critica che viene posta al pacifismo riguardo il genocidio del Ruanda, che viene usato come esempio del fatto che a volte servono interventi più duri.

Quello che si vede ad oggi, tuttavia, è uno sviluppo dell’interesse verso la visibilità dei conflitti e la loro risoluzione immediata in modo pacifico, in contrasto con le vendite di armi portate avanti dagli Stati e dalle aziende che più ci guadagnano. In un periodo delicato come quello che si sta vivendo ora nel Medio Oriente, è evidente come serva prestare attenzione a come si evolve il mondo, e ai rischi che si corrono.

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