Città, ecosistema di democrazia
Il rogo di plastica a Palmi, città in Calabria, deve farci riflettere. Nonostante i problemi ambientali, è ancora difficile per l’uomo condividere lo spazio con la natura, specialmente nello spazio urbano.
Giusto perché le brutte notizie sembrano non andare mai in vacanza, a Palmi, un centro per la raccolta differenziata brucia da diversi giorni, immettendo nell’aria grandi quantità di CO2. Il problema è soprattutto l’ingente quantità di plastica che alimenta terribilmente il fuoco. Oltre all’aria irrespirabile in città, per la quale è stato chiesto ai cittadini di indossare mascherine FFP2, inizieranno anche le valutazioni sulle eventuali contaminazioni del suolo nell’area toccata dalle fiamme. Una situazione disastrosa per Palmi. Ma quante città in Italia sono combinate così per svariati motivi?
La città è il posto dove viviamo, la società in piccolo, l’ecosistema artificiale nel quale mettiamo radici e ci evolviamo, purtroppo fin troppo in termini tecnologici ed ormai ben poco in termini darwinistici e naturali. Per quasi due secoli, la visione dell’architettura cittadina è stata violenta, estirpando il naturale per fare spazio all’artificiale, al grigiore antropico, standardizzando la mancanza di verde come un indicatore di civiltà, di lusso e di progressione. Il tempo e la storia ci hanno riso in faccia, oggi più che mai.
Nel saggio “Fitopolis, la città vivente”, il professore e botanico Stefano Mancuso cita José Luis Sert, parlando di «urbanistica obsoleta» e di una nuova «biologia urbana». Secondo molti studiosi, l’Homo urbanus (Maurizio Carta) ha smesso di evolversi in termini naturali per progredire solo in termini artificiali. Uno «sviluppo senza progresso» (Maurizio Carta).
Il bollettino del programma europeo Copernicus riporta giugno 2024 come il più caldo mai registrato a livello globale (non locale, attenzione), ponendolo nella fila crescente dei record preoccupanti per la crisi climatica e per la nostra salute, un diritto fondamentale tanto quanto la vita stessa. Gli eventi estremi, come caldo insopportabile o alluvioni, sono la faccia della stessa medaglia, tanto grande da schiacciare qualsiasi città. I gas serra, la produzione fuori controllo, gli spostamenti di beni e prodotti attraverso le navi cargo e tanti altri sono cause antropiche verso cui ci dovremmo battere. È un nostro diritto, tanto quanto quelli che difenderemmo contemporaneamente.
Se vogliamo concentrarci a livello locale, per ritrovare le nostre radici in quanto animali – eh sì, ricordiamoci di far parte degli animali! – e migliorare il nostro stile di vita ormai alla deriva, è necessario rivoluzionare seriamente le nostre città.

Il Prof. Mancuso, in Fitopolis, ci parla dei vantaggi di avere una città immersa nella Natura e non divergente. Le nostre città potrebbero godere delle capacità degli alberi di raffreddare l’ambiente circostante attraverso due fenomeni: l’ombreggiamento e l’evapotraspirazione. Il primo riduce la quantità di radiazione solare che colpisce una superficie, abbassandone la temperatura, mentre l’evapotraspirazione raffredda l’ambiente attraverso il passaggio dell’acqua presente nel terreno allo stato di vapore».
Alcuni esempi di migliorie urbanistiche davvero recenti:
- Bologna prima per “città 30”: velocità massima consentita agli autoveicoli 30 km/h per diminuire l’inquinamento acustico e dei gas di scarico. Ma anche Lione, Bruxelles, Valencia, Bilbao, Bordeaux, Parigi, Helsinki, Barcellona hanno già intrapreso la stessa strada.
- Barcellona: la piazza chiamata Plaça de les Glòries, snodo di traffico metropolitano, totalmente convertita ad area pedonale verde.
- Vienna: più del 50% della superficie è coperta da parchi verdi, percorsi ciclabili estesi in gran parte della città.
Il mitico Adriano Celentano cantava, ne Il ragazzo della via Gluck: «Perché continuano a costruire le case e non lasciano l’erba? Se andiamo avanti così, chissà come si farà».
Democrazia è partecipazione, sia nel dare il proprio contributo che per chiedere alla classe politica di rispettare i nostri diritti in quanto cittadini, lavorando in tal senso. Andate anche alle riunioni in sede comunale, fatevi sentire in quanto detentori del potere politico per chiedere urbes naturales, ossia città naturali. La lotta alla crisi climatica deve partire efficiente dalle realtà locali, quindi dalle città.

Democrazia implica che, non solo dobbiamo prenderci personalmente cura della nostra “casa cittadina” e del bene comune, ma anche e soprattutto lottare, facendo la voce grossa, scendendo in piazza e chiedendo standard più alti per la nostra salute ed il nostro stile di vita. Ricordiamo che il voto cosciente è un grande strumento nelle nostre mani. Una classe dirigente sorda sia agli allarmi scientifici che allo strazio ed alla rabbia dei cittadini spinge solo verso una direzione: la disobbedienza civile.
di Giuseppe Castiglione


