Uketsu, tra incubo, poesia digitale e gli “Strani disegni”
Dal silenzio, dagli anfratti di internet, si affaccia nel mondo in modo inquietante con i suoi Strani disegni: Uketsu.
Nel vasto panorama dell’horror contemporaneo, spesso saturo di cliché e jumpscare preconfezionati, esistono ancora esperienze capaci di inquietare nel profondo, scavando nelle zone più oscure della psiche. Uketsu è una di queste. Un nome senza volto, un’identità senza biografia, un artista che ha saputo imporsi come fenomeno cult partendo da una serie di video pubblicati su YouTube, per poi approdare all’editoria con Strani disegni, libro uscito in Italia e subito diventato oggetto di culto per gli appassionati di horror surreale.
L’anonimo profeta del perturbante
Uketsu emerge come entità creativa nel 2017 su YouTube. I suoi video si distinguono fin da subito per l’estetica volutamente rudimentale: animazioni in stile lo-fi, spesso disegnate a mano con tratto infantile o disturbato, accompagnate da testi criptici e musiche dissonanti. Nessuna spiegazione, nessuna guida per lo spettatore. Solo visioni frammentarie, disturbanti, in grado di suscitare un senso di disagio che va oltre l’immagine.
È proprio questa ambiguità a rendere Uketsu un caso unico. Nei suoi video non c’è mai una narrazione lineare, né un intento chiaramente didattico o morale. Si entra, invece, in un mondo fatto di simboli, di ripetizioni ipnotiche, di sogni malati che sembrano venire dall’infanzia ma filtrati da un occhio adulto e alienato.
Uketsu: l’identità che non c’è
Uno degli aspetti più affascinanti del fenomeno Uketsu è il totale anonimato dell’autore. Nessuna intervista, nessuna presenza sui social, nessuna dichiarazione pubblica. Il canale YouTube è l’unico punto di contatto con il mondo, e anche lì regna il silenzio: i commenti sono spesso disattivati e l’autore non interagisce mai con gli utenti.
Questo distacco assoluto ha alimentato numerose teorie tra i fan: c’è chi lo considera un esperimento artistico collettivo, chi un artista affermato che vuole mantenere l’anonimato, chi addirittura un’intelligenza artificiale. Ma la verità – se esiste – resta celata dietro i suoi disegni, che parlano un linguaggio visivo universale: quello dell’inquietudine.
Strani disegni: l’incubo su carta
Il salto dall’universo digitale a quello cartaceo è avvenuto in modo coerente con il suo stile. Strani disegni, pubblicato in Giappone e recentemente arrivato in Italia con Einaudi Edizioni, raccoglie una serie di immagini e testi che sembrano provenire direttamente dai suoi video, ma privi di suono o movimento. Eppure, la staticità della pagina non ne riduce l’impatto: anzi, lo amplifica.

Le pagine del libro sono un mosaico di incubi visivi, figure deformi, dialoghi interni frammentati, sussurri grafici. Uketsu non racconta storie: suggerisce, evoca, disorienta. I temi ricorrenti sono quelli già visti nei video: alienazione, identità, infanzia disturbata, traumi mai risolti. Non c’è una trama, ma c’è un percorso emotivo, un’esperienza immersiva che può essere affrontata solo lasciandosi andare al non-senso, al disagio, all’abisso.
Uketsu oltre l’horror in un’estetica della disfunzione
Uketsu rappresenta una nuova forma di horror, che non cerca di spaventare ma di disorientare. Non è tanto la paura a dominare le sue opere, quanto un senso di spaesamento, come se si fosse intrappolati in un sogno sbagliato o in un ricordo che non ci appartiene.
Lontano dalle logiche del mercato e del marketing, l’artista ha costruito una nicchia fedelissima, un culto silenzioso che si alimenta di condivisione, analisi, teorie. Alcuni lo paragonano a David Lynch, altri lo vedono come un discendente diretto di Junji Ito. Ma la verità è che Uketsu ha creato qualcosa di suo: un linguaggio visivo personale e riconoscibile, una grammatica del perturbante che oggi trova sempre più imitatori nella rete.
Uketsu è la prova che, nell’era dell’iperconnessione e della sovraesposizione, l’assenza può essere la forma più potente di presenza. Il suo successo non nasce dalla promozione, ma dal passaparola e dal fascino dell’ignoto. Strani disegni è la naturale estensione di questa poetica: un libro che non si legge, ma si subisce. E che, proprio per questo, resta impresso come un sogno che non riesci a dimenticare.
In un mondo che ha bisogno di etichette, Uketsu rifiuta ogni classificazione. Ed è forse proprio questo il suo più grande atto artistico.


