Cambiamenti climatici e migrazioni: due sfide globali da affrontare insieme

Crisi climatica e migrazioni sono due fenomeni spesso connessi tra loro e come tali andrebbero affrontati sul piano internazionale


Cambiamenti climatici e migrazioni. Due sfide cruciali della nostra epoca che, nonostante influenzino in modo decisivo gli equilibri geopolitici, raramente vengono trattate contestualmente. Entrambi i fenomeni, in realtà, sono estremamente interconnessi e richiederebbero una risposta, nazionale e internazionale, adeguata.

Secondo le previsioni, nei prossimi anni saranno più di 260 milioni le persone costrette a emigrare a causa dei cambiamenti climatici. 89 milioni di spostamenti avverranno tra l’Asia (orientale e meridionale) e Pacifico, più di 100 milioni interesseranno l’Africa, quasi 20 milioni il Sud America e 5 milioni il continente europeo.

I migranti iracheni, siriani e afghani che, tra Polonia e Bielorussia, stanno rischiando di morire congelati ogni giorno, sembrano non essere in nessun modo collegati alla crisi climatica. Tuttavia, guardando più da vicino la questione, potremmo cambiare idea.

La ricerca di una relazione causa-effetto tra mobilità e cambiamenti climatici non è in grado di porre la situazione nella giusta prospettiva. I cambiamenti climatici sono un driver delle migrazioni ma vengono accompagnati da altri elementi cruciali quali la sovrappopolazione, il sottosviluppo, una debole governance, violenze, conflitti, diseguaglianze sociali e di genere. 

In quest’ottica, l’esodo delle persone dall’Afghanistan, potrebbe non essere legato solamente all’avvento dei talebani.

Basti pensare che l’Afghanistan è al sesto posto tra le nazioni più colpite dalla crisi climatica. Il Paese è già da anni piegato da siccità, ondate di calore, inondazioni e precipitazioni erratiche. Trattandosi di un nazione in cui il 60% della popolazione percepisce il proprio sostentamento dall’agricoltura, l’impatto di questi fenomeni sull’economia è inevitabilmente elevato.

Aggiungendo a questi elementi il fatto che l’80% dei conflitti in territorio afghano derivano dallo sfruttamento di risorse naturali, diventa più evidente come il cambiamento climatico stia influendo sulle migrazioni, e come questo sia comunque connesso ai conflitti che spingono molte persone a migrare.

La siccità che ha colpito l’Afghanistan tra il 2017 e il 2018 e l’incapacità del governo di fare fronte alla catastrofe che portò alla morte di migliaia di persone, unita alla mancanza di risorse necessarie a supportare la popolazione messa in ginocchio dalla crisi climatica, ha creato un punto di rottura tra popolazione e governo, lasciando spesso spazio ai talebani che si sono radicati proprio nelle comunità più colpite. (Ho tolto le virgole)

Il caso dell’Afghanistan, che non rappresenta l’unico esempio al mondo, ci dimostra quanto le migrazioni climatiche abbiano bisogno di molta più attenzione da parte della comunità internazionale. 

I lavoratori agricoli di Messico e America centrale che stagionalmente sono costretti a migrare negli Stati Uniti, i numerosi esodi che dalle campagne portano le persone ad avvicinarsi ai centri urbani in Sri Lanka, Nepal, Pakistan, Cina; tutte quelle comunità obbligate a spostarsi dal degrado socio-ambientale del contesto in cui si vivono.

Solo nello scorso anno, sono stati più di 30 milioni i migranti che sono stati costretti a scappare a causa di disastri ambientali. Questo implica che tre quarti degli spostamenti avvenuti nel mondo sono stati innescati dal cambiamento climatico. 

Ad oggi ancora poco, o forse nulla, è stato fatto per arginare le conseguenze del cambiamento climatico e, naturalmente, è la consapevolezza l’ostacolo tra la difficoltà e la sua risoluzione.

«Se potessimo comprimere il tempo tra il presente e i prossimi venti o trent’anni e le persone potessero vedere la portata del disastro che ci sta per colpire, allora potremmo vedere un’azione di risposta. Purtroppo, ad oggi il problema è stato molto sottovalutato e diverse organizzazioni, compresa la nostra, non hanno ancora maturato il necessario senso di urgenza. È un problema difficile da risolvere. Sebbene nessuno neghi veramente l’esistenza di un cambiamento climatico in atto, la sistematica incapacità di attenuarne l’impatto e di prepararsi ad affrontarlo in maniera adeguata è incomprensibile ed è una forma più sottile di negazione che deve essere superata».

  • Andrew Harper, Consigliere Speciale dell’UNHCR sull’Azione per il Clima.

Immagine in copertina di Oxfam International

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Federica Agrò

Ho due vite parallele e soddisfacenti: in una mi occupo di strategie di marketing e social media management, nell’altra scrivo di diritti umani, attualità, cultura ed ecologia.