Diritti umani, uno sguardo sofferto al 2023 e alle violazioni in tutto il mondo

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Anche l’anno appena passato è stato un tragico esempio di quante siano le violazioni di diritti umani in corso, aggravate da nuovi conflitti e violenze perpetrate da anni in tantissimi Paesi nel mondo.


Provare a volgere uno sguardo d’insieme agli avvenimenti politici, bellici e anche mediatici nell’anno appena trascorso, può offrirci una profonda riflessione su quali sono le tendenze e sfide attuali dei diritti umani nel mondo. Un 2023 che non solo è stato tragicamente caratterizzato da nuove e perpetue violazioni, ma che si è anche macchiato di una pericolosissima reazione selettiva dei governi e della diplomazia di fronte a esse e agli accordi che regolano i diritti umani e il diritto umanitario.

Tante le sfide e le loro ripercussioni sui diritti umani che hanno riguardato molti Paesi del mondo, anche di natura diversa; le stragi climatiche come incendi, siccità, disastri naturali come in Libia e Bangladesh; ostilità e conflitti in Medio Oriente, Congo, Ucraina, Myanmar, Etiopia; le violazioni contro i migranti nel confine Stati Uniti-Messico e nel Mediterraneo; le disuguaglianze economiche in aumento così come le violenze contro le donne in tutto il mondo, specialmente in paesi come Iran e Afghanistan. 

La lista è lunghissima e dà un quadro preoccupante che non fa presagire dei buoni propositi per il 2024, considerando che molte delle violazioni e ostilità citate sono tutt’ora in corso e le prospettive non ci rendono di certo ottimisti nei loro riguardi. Altre sono, come le violenze contro le donne, radicate e incorporate in apparati statali, politici e culturali. 

Governi e Stati che continuano a ignorare le violazioni in corso non solo perpetuano le ingiustizie nel presente e nel breve termine, ma incoraggiano altrettanti governi e gruppi a estendere la portata delle loro repressioni; l’opposto di quella che dovrebbe essere la coerenza e la fermezza nella condanna alle violazioni di diritti umani, senza che ipocrisie e motivazioni di carattere geopolitiche possano nasconderle. Veicolano, inoltre, il pericoloso messaggio che in un mondo dove tantissime comunità richiedono protezione e il rispetto dei loro diritti umani, alcune vite valgono più di altre.

In quest’articolo proviamo a offrire un piccolo focus su quattro tra gli avvenimenti cruciali del 2023, e che possono fornire una testimonianza di come diversificate siano le violazioni ancora oggi in corso. 

violazioni dei diritti umani

Iran

I recenti eventi in Iran a seguito della morte di Mahsa Amini mentre era in custodia della polizia lo scorso settembre hanno scatenato una serie di proteste pubbliche. Con slogan come “donne, vita, libertà”, le donne hanno lottato contro le leggi che richiedono di indossare l’hijab, guadagnando sostegno da tutto il mondo. Ma il Governo ha represso le dimostrazioni con brutalità, causando centinaia di morti e detenzioni arbitrarie.

Tutt’oggi in Iran esiste una discriminazione a livello legale e reale contro le donne, specialmente per quanto riguarda il matrimonio, il divorzio e la custodia dei figli. Le regole sul velo del 1979 hanno un impatto su tutti gli aspetti della vita quotidiana e pubblica delle donne. 

Non possiamo che ricordare che l’attenzione globale sulla situazione interna all’Iran sia diminuita man mano dopo l’inizio delle proteste, e questo non ha che permesso ancora di più alla Repubblica Islamica di adottare un approccio estremo contro le donne e la loro repressione; si continua a spingere per l’uso forzato del velo, simbolo chiave del dominio clericale in Iran, adottando metodi sempre più oppressivi per sorvegliare e punire le donne e le ragazze che non rispettano il rigido codice di abbigliamento. 

Tra essi, la sospensione e espulsione dalle università, divieto di accesso ai servizi pubblici come banche, trasporti e cure, e tecnologie di sorveglianza di massa per identificare le donne senza velo in veicoli o aree pedonali. La polizia ha anche inviato oltre 133 mila messaggi ordinando alle donne di smettere di utilizzare i loro veicoli, ha confiscato 2 mila auto e ha segnalato oltre 4.000 “recidivi” al sistema giudiziario, secondo Amnesty.

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Arabia Saudita

A seguito delle accuse secondo cui le guardie di frontiera saudite avrebbero ucciso centinaia di migranti e richiedenti asilo etiopi cercando di attraversare il confine Yemen-Arabia Saudita tra marzo 2022 e giugno 2023, l’Arabia Saudita è stata fortemente criticata da più parti per la sua condotta nel rispetto dei diritti umani. 

Human Rights Watch ha pubblicato un dettagliato rapporto che descrive l’uso di armi esplosive e di altre forme di forza letale da parte delle autorità saudite, dando luogo a un modello diffuso e organizzato di attacchi. Gli omicidi potrebbero configurarsi come crimini contro l’umanità se condotti in conformità con la politica ufficiale saudita, accusata anche di cercare di deviare le critiche attraverso investimenti nello sport e nell’intrattenimento delle sue città al fine di migliorare la sua immagine pubblica. 

Come descrive Amnesty International, sono numerose le violazioni di cui si sta macchiano il Paese: esecuzioni per condanne a morte in crescita, discriminazioni contro le donne, censura contro la stampa, libertà di espressione e diritto di manifestare.

Palestina

Più di 23 mila palestinesi, prevalentemente civili, hanno perso la vita a causa delle ostilità tra le truppe israeliane e le organizzazioni armate palestinesi a Gaza. I funzionari israeliani sono accusati di crimini di guerra, compresi attacchi illegali e abusi. Nel frattempo, si sono verificati tassi storicamente elevati di violenza da parte dei coloni contro i palestinesi, con detenzioni amministrative e omicidi nella Cisgiordania occupata. L’oppressione e l’apartheid istituzionalizzata di Israele contro i palestinesi potrebbero costituire crimini contro l’umanità. Diverse parti esortano le nazioni che forniscono armi a Israele a interrompere immediatamente la vendita di armi e ad adottare misure tempestive per porre fine a questi crimini.

A seguito dell’attacco di Hamas dell’7 ottobre 2023, il governo israeliano ha risposto con misure quali il taglio di servizi essenziali come elettricità e acqua a Gaza, con un impatto su circa 2,3 milioni di residenti. Questa decisione è stata paragonata a un crimine di guerra e considerata una forma di punizione collettiva. Dopo aver ordinato l’evacuazione di quasi un milione di persone da Gaza, l’esercito israeliano ha utilizzato armi pesanti per colpire quartieri densamente popolati, causando la morte di migliaia di civili, soprattutto bambini. Molte nazioni non hanno reagito con fermezza a queste azioni, dimostrando una selettività nell’affrontare le violazioni dei diritti umani in diverse regioni del mondo. 

Questo approccio selettivo mina la validità del sistema basato su regole internazionali che dovrebbe garantire la protezione dei diritti umani per tutti, senza che motivazioni politiche mascherino le violazioni a seconda di chi le compie.

Congo

Human Rights Watch riporta che l’organizzazione armata M23, sostenuta dal Ruanda, è stata associata a gravi violazioni dei diritti umani nella Repubblica Democratica del Congo orientale (RDC). Si sostiene che il M23 abbia reclutato civili con la forza e commesso omicidi sommari nella provincia del Nord Kivu, costringendo circa 520 mila persone a fuggire dalle proprie case. In questo modo, con possibili catastrofi sanitarie, inclusa la rapida diffusione del colera, la situazione umanitaria nella regione si è aggravata.  

Le recenti interviste condotte da Human Rights Watch con sopravvissuti, testimoni e altre fonti hanno rivelato che il M23 ha perpetrato una serie di crimini quali esecuzioni arbitrarie di almeno 22 civili a Kishishe il 29 novembre, insieme allo stupro di almeno una sessantina di donne, con ulteriori omicidi durante la ricerca di membri di milizie.

di Giuseppe Castiglione

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