Cisterne di Nervi, gigantesche opere nascoste dalla vegetazione palermitana

Immerse nel verde del Parco della Favorita, alle pendici di monte Pellegrino, le mastodontiche cisterne dell’ingegnere Nervi restano dimenticate da novant’anni.


Esistono dodici giganteschi “pozzi” ai piedi del monte Pellegrino a Palermo. È una storia nascosta dietro il parco della Favorita: stiamo parlando delle cisterne di Nervi, enormi serbatoi per carburante costruiti negli anni Trenta e che da quasi novant’anni restano immersi nel verde, dimenticati e ignorati dalla stragrande maggioranza dei palermitani. 

Queste mega cisterne di circa 16 metri di altezza – praticamente quanto la maggior parte dei palazzi che vediamo in città – sono collegate attraverso cunicoli sotterranei che conducono dalle grotte scavate nella roccia del monte Pellegrino, giù fino al porto di Palermo. Si tratta di una testimonianza del tutto eccezionale del periodo bellico e racconta una storia sconosciuta ai più, datata 1935.

Ogni struttura era coperta da segreto militare, così come il sistema dei loro collegamenti, discenderie e cunicoli. Gli enormi serbatoi quasi a ridosso della parete rocciosa della montagna, sono ancora oggi completamente interrati, con strutture realizzate in cemento armato e di forma cilindrica, con un diametro di ben 36 metri. 

cisterne di nervi progetto

Come previsto dal progetto del suo ideatore e progettista, l’ingegnere Pier Luigi Nervi, la copertura delle cisterne è anch’essa in cemento armato, il tutto sommerso da uno spesso strato di terra. A rendere ancora più suggestive le strutture, ogni cisterna si regge sulle 22 colonne che percorrono la sua pianta circolare.

Alcuni anni fa, presso uno di questi colossi bellici, la copertura ha ceduto lasciando spazio a un gigantesco pozzo aperto in superficie. Al suo interno era contenuto ancora del residuo di carburante, scoperta che fu giudicata in un primo momento non solo inquietante ma anche molto pericolosa per via del rischio di inquinamento della falda idrica. 

La Marina Militare italiana si affrettò nel dichiarare che non vi erano rischi di inquinamento e di conseguente catastrofe per la città. Un’inchiesta della Magistratura e una del Ministero della Difesa appurarono l’assenza di rischi e nel contempo la necessità di una vasta operazione di bonifica delle cisterne di Nervi.

Le cisterne contenevano un importantissimo quantitativo di carburante utile per rifornire i mezzi dell’aviazione e i dirigibili (che atterravano dove oggi sorge l’ippodromo, allora un campo di atterraggio per i dirigibili) e durante i bombardamenti alleati del 1943 scamparono miracolosamente alla distruzione, rimanendo così nell’oblio per decenni e decenni.

Stando alle fonti raccolte presso gli archivi dell’Università degli Studi di Parma, che custodisce i progetti originali relativi alla realizzazione dell’opera, strutture analoghe dovrebbero trovarsi anche nei territori di Trapani e Siracusa. Tutte le cisterne, in ogni caso, sono state dismesse negli anni Cinquanta, poco tempo dopo la fine del conflitto mondiale.

cisterne di nervi progetto

Esiste un’altra storia oltre a quella del mastodontico progetto delle cisterne sotterranee: quello del loro recupero e conseguente rifunzionalizzazione. Le architetture militari – ormai vera e propria archeologia bellica – sono state oggetto di un progetto indirizzato alla costituzione di un museo della memoria della Seconda guerra mondiale. 

L’idea è nata dall’architetto Giulia Argiroffi, che insieme a Will Rothier, studioso ed esperto di storia contemporanea, e all’architetto Andrea Liguori, sono stati promotori del progetto “World War Two Memory Museum”. Purtroppo l’ambizioso e lodevole progetto, anche se appoggiato dalla Marina e dall’Esercito e affidato più volte allo stesso Ministero della Difesa che è proprietario delle cisterne, non è ancora riuscito a raggiungere la fase realizzativa.

La paternità storica di queste cisterne – riconosciuta a Nervi, uno dei grandi progettisti del Novecento italiano – e la grande testimonianza di storia dell’architettura che rappresentano meritano certamente maggiore attenzione e una serie di azioni concrete che rendano questo esteso patrimonio sotterraneo un tesoro fruibile e una nuova ricchezza per la città di Palermo.

Immagine in copertina Google Maps – Otiv


Daniele Monteleone

Caporedattore, responsabile "Società". Scrivo tanto, urlo tantissimo. Passione irrinunciabile: la musica. Ho un amore smisurato per l'arte, tutta.