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Piazza Magione, dalla politica criminale al faticoso recupero

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Piazza Magione non fu vittima della guerra ma di una spregiudicata politica edilizia. Oggi, nonostante l’ampio recupero, ha ancora molto lavoro da portare avanti.


Se le rovine potessero reagire, oramai impazienti, avrebbero già urlato e aggredito tutta una sfilza di persone che affibbiano ai bombardamenti della Seconda guerra mondiale le condizioni della “piazza non piazza” che tutti – anche lo stradario – chiamano piazza Magione. In molti hanno confuso la storia della piazza come una tragedia di guerra. Piazza Magione, oggi inserita fra i beni FAI per il concorso “I luoghi del cuore” nel tentativo di riportarvi l’attenzione, è storia di malaffare e fallimenti.

A partire dal nome, troviamo una doppia ingiustizia storica: piazza non piazza, dicevamo, perché a tutti gli effetti si tratta di un normale reticolato stradale cittadino, rimasto solo alle fondamenta delle abitazioni che un tempo vi insistevano e che sono state, in tempi recenti, riempite di terra e rese dei prati; e poi, il nome di quest’area situata nello storico quartiere della Kalsa, deriva dalla vicina Basilica La Magione e dall’omonimo convento, anche se il convento esattamente al centro della piazza è quello di Santa Maria della Sapienza, motivo per cui l’appellativo adeguato sarebbe potuto essere “piazza Sapienza”.

È vero, gli intensi bombardamenti che colpirono la città durante il Secondo conflitto mondiale danneggiarono le abitazioni che si innalzavano un tempo nel rione. Dal 23 giugno 1940 all’agosto 1943, Palermo fu vittima di circa un centinaio di bombardamenti da parte di tutte le nazioni interessate al conflitto, inclusi gli stessi italiani e tedeschi nell’ultimo mese di guerra in Sicilia. Altri luoghi d’interesse artistico rimasti gravemente feriti dalle bombe furono la Regia Biblioteca Nazionale, l’Oratorio di San Lorenzo, la stessa Basilica La Magione, la Porta Felice, la Basilica di San Francesco d’Assisi e la Fontana Pretoria del Camilliani. Le macerie e qualche rudere dell’odierna piazza Magione andavano rimossi, e il quartiere possibilmente tirato di nuovo su. Ma negli anni Sessanta si pensò di radere tutto al suolo, “dare una pulita” anche a ciò che era rimasto.

Un visionario piano regolatore della città di Palermo (P.R.G. del 1962) prevedeva di sfruttare gli spazi rasi al suolo dai bombardamenti per creare una strada, la “via del Porto”, che tagliasse il centro storico da Nord a Sud, partendo dalla Cala per arrivare in via Lincoln. La strada avrebbe spazzato via indiscriminatamente almeno una ventina di strutture fra abitazioni popolari, palazzi e piccole chiese nel cuore di Palermo. Fu proprio il collegio di Maria, quell’antica sapienza che oggi campeggia solitario al centro della piazza, a fermare i lavori che avevano già distrutto tutto quanto lì intorno, riducendo abitazioni e ruderi a un’unica grande e arida spianata di terra mista a cemento.

Collegio di Maria alla Kalsa (detto S. Maria della Sapienza) in un’immagine aerea del 2014

Dell’avvio di quei lavori criminali resta, in corrispondenza della Cala, l’apertura a fianco della Chiesa di Santa Maria di Porto Salvo, il primo accenno della via del Porto che doveva costeggiare piazza Marina. Nel 1968 le demolizioni nell’area della Magione non erano ancora completate. In alcune foto d’epoca si vede la tendopoli allestita in occasione del forte terremoto che colpì la provincia di Palermo quell’anno: insieme agli sfollati vennero immortalati anche degli edifici ridotti a mucchi di cemento. Il tratto stradale che doveva squarciare il centro, dunque, si interruppe proprio davanti il già citato collegio di Santa Maria della Sapienza, oggetto di pubblico esproprio (decreto Prefettizio n. 62563, 13-08-62), e il percorso pavimentato a sanpietrini (che ci riporta visivamente all’altro estremo del progetto, piazza Marina) non andò oltre il convento, come piegato dalla sacralità del luogo.

Ciò che restava di quello scempio edilizio di via del Porto fu comunque smantellato negli anni Novanta, in concomitanza dei lavori avviati per la Conferenza ONU sulla criminalità organizzata transnazionale avvenuta a Palermo nel 2000. Oggi di quella strada non c’è traccia a piazza Magione e intorno al convento venne realizzato un grande prato davvero particolare e, probabilmente, unico al mondo.

Sotto la coltre di detriti prodotta dallo spianamento dei fabbricati del quartiere, furono rinvenuti i vicoli rinascimentali con le ottocentesche pavimentazioni ad acciottolato che tornarono a vedere la luce del sole e il calpestio umano. L’area fu oggetto di una vasta operazione di recupero: strade e fondamenta, fortunatamente ancora intatte, delimitano gli originari isolati che sono stati riempiti di terra donando la caratteristica conformazione di “reticolato di prati” all’odierna piazza Magione. Strutturalmente si tratta di uno scrigno medievale all’interno di un quartiere caratterizzato da costruzioni ben più recenti; un caso che ha davvero fascino da vendere.

Negli ultimi decenni la piazza è stata riscoperta come luogo di raduno serale, grazie soprattutto alla presenza di molti locali negli stabili attorno al prato. Piazza Magione è oggi uno spazio di condivisione, riconosciuto da molti (soprattutto nell’era post-lockdown) come utile spazio di aggregazione. Vi è stata inoltre posta una pietra commemorativa per Giovanni Falcone, originario proprio di quella piazza e di quel quartiere e pochi anni fa è stato inaugurata un’area giochi oltre al campo di calcetto nel quadrante Nord-est.

La piazza è però ancora troppo “secondaria” rispetto ai grandi centri di ritrovo cittadini: la conformazione, la storia e le potenzialità ne farebbero certamente uno dei luoghi più vivi di Palermo. Una storia senza dubbio distante dal deserto di Piazza Marina, piazza storica da sempre, ma forse fin troppo sprecata.

Il FAI (Fondo Ambiente Italiano), giunto alla decima edizione del contest “I luoghi del cuore”, ha accolto l’iniziativa del comitato palermitano “Piazza Magione nel cuore” che, tramite il concorso, sta provando a puntare i riflettori su uno dei luoghi più suggestivi del capoluogo siciliano. La piazza, con il suo collegio, sono stati inseriti nella lista dei luoghi da votare (qui il link per votare piazza Magione).

Il fondatore del comitato Fabio Punzi, in un’intervista dichiara che «Il prato è in uno stato indecoroso, gli alberi sono pochi e vere proprie cattedrali nel deserto, i giochi per bambini presenti sono spesso mal messi. Mancano soprattutto servizi per i turisti, nonostante la ricchezza di luoghi di pregio presenti nella zona come la struttura al centro della piazza ovvero l’ex chiesa di Santa Maria della Sapienza in stato di totale abbandono». E sono in tanti a pensarla come lui. È importante non solo recuperare un prato per il pubblico, ma anche valorizzare l’importanza archeologica della zona, trovare una destinazione utile e consona al collegio, organizzare più spesso eventi per accrescere lo slancio commerciale della piazza.

Piccola parentesi storica sul collegio “salvifico”: fu Gaetano Lo Piccolo a fondare nel 1741 il collegio di Maria della Sapienza per ospitare e istruire le fanciulle del quartiere Kalsa. Nel 1754 trovò sede definitiva a piazza Magione proseguendo le sue attività indisturbato fino allo scoppio delle guerre mondiali. Si salvò dai bombardamenti del 1943 ma venne abbandonato in fretta e furia dalle suore collegine che, in previsione della sfrontata politica edilizia in pieno stile “Sacco di Palermo”, si trasferirono nella nuova sede di via Castellana portando via tutte le opere d’arte, lasciando solo un grande crocifisso del XIX secolo sull’altare. Durante la seconda amministrazione Orlando, il convento è stato assegnato alle suore di Madre Teresa di Calcutta che hanno prestato assistenza ai bisognosi del quartiere per alcuni anni. Oggi la struttura è in completo stato di abbandono nonostante un tentativo di riqualificazione avvenuto pochi anni fa e giunto a nessuno sbocco turistico ed economico.


Copertina Comune di Palermo

 
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Daniele Monteleone

Caporedattore. Scrivo tanto, urlo tantissimo. Passione irrinunciabile: la musica. E poi un amore smisurato per l'arte, tutta.

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