Consapevolezza e responsabilità: le chiavi per tornare a viaggiare dopo la pandemia

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La pandemia non segnerà la fine del turismo e dei viaggi. Una nuova consapevolezza, nonché un rinnovato senso di responsabilità, sarà imprescindibile per viaggiare.


Un vortice emotivo, inaspettato, al quale nessuno era preparato. Ribadirlo ancora una volta può apparire ridondante: la pandemia, oramai da più di un anno, affligge la nostra esistenza e la quotidianità. Sono cambiate le prassi sociali più comuni, la relazioni, l’approccio al lavoro. Molti aspetti della vita di tutti i giorni sono stati stravolti, altri stanno vivendo un momento di stand-by. Viaggiare è uno di questi. 

Il dilagare dei contagi, la chiusura delle frontiere, il progressivo aumento delle restrizioni hanno reso quasi impossibile una delle pratiche più diffuse e appaganti. A dire il vero, non è si mai smesso di viaggiare e ciò non accadrà in futuro. Un cambio di prospettiva e soprattutto un nuovo modo di approcciarsi al viaggio, invece, sarà inevitabile. 

Una situazione di totale incertezza 

L’unica certezza ben consolidata durante questo primo anno di pandemia è che… non vi è alcuna incertezza. La situazione sanitaria è in continua evoluzione: cambia repentinamente così come cambiano le norme e le restrizioni. Un determinato Paese che oggi registra pochi contagi, pertanto al momento facilmente accessibile, tra un paio di settimane potrebbe non esserlo più e viceversa. 

È impossibile fare previsioni pur rilevando ogni giorno, specialmente in tv e nei social media, le opinioni più disparate. Queste ultime, spesso diramate da persone che raramente possiedono le dovute competenze in materia, sono fuorvianti e non aiutano a inquadrare bene la situazione. 

In questo scenario l’organizzazione di un viaggio, di qualsiasi tipologia, assume elevate componenti di rischio. La prospettiva di dover rinunciare all’ultimo minuto, senza magari ricevere un rimborso per le varie prenotazioni, scoraggia molte persone a concedersi qualche giorno di apparente spensieratezza. 

A questi limiti di carattere pratico, se ne aggiungono altri di natura ideologica. Viaggiare vuol dire soprattutto immergersi in una realtà diversa dalla propria e confrontarsi con altre culture, altri stili di vita, altri modi di pensare. Che senso ha esplorare un determinato luogo che in realtà, a causa della pandemia, vive con il freno a mano tirato? 

Appare alquanto innaturale rinunciare a una chiacchierata con la gente del luogo o immaginare piazza Jamaa el Fna a Marrakech senza assembramenti, le carrozze della metro di Tokyo a capacità ridotta, un tempio buddista dove non si può camminare scalzi, il bazar di Istanbul dove i mercanti non possono urlare, Bangkok o Hanoi senza i ristorantini all’aperto.

L’importanza di farsi trovare pronti 

Alla luce dell’incertezza appena citata, l’organizzazione di un viaggio richiederà un approccio più flessibile. La situazione sanitaria spesso peggiora e nuovi limiti vengono imposti. Nessuno, però, può dire con certezza che non possa accadere anche l’esatto contrario. 

Soprattutto in questo periodo, in cui si sta verificando l’effettiva efficacia dei vaccini, non è da escludere un drastico calo dei contagi e il conseguente allentamento di molte restrizioni. Tra queste, anche quelle che regolano l’ingresso nei vari Paesi e di conseguenza la possibilità di spostarsi. 

Vari dibattiti sono tuttora in corso su questioni strettamente correlate al viaggiare, in particolar modo per quanto riguarda l’introduzione del cosiddetto “passaporto vaccinale”. Alcune nazioni hanno già anticipato che, nei primi mesi, l’ingresso senza restrizioni verrà concesso solo agli immunizzati. 

Inoltre, resta da valutare anche il ruolo degli operatori del settore turistico, soprattutto le compagnie aeree. Si assisterà a un drastico calo dei prezzi per stimolare le prenotazioni o, diversamente, proveranno a fare leva sul desiderio di tornare a viaggiare per aumentarli? 

In una situazione di tale incertezza, la chiave consisterà nel farsi trovare preparati, nel saper cogliere al volo eventuali occasioni. Meglio individuare due o tre destinazioni preferite, monitorare i prezzi, mantenersi flessibili e aperti a varie opzioni.

Un ulteriore supporto è fornito da alcuni portali di prenotazioni on-line. Questi hanno messo a punto delle pagine con mappe interattive di facile consultazione e un aggiornamento costante sulle restrizioni Paese per Paese. Esistono, inoltre, alcuni siti che forniscono statistiche relative al numero dei contagi e allo stato delle campagne vaccinali. Sarà opportuno consultarli prima di scegliere una destinazione. A scanso di equivoci, le fonti più attendibili rimangono sempre il sito della Farnesina e quelli delle singole ambasciate.

Parola d’ordine: responsabilità

Al di là dell’evoluzione del quadro pandemico, viaggiare non sarà più come prima. Nuove norme e nuove pratiche dovranno essere inglobate. Un’inversione di marcia non semplice ma inevitabile. Vent’anni fa appariva inconsueto non portare con sé in aereo dei liquidi o degli oggetti contundenti, oppure passare attraverso uno scan. Oggi raramente qualcuno si presenta al check-in con una bottiglietta d’acqua o un coltellino multiuso. Sono prassi oramai pienamente acquisite, che non colgono impreparati. 

Per qualche anno sarà necessario continuare a rispettare alcune semplici norme, anche quando le possibilità di contagio saranno quasi nulle. Prime tra tutte quelle che abbiamo imparato negli ultimi mesi: distanziamento sociale, uso della mascherina e sanificazione frequente delle mani. In particolar modo quando ci ritroveremo in luoghi affollati come aeroporti, stazioni e mercati. Altre, invece, saranno dettate dal buon senso dei singoli. Quel buon senso che, a prescindere dalle norme vigenti, viene adottato in maniera spontanea e volontaria. 

Ad esempio, laddove possibile, sarà preferibile evitare gli spostamenti con mezzi pubblici, la scelta di bar e ristoranti troppo popolari, la frequentazione di concerti e fiere. Anche il soggiorno in alberghi e ostelli richiederà nuovi accorgimenti, specialmente nelle aree comuni da condividere con altri viaggiatori. Nessun viaggio sarà rischioso se affrontato con accortezza e responsabilità, sia nel nostro interesse che in quello delle persone che ci circondano. 

Fare scelte accurate e ragionate 

In una prospettiva post-pandemica, la scelta delle destinazioni non potrà non tenere conto di precise peculiarità del covid-19. Non è un segreto che il virus ha trovato terreno fertile nelle grandi città: Milano, Londra, Rio De Janeiro, New York sono solo alcuni degli esempi. Appare opportuno, pertanto, rinunciare ai principali agglomerati urbani a favore delle città meno estese o addirittura dei piccoli borghi o delle isole. Località che, senz’altro, sono meno esposte a intensi flussi di persone e a eventuali assembramenti difficili da controllare.

Una scelta differente ma non meno appagante e interessante. Importante sarà anche la scelta del mezzo di trasporto (per chi preferisce non utilizzare il proprio). Da non scartare nemmeno i viaggi in traghetto. Questi sono meno soggetti a cancellazioni, hanno degli orari ben stabiliti e non subiscono frequenti fluttuazioni del prezzo. Anche chi decide di partire all’ultimo minuto, può recarsi direttamente in biglietteria e avere ben chiaro con largo anticipo il valore dell’esborso. 

Relativamente all’alloggio, a parte van o camper di proprietà, si potrebbe virare verso strutture ricettive più contenute. Un piccolo sostegno alle piccole imprese a conduzione familiare che hanno sofferto di più a causa delle restrizioni. 

Un ultimo fattore da tenere in considerazione è la stagionalità, magari provando a reinterpretarla, così da evitare di ritrovarsi in luoghi troppo frequentati in precisi periodi dell’anno. Godere della montagna in estate o fare una passeggiata in spiaggia in inverno non è necessariamente una soluzione di ripiego.

Alcune destinazioni da considerare 

In quelle poche occasioni in cui si è aperto qualche piccolo spiraglio di libertà, si è assisto a una riscoperta di numerosi luoghi a portata di mano. Piccole località non troppo lontane da casa, spesso sconosciute. Allargando un po’ più i propri orizzonti, le opzioni aumentano sensibilmente. 

In Italia non mancano sicuramente le cosiddette “provinciali”, ovvero cittadine spesso snobbate dal turismo di massa ma comunque ricche di storia, cultura e tradizioni. Vengono in mente alcuni capoluoghi situati nell’entroterra di regioni meridionali come Sicilia, Calabria e Sardegna oppure aree come l’Emilia, la Valle d’Aosta o il Südtirol. 

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Castellammare del Golfo

Rimanendo entro i nostri confini, non si contano nemmeno le riserve naturali e parchi nazionali. Oltre a un costante contatto con la natura e minori occasioni di assembramenti, ci si può appassionare alle lunghe camminate o alle escursioni in bici, a cavallo o in canoa. 

Rimanendo in Europa, fatta eccezione per le piccole isole del Mediterraneo, da non sottovalutare alcuni arcipelaghi del nord come le isole Faroe, le Ebridi, le Svalbard o le Lofoten. Rimanendo a queste latitudini, capitali scandinave quali Helsinki e Oslo o quelle baltiche come Tallin e Riga si prestano ai viaggi brevi senza il rischio di incrociare un elevato numero di visitatori. Per chi desidera spingersi oltre, altri arcipelaghi ben collegati con l’Italia sono Capo Verde, Cipro, le Seychelles, le Azzorre e l’Islanda. 

Andando più lontano, si fa fronte a prezzi di prenotazione più elevati e a eventuali perdite in caso di cancellazioni. Per chi non vuole rinunciare a mete esotiche, buone opzioni potrebbero essere la penisola araba (in particolar modo Oman e Qatar), l’Asia centrale (i cosiddetti Stans), la Siberia o alcuni itinerari alternativi in Paesi dell’Estremo Oriente come Giappone, Taiwan e Corea del Sud (sempre evitando le grandi città).

di Silvano Taormina


Redazione

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