Joe Biden, le prime due settimane da presidente degli Stati Uniti

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A due settimane dalla cerimonia di insediamento, Joe Biden ha già avviato il nuovo corso della politica statunitense dopo Trump.


Sono trascorsi 14 giorni dal giorno in cui Joe Biden ha iniziato il suo mandato presidenziale. Con la cerimonia di insediamento del 20 gennaio, alla quale l’ex presidente Donald Trump non ha partecipato, l’America ha simbolicamente voltato pagina, dal “make America great again” al “build back better”. Il resto del mondo ha assistito allo spettacolo: l’inno nazionale cantato da Lady Gaga, i versi declamati dalla giovane poetessa Amanda Gorman, Bernie Sanders col parka e i guanti che diventa un meme.

E poi? Anzitutto, Joe Biden ha iniziato un processo di smantellamento dell’eredità di Donald Trump a suon di decreti presidenziali. L’elenco è in divenire e per comprendere la portata dell’intervento basti pensare che nessun presidente americano ha mai firmato così tanti decreti in così pochi giorni all’inizio del proprio mandato.

Il contenuto dei decreti presidenziali

Già dai primi decreti, Biden ha fissato le priorità del suo intervento: lotta alla pandemia, crisi climatica, immigrazione e diritti civili. Per quanto riguarda il primo punto, il presidente ha fermato il ritiro degli Stati Uniti dall’Organizzazione Mondiale della Sanità, scegliendo Anthony Fauci come rappresentante della delegazione statunitense. Inoltre, ha introdotto restrizioni per i viaggi da Regno Unito, Irlanda, Sudafrica e dai Paesi dell’area Schengen verso gli Stati Uniti.

Rispetto alla crisi climatica, Biden ha avviato il rientro degli Stati Uniti nel quadro degli accordi sul clima di Parigi, capovolgendo il processo avviato da Donald Trump nel penultimo anno della sua presidenza. Inoltre, il presidente ha bloccato la costruzione dell’oleodotto Keystone XL (un progetto fortemente osteggiato dalle organizzazioni ambientaliste) e ordinato alle agenzie federali il blocco di più di 100 decisioni prese da Trump in materia ambientale.

Su immigrazione e diritti civili, infine, le misure di Biden prevedono il blocco della costruzione del muro tra Stati Uniti e Messico e della separazione delle famiglie migranti al confine, l’annullamento del Muslim Ban (ovvero l’insieme delle restrizioni all’ingresso negli Stati Uniti da parte di individui provenienti da sette Paesi a maggioranza musulmana) e del Transgender Ban, che vietava alle persone transgender di entrare nell’esercito.

Per quanto riguarda la crisi economica, Biden ha posto le basi per un cambio di passo che rafforzi i diritti sindacali e punti a incrementare il salario minimo a livello federale a 15 dollari all’ora. La vera questione sarà l’approvazione del rescue plan, un piano che in base alle promesse in campagna elettorale potrebbe raggiungere la cifra di duemila miliardi di dollari. Sebbene Biden abbia la maggioranza in entrambe le camere, non è ancora detto quale sarà l’esito della dialettica politica tra la sua proposta e quella dei repubblicani.

La crisi del Partito Repubblicano

Che succede nel frattempo nel Grand Old Party? Il Partito Repubblicano sta facendo i conti non solo con la sconfitta di Trump, ma anche e soprattutto con i fatti del 6 gennaio. Le conseguenze dell’assalto al Congresso sono due. Da un lato c’è l’impeachment di Trump: il processo dovrebbe iniziare l’8 febbraio in Senato, dopo l’approvazione da parte della Camera del secondo impeachment negli scorsi giorni. Non si sa ancora chi voterà contro e chi a favore tra i repubblicani, ma di certo il partito si spaccherà.

joe biden

Donald Trump al momento è in difficoltà: bannato dai social, mollato dal suo team di legali e costretto a sostituirlo, abbandonato persino da Jake Angeli (l’ormai celebre “sciamano di QAnon”) e da un pezzo della sua base, ovvero quella più radicale e complottista. A proposito, vale la pena citare una nota di colore: molti adepti di QAnon, la teoria del complotto che ha ispirato molti degli insurrezionalisti del 6 gennaio, hanno lasciato la setta. Tra questi il più celebre è Jitarth Jadeja, che intervistato da Anderson Cooper (CNN) gli ha chiesto pubblicamente scusa per avere creduto che lui (come tanti altri membri dell’establishment) mangiasse i bambini.

L’altra conseguenza dell’assalto a Capitol Hill è il rapporto delle frange più estremiste del partito con le istituzioni. Basti pensare che il leader dei senatori repubblicani Mitch McConnell ha definito le idee di Marjorie Taylor Greene un “cancro” per il partito. Greene è una senatrice seguace della teoria di QAnon che non solo ha più volte espresso idee razziste, islamofobe e antisemite ma ha persino messo like a post sui social network che incitavano all’eliminazione di membri del Partito Democratico. I democratici dal loro canto ne chiedono la rimozione dall’incarico.

Il quadro politico è dunque segnato da una serie di incognite e di tensioni e al momento è impossibile prevederne lo sviluppo. Ad ogni modo, con una pandemia e una crisi economica di una gravità inaudite, l’opinione pubblica americana sembra in gran parte concentrata sulle soluzioni che il nuovo governo dovrà mettere in campo. Tuttavia, il Paese resta polarizzato. Se le fratture interne alla società americana e rispetto alle istituzioni si ridurrano o meno, dipenderà anche e soprattutto dalle capacità di Biden e del suo governo di affrontare la più grave emergenza sanitaria dell’ultimo secolo.


Francesco Puleo

Caporedattore. Mi occupo di esteri su Attualità e di storia e filosofia politica su Orizzonti. Scrivo da sempre, per mettere in ordine le idee e capire da che parte stare stare.

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