La techno sotto accusa: la DJ Sama’ Abdulhadi rilasciata

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In pochi giorni sono state raccolte 100mila firme a sostegno della sua immediata scarcerazione. Accusata di profanare un luogo sacro, la DJ Sama’ Abdulhadi domenica è tornata dalla sua famiglia.


La nota DJ Sama’ Abdulhadi, 29 anni, di origine palestinese, è stata rilasciata domenica dopo una fervente mobilitazione internazionale e il pagamento di una cauzione. L’incubo ha avuto inizio il 27 dicembre 2020: le autorità palestinesi hanno arrestato Sama’ mentre stava pre-registrando un set da trasmettere in streaming come parte della sua serie di performance con Beatport.

Il tutto è avvenuto nella proprietà di Nabi Musa, noto sito religioso e turistico. L’evento era stato autorizzato in forma scritta dal Direttore Generale del Ministero del Turismo e delle Antichità Palestinesi, tuttavia la registrazione è stata interrotta quando, secondo un comunicato stampa di Beatport, «un gruppo ha fatto irruzione (…) affermando che non era giusto che la registrazione si svolgesse in un sito religioso».

Abdulhadi è stata trattenuta, interrogata e poi arrestata. Domenica 4 gennaio è stata rilasciata grazie a un’ordinanza del tribunale dell’Autorità Nazionale Palestinese (Anp), sotto una cauzione in contanti di 500 dinari giordani (circa 570 euro). Un’ulteriore ordinanza ha stabilito che conseguiranno molteplici restrizioni per i viaggi al di fuori della Palestina fino al completamento delle indagini e l’obbligo settimanale di firma alla stazione di polizia.

La giovane non potrà lasciare il Paese neppure per fare rientro a Parigi, dove vive dal 2017. Abdulhadi è attualmente con la sua famiglia nella sua città natale di Ramallah e, dopo aver ringraziato tutto il sostegno ricevuto, è lì che per adesso vuole trascorrere il suo tempo in attesa di un giudizio definitivo che potrebbe costarle due anni di detenzione.

Suo padre, Saad Abdulhadi, ha dichiarato alla CNN che sua figlia è stata ingiustamente presa di mira: «Sembra che l’Autorità Palestinese non sapesse come controllare la rabbia della strada», ha detto, «quindi hanno usato Sama’ come capro espiatorio per qualcosa che la strada vedeva come un errore». Vari leader palestinesi hanno condannato la performance, per primo il vice ministro degli Affari religiosi, Hussam Abu-Alrub, che l’ha definita «inaccettabile e al di fuori di tutti i nostri principi religiosi» durante un’intervista alla NAS, nota radio palestinese.

Il prezzo pagato da Sama’ è di certo molto alto per una situazione che sembrerebbe ridicola, ma che di certo risulta essere molto delicata osservandola in un quadro politico e religioso e contestualizzandola nello stato della Palestina: la performance ha avuto luogo in un sito sacro quale quello dello Nabi Musa, situato fra Gerusalemme e Gerico. 

Secondo la tradizione musulmana il sito custodisce la tomba di Mosè protetta da una moschea. L’Unione Europea, riconoscendo il sito di interesse turistico, ha investito 5 milioni di dollari in un progetto volto ad incrementare il turismo locale: alla luce di ciò, un evento musicale non sembrerebbe essere una minaccia ma, ciò nonostante, Sama’ è stata arrestata. Le ragioni di tale arresto, non sono solo da cercare nei fatti, ma anche nel significato della musica techno in Palestina, su ciò che significa essere una DJ, donna, che suona sulle dune di sabbia che proteggono il profeta e su ciò che rappresenta Sama’ Abdulhadi per i giovani palestinesi.

Per comprendere ciò, è necessario fare un passo indietro sulla vita della celeberrima DJ. Sama’ inizia la sua carriera quando ancora la musica techno non esisteva in Palestina, è la prima DJ che ha portato questo genere a Ramallah. 

Ha iniziato a mixare nel 2006 e a produrre la sua musica quattro anni dopo. La sua è una techno forte, frizzante, pungente e musicale allo stesso tempo, ricca di personalità energica. Sama’ si è esibita in molti Paesi in tutto il mondo, dalla Palestina al Regno Unito, dalla Francia all’Italia, passando dalla Germania e dal Belgio.

Giusto un mese fa, la piattaforma cinematografica di Boiler Room ha lanciato un cortometraggio di Jan Beddegenoodts incentrato sulla DJ dal titolo Sama’ Abdulhadi: The Palestinian Techno Queen Blasting Around the Globe. Il corto non racconta solo la sua storia ma anche la sua inarrestabile determinazione, e di certo regala uno sguardo sul popolo palestinese. Fornisce uno sguardo gioioso sulla vita di un Paese che è quasi esclusivamente raffigurato come devastato dalla guerra

Il messaggio che si vuole lanciare va oltre la musica e la vita di Sama’: certamente vuole offrire una visione più ampia affinché si possa guardare oltre i conflitti e comprendere che in Palestina c’è molto di più.

In una scena, una Abdulhadi esausta afferma: «Cavalcherò l’onda finché una di noi non si schianta. O rompo la techno, o la techno mi spezza». Per Abdulhadi, le feste sono sempre state la sua ragione di vita e il mezzo dove esprimere una forma d’arte ad alto rischio. «In Palestina, ogni secondo che vivi potrebbe essere l’ultimo in cui vivi» dice. «Quindi, quando fai una festa, non smetti di ballare finché non sei costretta a smettere, perché sai bene che potresti non avere un’altra opportunità». 

Nessuna ora di sonno è perduta invano ed è questo che la rende fiera durante la pausa dettata dal Covid; lei si sente felice di aver sfruttato ogni attimo a disposizione così da non avere rimpianti, anche adesso che la sua musica è stata messa dietro le sbarre. La promozione della Palestina attraverso l’espressione musicale è la missione della giovane DJ e non sarà l’arresto a fermare la sua determinazione.

L’evento organizzato da Sama’ e altri artisti era stato voluto da Beatport, nell’ambito di un progetto volto a «richiamare l’attenzione internazionale sull’importanza del patrimonio culturale e della storia della Palestina», come ha affermato la portavoce della celebre piattaforma. Nonostante le prove scritte di un’effettiva autorizzazione da parte del governo, il giudice aveva ritenuto opportuno prolungare l’arresto in quanto la musica techno non è ritenuta un patrimonio culturale palestinese e di conseguenza da condannare. Sama’ pertanto rimane accusata, ancora oggi, di profanazione di un luogo sacro e di simboli religiosi.

Anche il ministero del Turismo ha la sua responsabilità per aver autorizzato un evento non ritenuto opportuno. Il giorno dopo l’arresto, sono stati perpetrati atti di vandalismo e distruzione del sito senza alcun rispetto della recente ristrutturazione effettuata dall’Unione Europea in stretta collaborazione con l’Anp. 

L’obiettivo era quello di rendere questo luogo storico più accessibile al pubblico e trasformarlo in un centro culturale e turistico nel rispetto della sua natura. Per tale motivo l’Ue chiede che vengano tutelati gli investimenti in Palestina, che i danni vengano riparati e individuati i veri responsabili. Il sito si trova nell’Area C della Cisgiordania e i lavori di ristrutturazione sono in linea con il sostegno europeo dato alla presenza palestinese in tale area, minacciata dalla politica israeliana.

Iniziare la propria carriera da DJ in Cisgiordania non è stato facile per Sama’: pioniera di nuove frontiere musicali è stata anche portavoce di una minoranza, quella palestinese, e il suo lavoro è stato soprattutto quello di costruire ponti, unendo le persone attraverso la creazione di un ambiente di scambio e collaborazione artistica in una regione dove le barriere politiche e territoriali sbarrano  l’evoluzione culturale musicale. 

Sama’ collabora con artisti palestinesi nati in Israele, insegna produzione musicale e DJing come mezzi di resistenza, e negli anni ha coltivato e fatto crescere una vera e propria comunità underground di DJ e artisti nella regione. Molti dei collettivi che sono fioriti grazie al suo costante impegno continuano ad organizzare feste che rendono la scena underground di Ramallah tra le più vive e interessanti del mondo arabo. Il suo lavoro di unione ha mostrato i frutti anche negli ultimi giorni del problematico 2020, proprio in occasione della mobilitazione internazionale che ha raccolto subito 100mila firme in suo sostegno e ha mostrato che la forza inarrestabile della sua musica non verrà messa a tacere così facilmente.


Simona Di Gregorio

Grazie allo sport ho scoperto che l’unione fa davvero la forza. Qual è la frase che mi rappresenta? "Insisti, resisti, raggiungi e conquisti" (Trilussa).

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