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Riflessione sul Covid: tra negazionisti e ragionevolezza

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Secondo Galimberti, il negazionismo è frutto dell’angoscia e non della paura. Ma come ci stiamo comportando di fronte al covid?


Le ‘bufale’, le idiozie e lo sciacallaggio vanno combattute con intelligenza e con l’arte del ragionamento, non con l’emotività e con la pancia, come fa il demagogo che lavora sull’emotività più spiccia: l’emotività, le emozioni, i sentimenti andrebbero lasciati all’amore, alle passioni, all’amicizia, alla letteratura, l’arte, la poesia, il cinema, la musica, ecc. In politica le emozioni vanno ponderate e soppesate: il buon politico non lavora e soprattutto non incendia le emozioni. Egli invita piuttosto a ragionare e a un ragionamento pacato, cercando di migliorare la comunità in cui vive, senza seminare odio e rancore o sete di vendetta, soprattutto verso certe categorie di uomini e donne, di diversa etnia e classe sociale. Su base emotiva non si vota politicamente un’idea o una proposta politica, ma il puro convincimento di un leader.

L’intolleranza esce sempre nei momenti di crisi, momenti in cui serve invece ponderatezza e raziocinio, capacità di dialogo e di confronto, senza gettare odio verso qualche etnia o classe sociale. Anche perché tutto ormai è stato detto da medici e scienziati, sia su prodotti cinesi sia su come si trasmette il coronavirus, o ancora sul contagio; anche la politica sta intervenendo e la comunità europea si è mossa con forza su questo fronte. Eppure in rete girano ancora posizioni complottiste, su grandi fratelli che cospirano, sul dominio del mondo alterato dal virus, su economia, flussi migratori, andamento delle borse, vaccini. 

Ci sono stati tanti esempi di complotti molto interessanti in letteratura, sulla fantascienza, sul mondo delle spy stories e della fantapolitica, ma il momento attuale non richiede certo di ragionare su complottismi vari.

La filosofia può tornare utile soprattutto in questo momento, perché a fianco delle scienze e della medicina e dei vari saperi ci vuole la capacità di ragionare e pensare con la propria testa, il ché non significa dover diventare esperti virologi o esperti scienziati o esperti politici, economisti. Ovviamente vanno ascoltati tutti gli interlocutori possibili, che siano medici, virologi, scienziati ecc., ma poi bisogna riflettere anche sulla condizione umana, perché la vicenda attuale ci lascia riflessioni molto importanti, di vario genere.

Come quella sulla propaganda legata al consumismo e alla sua logica, assolutamente dannosa, i cui frutti sono visibili negli episodi di assalto ai supermercati; o sull’allarmismo che permette ai giornali di essere letti e venduti. Lo stesso allarmismo che permette anche a molti siti pericolosi di essere cliccati, lanciando tesi che possono diventare vergognose proposte politiche o socio-culturali, causando agitazioni collettive.

Diceva Pascal che l’uomo è infinitamente grande rispetto a una pulce, sia per dimensioni sia per la sua continua ricerca delle cause che muovono la natura e l’universo, con l’evoluzione e il progresso scientifico inevitabile; ma in realtà siamo in una linea mediana, tra l’essere giganti da poter calpestare un insetto ma infinitamente piccoli rispetto al tutto: il senso dell’universo e il sistema solare, rispetto alla nascita, al divenire, la ricerca dell’essere. L’infinitamente grandi rimanda a questa infinita fragilità, umana, tanto da essere «carne al vento» come direbbe Pascal.

Siamo grandi, siamo titani, siamo dei Prometeo che hanno rubato il fuoco, ma poi siamo infinitamente piccoli, perchè quell’acaro che noi pensiamo di dominare diventa un batterio e un virus che può ucciderci. Ci annienta una bronchite, una polmonite, una distrazione in strada. Siamo forti perché riusciamo a organizzare il mondo matematicamente e scientificamente, ma poi siamo infinitamente fragili e moriamo per un batterio.

Il problema però è che l’(in)utilità della filosofia ancora non viene percepita dalle persone, non educata al ragionamento filosofico e che diventa succube di superstizioni e complotti. L’ignoranza si lascia ingannare dagli slogan. Perché in fondo cosa è la vera ignoranza? Non sapere? Assolutamente no, ma è non essere in grado di saper pensare con la propria testa.  Secondo Umberto Galimberti, ospitato dalla trasmissione “Atlantide” su La7, i negazionisti potrebbero avere paura della paura, dato che il Covid metta angoscia.

«La paura è un ottimo sistema di difesa, razionalissimo, che ci consente di evitare pericoli. Di fronte un incendio, nel momento in cui lo vedo, scappo. La paura ha un oggetto sempre determinato, mentre l’angoscia no, deriva dall’ imprevedibile». E prosegue: «La domanda che mette angoscia è “il coronavirus da dove viene?, “come mi devo comportare?” e quando non c’è un oggetto determinato, l’angoscia, i comportamenti diventano irrazionali, perché non c’è una modalità che decide il mio comportamento. Perchè non c’è un oggetto determinato che io temo come pericolo come nel caso della paura e allora bisognerebbe correggere il linguaggio, perché quindi il ‘negazionismo’ è frutto dell’angoscia, non della paura, e che prova a contenere l’angoscia».

In definitiva, la domanda che andrebbe posta dovrebbe essere non “cosa potevo fare per?”, ma “siamo all’altezza di ciò che sta accadendo?”; “come ci stiamo comportando di fronte al virus?”; o ancora “i miei comportamenti sono adeguati agli avvenimenti che stanno accadendo nel mondo?”.

Perché il mondo presenta sempre l’imponderabile e non bisogna mai sfuggire dagli eventi e subire, quanto invece rifletterci sopra per agire con intelligenza e responsabilità. Molti esperti sapevano dieci anni fa della possibilità che accadessero eventi simili a questo che stiamo vivendo, ma non potevano di certo prevedere una pandemia di tale portata che ha piegato il mondo.

Come spiegato bene da Riccardo Dal Ferro, in arte Rick Dufer, in un suo bel ragionamento  sul suo podcast, citando Epitteto, ragionevole è prima di tutto chi sa discernere tra fatti e opinioni: il vaccino non è l’idea che noi ci facciamo a riguardo, ma è un fatto del mondo, avvenimento, di per sè privo di significato e a cui siamo noi, con le nostre opinioni ed interpretazioni, ad attribuirgliene qualcuno. Ma se confondi le due cose cadi nella superstizione.

Spinoza, nella prima pagina del Trattato teologico politico, scrive che il mondo e la vita sono un saliscendi di felicità e infelicità e l’unica cosa che possiamo fare è comprendere che il mondo cambia, non che tutto rimanga miserabile o bellissimo; si tratta di trovare la giusta e ragionevole via di mezzo. Saggio non è chi sa tutto, ma chi agisce bene in base a quel poco che sa, diceva invece Epitteto nel suo manuale

Viviamo però in un mondo in cui anche gli esperti, tra virologi, scienziati, medici, filosofi, politici, economisti, ecc., ognuno dice la sua senza rinunciare al proprio punto di vista, chiudendosi ed elevando il proprio status. Tempi complessi come questi invece richiedono un dialogo profondo, in cui tutti siamo disposti, come prevede il buon uso della ragione, a dare a tutti – almeno in minima parte – del vero alle ragioni del proprio interlocutore. E questo non significa sminuire il campo di studi o professionale di ciascuna persona, ma esercitare la ragione al meglio, per il bene della comunità. Tutti siamo limitati e il dialogo è fondamentale per cooperare, che è la cosa più giusta da fare per mantenere la salute della propria comunità. Per farlo ci vuole prima di tutto educazione al dialogo e  al confronto, educazione al ragionamento e buon senso. Questa può essere la vera strada da percorrere per riprenderci dal dramma del Covid.


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Antonio Di Dio

Laureato in Studi Filosofici e Storici, scrivo di cultura, politica e geopolitica. Amo l’arte, la poesia, la musica e il cinema. Vedo il giornalismo come una forma di attivismo, un servizio per la comunità.

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