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I popoli indigeni rischiano di essere decimati dal coronavirus

 
 

Mentre l’Europa inizia a liberarsi dal coronavirus, nel continente sudamericano intere comunità indigene rischiano di essere cancellate dalla pandemia.


La pandemia da Coronavirus ha ormai da qualche mese sconvolto il mondo intero; nessun continente è stato infatti risparmiato dall’avanzare inesorabile della piaga Covid-19. Nelle ultime settimane, nel nostro continente abbiamo assistito ad un deciso miglioramento della situazione, specialmente in quei Paesi – Italia e Spagna su tutti – nei quali è stato deciso di affrontare l’emergenza con misure tanto drastiche quanto necessarie a stoppare una curva di contagi e decessi che sembrava destinata a non scendere. 

L’Unione Europea è prossima alla riapertura delle frontiere, del turismo e a un progressivo ritorno ad una “semi-normalità” che fino a un paio di mesi fa sembrava lontanissima. C’è però, dall’altra parte dell’Atlantico, un continente che sta velocemente diventando il nuovo epicentro mondiale dell’epidemia di coronavirus.

L’America del Sud è ormai la parte di mondo più colpita dal virus, dove ogni giorno vengono conteggiati migliaia di nuovi infetti e decessi. In particolare il Brasile è il paese che ne sta uscendo peggio, sia a livello sociale che economico. Il gigante latinoamericano è ormai il secondo stato al mondo per numero di morti da Covid-19, con oltre 40 mila decessi confermati dalle autorità sanitarie. I contagi sono in tutto circa 829 mila. Come se non bastasse, in Sud America stiamo assistendo ad una tragedia nella tragedia.

Migliaia di popolazioni indigene stanno combattendo una battaglia impari, senza i mezzi necessari per fronteggiare l’epidemia e, nella maggior parte dei casi, caratterizzata da un preoccupante abbandono e menefreghismo da parte dei Governi centrali nei confronti delle proprie minoranze etniche. I gruppi più colpiti dalla crisi sanitaria si trovano principalmente tra Ecuador, Perù e Brasile; in particolare nelle aree della foresta pluviale dove si stanno rifugiando per sfuggire all’epidemia. 

Le comunità indigene non hanno a disposizione medici, cibo, medicinali, ospedali attrezzati né le difese immunitarie adatte a fronteggiare il virus. I capi indigeni e le organizzazioni non governative che si occupano del mantenimento e della salvaguardia di questi gruppi minoritari stanno denunciando l’elevato rischio di un genocidio

I Siekopai, che vivono tra Ecuador e Perù, pochi giorni fa denunciavano 15 casi di contagio su una popolazione totale di 744 persone. Numeri che in proporzione fanno davvero paura. I leader della tribù si sono scagliati duramente contro il governo di Quito, colpevole a loro avviso di averli inesorabilmente abbandonati alla decimazione. Molte organizzazioni per i diritti umani che operano in Ecuador affermano come il Ministero della Salute stia trascurando e sottovalutando la situazione dei Siekopai, ai quali mancano ancora test e forniture mediche necessarie per affrontare l’emergenza. Secondo l’attivista per i diritti umani di Amazon Frontlines, Maria Espinosa, i Siekopai «rischiano seriamente di essere spazzati via fisicamente e culturalmente dalla diffusione di Covid-19 nel loro territorio». 

“Stiamo morendo da soli” è il grido disperato che i Kokama, un gruppo indigeno che vive tra Perù e Brasile, che ha superato i dieci decessi nelle ultime settimane, hanno lanciato alla comunità internazionale. I numeri anche in questo caso non devono trarre in inganno; parliamo di popolazioni che contano poche centinaia di individui, ed anche qualche decina di decessi rischia di cancellare dalla faccia della terra intere tribù. Il Governo federale brasiliano è accusato dai Kokama di negligenza e abbandono, di fronte ad una situazione di emergenza senza precedenti.

In Perù, alla fine di aprile, alcune popolazioni indigene avevano presentato una denuncia formale alle Nazioni Unite di fronte all’assenza del governo di Lima nella lotta contro l’estendersi dell’epidemia tra le comunità indios. Queste popolazioni corrono il terribile rischio di un etnocidio.

Il Dipartimento degli Affari Economici e Sociali dell’ONU (UNDESA), ha rilasciato un report nel quale presenta delle linee guida fondamentali che i governi e gli stati devono seguire per salvaguardare i diritti delle popolazioni indigene durante l’emergenza da Covid-19. All’interno del report le Nazioni Unite chiedono ai governi e agli stati di includere i bisogni specifici necessari ad arginare l’epidemia tra le popolazioni indigene, considerate tra i gruppi più vulnerabili di fronte all’emergenza sanitaria.

Il Sud America dunque si trova a fronteggiare una crisi socio-sanitaria quasi senza precedenti. Gli indigeni sono tra i veri dimenticati di questa pandemia che ha sconvolto il mondo intero. Le popolazioni indigene da sole difficilmente riusciranno a vincere questa difficilissima battaglia; senza l’aiuto e la collaborazione da parte dei governi e della comunità internazionale, interi gruppi rischiano di essere cancellati dalla faccia della terra. 

Il problema potrebbe non riguardare solo il continente sudamericano. Al mondo i popoli indigeni raccolgono circa 476 milioni di individui, dall’Artico fino alle foreste tropicali, e rappresentano il 6% della popolazione mondiale

Secondo le stime delle Nazioni Unite, i popoli indigeni corrono un rischio tre volte maggiore di qualsiasi altro gruppo di vivere in situazioni di povertà estrema, condizione che crea enormi difficoltà per quanto riguarda la possibilità di poter comprare alimenti necessari al sostentamento, così come forniture mediche e medicinali. Inoltre, l’accesso alle strutture sanitarie è estremamente limitato, a causa dell’isolamento non solo sociale ma anche geografico di determinate tribù, comportando di conseguenza un alto tasso di mortalità materna ed infantile. In particolare donne e bambine risultano essere la parte di popolazione più colpita tra gli indios nelle situazioni di emergenza dovute a epidemie o altre crisi.

L’ONU considera i popoli indigeni come individui indispensabili nella lotta contro la pandemia. Le Nazioni Unite si impegnano infatti a garantire e promuovere la partecipazione attiva delle comunità indigene, assicurandone allo stesso tempo i diritti fondamentali.

Ora la palla passa agli stati ed ai governi, i quali, con l’aiuto delle organizzazioni non governative, internazionali e regionali, dovranno cercare di salvaguardare questi popoli dal rischio di scomparire (letteralmente) dal pianeta, o di essere pericolosamente decimati. I popoli indigeni rappresentano un patrimonio culturale inestimabile, protettori di lingue e tradizioni ancestrali. Proteggere le comunità indigene è un dovere fondamentale di tutti, specialmente nel vivo di una pandemia che rischia seriamente di sconvolgere l’esistenza di queste persone troppo spesso dimenticate e lasciate ai margini della società.


 
Mattia Marino

Mattia Marino

Da sempre dalla parte dei più deboli, in difesa dei diritti umani, parte fondamentale ed integrante dei miei studi. Amo lo sport, il cinema indipendente e la musica.

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