Il popolo pashtun e il “codice della vita”

Di Marco Tronci – Il Pashtunwali è un codice preislamico, etico e consuetudinario seguito dal popolo pashtunSi tratta di un sistema di leggi nato in tempi preistorici e osservato principalmente dalle tribù rurali interne dell’Afghanistan e del Pakistan occidentale, nella regione del Pashtunistan.

La popolazione pashtun è nota per le prodezze militari, per l’ospitalità e per il senso della vita. Riuscirono a contrastare l’impero britannico durante la sua espansione coloniale sotto la guida di Fu Abdul Ghaffar Kha, leader del primo esercito non violento Khudai Khidmatgar (servi di Dio).

Quando negli anni ’70 l’Unione Sovietica intervenne in difesa della fazione del PDPA (Partito Democratico Popolare dell’Afghanistan) invadendo il territorio, molti pashtun entrarono a far parte dei mujaheddin. Questi combattenti furono armati, finanziati e addestrati principalmente dagli Stati Uniti sotto le presidenza di Carter e Regan con l’intento di contrastare l’occupazione sovietica.

Dopo gli accordi di Ginevra del 1988 e il ritiro delle truppe sovietiche nel 1989 che posero fine alla guerra in Afghanistan, il paese fu nuovamente diviso da una guerra civile (1992-1996). Da un lato l’Alleanza del Nord, dall’altro i Talebani. La guerra terminò con la vittoria di questi ultimi che imposero alla popolazione una rigidissima interpretazione della legge islamica sopprimendo qualsiasi forma di libertà. Una volta resi conto della loro brutalità, i pashtun ne presero le distanze ma non riuscirono a rovesciare il loro regime fino all’intervento degli Stati Uniti in Afghanistan (2001).

Il codice prima citato rappresenta per questa popolazione un vero e proprio “codice della vita”. I suoi punti fondamentali sono:

  1. Melmastia (ospitalità): mostrare ospitalità e profondo rispetto a tutti i visitatori, senza distinzione di razza, religione, nazionalità o condizione economica e di farlo senza alcuna speranza di retribuzione o di favore. Il pashtun farà di tutto per dimostrare la sua ospitalità.
  1. Nanawatai (asilo): si riferisce alla protezione di una persona contro i suoi nemici.
    Le persone sono protette a tutti i costi o finché non venga chiarita la situazione.
  1. Nyaw aw Badal (giustizia e la vendetta): chiedere giustizia o vendetta contro il malfattore. Non vi è nessun limite di tempo nel periodo in cui può essere rivendicato tale diritto. Anche una semplice provocazione conta come un insulto.
  1. Turah (coraggio): difendere la propria terra, la proprietà, e la famiglia dalle incursioni. Deve sempre contrastare la tirannia ed essere in grado di difendere l’onore del suo nome.
  1. Sabat (fedeltà): fedeltà ai loro familiari, amici e membri della tribù. Il pashtun non potrà mai diventare sleale. Ciò porterebbe vergogna per le loro famiglie e loro stessi.
  1. Khegaṛa/Shegara (giustizia): un pashtun deve sempre lottare per il bene nel pensiero, parola e azione. Devono comportarsi rispettosamente verso le persone, verso gli animali e per l’ambiente che li circonda. L’inquinamento dell’ambiente o la sua distruzione va contro il codice.
  1. Groh (fede): l’islamica idea di credere in un solo Dio.
  1. Pat, Wyaaṛ aw Meṛaana (rispetto, l’orgoglio e il coraggio): bisogna dimostrare coraggio. L’orgoglio per un pashtun ha una grande importanza nella società e deve essere preservato. Il rispetto comincia a casa, tra familiari e parenti. Se vengono meno queste qualità, non sono considerati degni di essere pashtun.
  1. Naamus (protezione delle donne): un pashtun deve difendere l’onore delle donne a tutti i costi e le deve proteggere da offese orali e fisiche.
  1. Nang (onore): difesa dei deboli intorno a lui.
  1. Hewaad (paese): un pashtun è obbligato a proteggere la sua terra. La difesa della nazione significa difendere la cultura del suo popolo.

Un esempio notevole dell’applicazione di questo codice è quello del Navy Petty Officer First Class Marcus Luttrell, unico superstite della squadra Navy Seals impegnata nell’operazione Red Wings (2005) e caduta in un’imboscata talebana. Ferito gravemente, fu accolto, curato e difeso da membri della tribù Sabray che lo portarono nel loro villaggio. Il capo tribù lo difese dai talebani fino all’arrivo dei rinforzi statunitensi. Lo stesso operatore Seal raccontò la storia nel suo libro “Lone Survivor: The Eyewitness Account of Operation Redwing and the Lost Heroes of Seal Team 10”.


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