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Vettel-Ferrari è addio: ascesa e declino del 4 volte Campione del Mondo

 

La Scuderia Ferrari Mission Winnow e Sebastian Vettel comunicano la decisione di non prolungare il rapporto di collaborazione tecnico-sportiva oltre la sua naturale scadenza, prevista al termine della stagione sportiva 2020. Questo lo scarno comunicato, seguito dai reciproci ringraziamenti di rito tra il Team Principal Mattia Binotto e lo stesso Vettel, che sancisce la fine del rapporto tra il tedesco e la Rossa. Arrivato alla Ferrari con l’etichetta del vincente, con l’ambizione di replicare l’epopea del suo idolo e connazionale Michael Schumacher, dopo 5 anni Vettel è invece riuscito ad eguagliare Alboreto, Mansell, Prost e Alonso, campioni del passato che a Maranello non hanno centrato l’impresa iridata. In teoria al tedesco resta la speranza di potere coronare questo sogno nel corso di questo atipico 2020, ma le incertezze a causa della pandemia COVID-19 al momento rendono molto complicata qualsiasi ipotesi su una possibile partenza del Mondiale di Formula Uno.

La notizia di questo divorzio, per chi segue le vicende del Circus della F1, non è certo un fulmine a ciel sereno. Da mesi era noto come fossero in corso le contrattazioni tra il tedesco e la Ferrari per il rinnovo del contratto in scadenza nel 2020. Il rinvio dell’inizio del Mondiale ha complicato una situazione già di per sé compromessa. Non è un mistero infatti che in Ferrari, da almeno un anno e mezzo, la fiducia nei confronti di Vettel stesse inesorabilmente iniziando a scemare. Le continue batoste ricevute in gara nel confronto con Lewis Hamilton, che ha distrutto il tedesco sia nella sfida diretta in pista sia a livello psicologico, oltre che l’exploit di Charles Leclerc, che gode di sempre maggiore stima e considerazione a Maranello, sono i motivi che hanno indotto i vertici della Rossa a prendere questa decisione.

Sembra tuttavia che la Ferrari avesse comunque proposto a Vettel di posticipare la scadenza del contratto al 2021, ma che il tedesco abbia rifiutato. Ingaggio ridotto di un quarto (dai 36 mln di euro attuali a 9 mln come Leclerc) erano le condizioni economiche, che evidentemente non hanno convinto il quattro volte Campione del Mondo. Ad attenderlo ci sarebbe un sedile in Renault o addirittura uno in Aston Martin (scuderia che sostituirà la Racing Point), motorizzata Mercedes. O anche il ritiro, cosa che lo stesso Vettel sembra non escludere: «Mi prenderò il tempo necessario per riflettere su cosa sia realmente essenziale per il mio futuro». Potrebbe pertanto addirittura eclissarsi la carriera di quello che, sin da quando ha mosso i primi passi nel mondo delle corse, ha dato l’impressione di essere un predestinato.

Nel 2007 l’esordio in F1 al GP degli USA a Indianapolis con la BMW, in sostituzione dell’infortunato Robert Kubica: al traguardo giunge ottavo, conquista il suo primo punto in carriera e diventa il pilota più giovane a compiere questa impresa. L’anno successivo approda alla Toro Rosso, con cui vince il suo primo Gran Premio a Monza nel 2008, dove conquista la pole e domina la gara dall’inizio alla fine, diventando, a 21 anni e 73 giorni, il più giovane vincitore nella storia della Formula Uno. Nel 2009 approda in Red Bull e il binomio si dimostra subito vincente. In Cina arriva la prima pole nella storia della Red Bull e la prima vittoria. Chiuderà la stagione da vice-campione con 84 punti. Il 2010 è l’anno del primo trionfo. Alonso con la Ferrari sembra essere involato verso il titolo ma, nelle ultime due gare, Vettel opera la rimonta: in Brasile, ottiene pole e vittoria e ad Abu Dhabi, vince e diventa, a soli 23 anni e 134 giorni, il più giovane pilota ad aver vinto il Mondiale, scavalcando Alonso, soltanto 7° in pista, di appena 4 punti.

Nel 2011 arriva il bis iridato, frutto di un dominio assoluto condito da 11 vittorie, 15 pole position e 17 podi. Nel 2012 va in scena il secondo atto della sfida con Fernando Alonso, battuto all’ultimo respiro e per soli 3 punti. Nel 2013, nonostante una partenza in chiaroscuro, Vettel vince nettamente il suo quarto titolo, con tre gare di anticipo rispetto alla fine del Mondiale. Il 2014 non regalerà nemmeno un successo a Sebastian Vettel, per via di una Red Bull non più competitiva come in passato, principalmente a causa del nuovo regolamento tecnico volto a favorire i motoristi.

Il tedesco, nella sua esperienza in Red Bull, ha messo a segno una serie di altri record: è il pilota con il maggior vantaggio sul secondo classificato nel Mondiale con 155 lunghezze di distacco (2013); quello con il maggior numero di vittorie consecutive (9, Belgio 2013-Brasile 2013); a pari merito con Hamilton e Michael Schumacher ha conquistato anche il maggior numero di podi in una stagione (17 nel 2011); nel 2013 ha eguagliato ancora Schumacher come pilota con il maggior numero di vittorie in una stagione (13); infine è anche il pilota con il maggior numero di pole position in una stagione (15 nel 2011).

Nel 2015 arriva la chiamata della Ferrari, quella che sembra possa fargli realizzare il sogno che aveva da bambino: vincere dove Schumacher è diventato il più grande di tutti. La monoposto non è competitiva per il titolo ma Vettel disputa comunque una buona stagione, chiudendo terzo e conquistando tre vittorie. Il 2016 è l’anno che segna la battuta d’arresto di Hamilton nei confronti di Rosberg ma la Ferrari non riesce a farsi trovare pronta e Vettel chiude quarto, non riuscendo a centrare nessun successo. Vice-campione del mondo nel 2017 e nel 2018, i suoi anni migliori con la Rossa, in cui totalizza cinque vittorie in entrambe le stagioni. Ma l’impresa, in realtà fuori portata perché il competitor è la Mercedes guidata dal cannibale Lewis Hamilton, viene soltanto sfiorata. Le vicende del 2019 sono storia recente. Lo scorso settembre, a Singapore, centra la sua 14a e ad oggi ultima vittoria con la Ferrari, unico acuto di un campionato segnato da troppi alti e bassi ma anche dalla contemporanea ascesa di Leclerc, che di fatto sancisce il canto del cigno del quattro volte iridato. Di poche settimane fa l’intervista in cui il tedesco ribadiva la sua voglia di restare alla Ferrari, volontà che tuttavia sembra non abbia influito sulla decisione dei vertici di Maranello di puntare tutto su Leclerc.

Nonostante tutto, sono più che legittime le perplessità sulla tempistica dell’annuncio. Infatti, se dovesse avere il via il Mondiale di Formula Uno, la gestione di un pilota con la data di scadenza scritta in faccia potrebbe non essere delle più facili. Da un lato Vettel, delegittimato e ferito nell’orgoglio, vorrebbe sfruttare quella che probabilmente sarà la sua ultima occasione di dimostrare di essere un campione in grado di battere Hamilton. Di contro Leclerc, al credito guadagnato in pista lo scorso anno sommerebbe il vantaggio di avere un compagno di squadra separato in casa. Al primo ordine di scuderia in favore del monegasco, perché Vettel dovrebbe obbedire? Il rischio di acuire ulteriormente la rivalità interna è pertanto elevatissimo.

Intanto a Maranello, giocando d’anticipo rispetto al solito (classicamente in casa Ferrari è settembre il mese degli annunci dei piloti della stagione successiva), hanno già ufficializzato il nome del successore di Vettel: si tratta di Carlos Sainz. Il 25enne spagnolo, per caratteristiche, sembra proprio il partner ideale di Leclerc: giovane ma già con esperienza (da 5 anni in F1 con 102 GP disputati), ambizioso ma non a tal punto da poter mettere in discussione il ruolo di prima guida del monegasco. Ma, a prescindere dalle gerarchie interne, la domanda che i tifosi si pongono, ormai da 13 anni, è sempre la stessa: riusciranno Charles e Carlos a riportare il titolo iridato a Maranello?

Di Nunzio Cancilla


 

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